Brebei niedda de Arbus cun pibadra e guereu aresti
Arbus, noto per la “pecora nera”, è un seducente paese con poco più di seimila abitanti, dedito all'agricoltura, alla pastorizia e all’artigianato
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Arbus, noto per la “pecora nera”, è un seducente paese con poco più di seimila abitanti, dedito all'agricoltura, alla pastorizia e all’artigianato
Leggi di più“Sono andato dal primo cittadino Marco Pala a chiedergli come abbiano fatto a scalzare dal potere i vincitori di sempre”
L’avevo promesso a Santa Maria che se ci avesse dato una mano a vincere il “referendum giustizia” (che ci volesse un miracolo ero convinto da sempre, e mi confortavo sentendo Ornella Vanoni cantare: “Proviamo anche con Dio, non si sa mai”) sarei tornato a Guspini per la sua festa: “sa festa manna” del mio paese. Lei è sempre quella, addormentata sotto la teca di cristallo, cullata com’è dal borbottio dei fedeli: “Santa Maria mamma de Deus prega pro nosattros peccadores”. I fedeli, invece no, sono invecchiati con me, settant’anni fa eravamo che ragazzini cenciosi, “scruzzus” (piedi che mai avevano conosciuto scarpa di sorta), i calzoncini corti rattoppati con arte, solo la fantascienza più sfrenata avrebbe potuto inventarsi che i jeans strappati alle ginocchia e stinti con la varechina avrebbero fatto moda. I carri tirati da buoi con le corna ornate dai fiori di campo, i cavalli scalpitanti che giocavano a sbalzare di sella i giovani in costume, che facevano sentire loro le briglie. E, solo chi poteva permetterselo, una carapigna di limone annegato nella neve dei monti di Jerzu: la mia proustiana madeleine che funge da chiave per aprire la porta dei ricordi di una vita.Una torma di ragazzini, che allora il problema demografico era rubricato al contrario e figli venivano “su al mondo come conigli e partivano al mondo come soldati (il mio babbo, che era il maggiore di sette) come nella celeberrima “Generale” di De Gregori. Anche Guspini non è più quello di allora, pensate che gli epigoni di quello che fu il partito comunista guspinese, i suoi dirigenti sarebbero stati i Velio Spano e i Licio Atzeni, veri calibro da novanta anche a livello nazionale, avevano perso le ultime elezioni comunali. Interrompendo una tradizione che aveva scavalcato un paio di secoli, da che la miniera di Montevecchio era assorta a università popolare per laurearsi, e con lode, in lotta di classe. Sempre “la sinistra” avrebbe vinto qui, nel dopoguerra con proporzioni bulgare, in voti e in partecipanti, anche quando le vecchie bandiere rosse del partito di Gramsci e Togliatti si erano alquanto stinte nel nuovo partito democratico, che sarebbe nato inglobando anche gli eterni rivali democratici-cristiani. Sempre le “segreterie” avrebbero imposto in modo matematico il candidato scelto da loro, manco fosse stato il cavallo di Caligola, eletto senatore, o una delle fidanzate (numerose) del già cavalier Berlusca che, mal che andasse, un seggio in Regione Lombardia, lo rimediavano sempre, vedi Nicol Minetti, la sua indimenticabile “igienista dentale”. Per la tenzone ha avuto il coraggio di presentarsi una lista “nata dal basso”, che si è autodefinita “a sinistra del PD”, e ha fatto bingo!E allora vado da Marco Pala, sindaco in Comune, a chiedergli come abbiano fatto a compiere l’impresa, lui e i suoi cavalieri (l’omonimo film di Pupi Avati è del 2001) a scalzare dal potere i vincitori di sempre. Per intanto, mi dice, ...
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In Sardegna si trova un’oasi di pace, un luogo incantevole, un angolo splendido, un paese dove gli abitanti difendono con passione le tradizioni storiche del passato.Lodè, un piacevole paesino sdraiato ai piedi di un arroccamento montuoso che supera i mille metri d’altezza, che sembra proteggere il centro abitato e si affaccia con una ampia veduta sul lago Maccheronis, non lontano dal mare, del quale si godono gli influssi benefici.Lodè è un tipico borgo montano medievale di circa 1800 abitanti in provincia di Nuoro, un luogo ritenuto fatato, perché la durata della vita è superiore alla media e, la gente tramanda le sue storie da generazioni.L’apparente isolamento presidiato dalle montagne circostanti racconta di una collettività legata saldamente ai valori schietti e sinceri di un tempo e la bellezza del paesaggio rende ancora più piacevole la vita e l’attaccamento a questo luogo.Documentazioni e ritrovamenti antichi certificano l’importanza di questo territorio, il borgo che pur essendo un lembo dell’alta Baronia, palesa le caratteristiche singolari delle realtà barbaricine, infatti Lodè è collocato al confine della Baronia e la Barbagia nuorese, rilevanti territori autonomi della Sardegna.Gli abitanti di Lodè, chiamati lodeini, sono caparbiamente attaccati alle consuetudini e tradizioni, ne sono tipiche testimonianze le melodie vocali, mutetos, trallaleras, trallallerus, improvvisazioni poetiche caratteristiche dell’Isola, in lingua sarda, con l’immancabile cornice del ballo sardo su ballu tundu, il ballo tondo, conosciuto anche come duru-duru. Questo tradizionale ballo viene accompagnato con, is launeddas, strumento musicale a fiato di canne dalle origini antichissime, appartenente alla famiglia degli aerofoni policalami ad ancia semplice e battente e l’organetto, su sonette, organittu, l’organetto sardo antenato della fisarmonica.In Sardegna assume differenti nomi a seconda del luogo, i più folcloristici sono: su ballu antigu, il ballo antico, su passu dillu, il passo delirio, su ballu e Ulassa, il ballo di Ulassai, su ballu gabillu, il ballo montagnino o montanaro, su ballu ‘e trese passos, il ballo passo a tre passi, su ballu seriu, il ballo serio o posato, su passu appuntau, il passo puntato, su ballu tsoppu, il ballo zoppo, su ballu de sa sposa, il ballo della sposa, su passu torrau, il passo che ritorna con su sonette a bucca, l’armonica a bocca e su sonette o organittu, organetto sardo e tanti altri ancora.Nelle piazzette, nei vicoli, negli ingressi delle caratteristiche casette del borgo, i muri sono abbelliti da colorati murales che ritraggono scene di vita del passato ed attuali ed è facile imbattersi in giovani musicisti che suonano i brani della musica tradizionale sarda con l’organetto, principe propiziatore del, ballu tundu, ballo sardo e dei suoni melodiosi, dolci e soavi, che comunicano le peculiarità dei lodeini.Parecchi scorci del luogo sembrano perdersi nell’infinito, sono rimasti u ...
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