Dal momento in cui ho iniziato credo di essere cresciuto tanto, tuttavia ritengo di dover aver ancora tanto da imparare. Questi sei anni sono stati un’esperienza indescrivibile: per questo non finirò mai ringraziare i dirigenti della Virtus che mi hanno dato quest’opportunità credendo in me quando ancora mi mancava l’esperienza. Ringrazio ovviamente tutti i miei ragazzi che, in più di una circostanza, mi hanno definito un allenatore “martellante”: onore a loro che, nonostante ciò, mi hanno sopportato, ma allo stesso tempo anche supportato.
Tre fotografie di questi anni con la Virtus che le sono rimaste nel cuore.
Sono davvero tante. Sul podio, però, troverebbe spazio la partita nel campionato di terza categoria con il Gergei che, avanti in classifica di due punti, venne a Villamar forse troppo convinta di fare risultato. Facemmo una grande partita e vincemmo per 6 a 2. Dopo quel successo (era la terzultima giornata del torneo ndr) la strada fu in discesa e cogliemmo meritatamente la promozione. Un’altra fotografia che mi porterò dentro è rappresentata dal giorno della vittoria matematica nel campionato di seconda categoria: partimmo per salvarci in quanto squadra neopromossa e ci ritrovammo alla fine del torneo al secondo posto e quindi promossi alla categoria superiore. Quella squadra, se la riguardo oggi, penso che avesse una grande forza mentale. La terza fotografia è un momento particolare, quello in cui mancavano pochi minuti dall’inizio del nostro esordio in prima categoria, palcoscenico dal quale mancavamo all’appello da parecchio tempo: io e il gruppo storico di giocatori, in quella circostanza, ci guardammo in faccia dicendoci: finalmente, ce l’abbiamo fatta. Avevamo un sogno all’inizio della rifondazione che era quello di riportare la nostra squadra in prima categoria: è stato proprio in quel momento che tutti quanti avevamo preso consapevolezza di averlo convertito in realtà.
La sua è soltanto una pausa o, data la sua giovane età e il suo curriculum, è un atto dovuto per sedersi su una panchina, con tutto rispetto per la Virtus, più prestigiosa?
La mia è una pausa dalla Virtus, una società che porterò sempre nel mio cuore. Detto ciò, sarei un ipocrita se dicessi che non mi interessa allenare in categorie più prestigiose. Sono realista: qualche timido contatto l’ho avuto, ma di questi tempi parlare di “progetti seri” è obiettivamente difficile: sono davvero poche le società di larghe vedute in grado di offrirti scelte attraenti. Il calcio, devo essere sincero, ha preso una direzione che non mi piace: tanti tecnici, anche ai nostri livelli, allenano perché si portano dietro uno sponsor. Io, sarò pure anacronistico, ma sono per il calcio di un tempo: se dovessi ricevere una buona offerta, non tanto “economica” quanto di “scelta condivisa” fra me e un’ipotetica società che me lo chiedesse, accetterei al volo; di certo non chiamerò nessuno per offrirmi come allenatore. Confido nella meritocrazia, se però questa chiamata non dovesse arrivare ho già messo in conto di fermarmi per un po’.
Simone Muscas
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