Fomes fomentarius, il fungo dell’esca o dell’acciarino, è famoso perché tiene le braci accese per ore.
Cresce a mensola sui tronchi di latifoglie, da noi soprattutto su pioppo, ed è perenne quindi forma anelli di accrescimento che ne rivelano l’età. Il cappello può arrivare fino a 40 centimetri, è coriaceo, grigio e zonato, mentre, nella parte imeniale ha pori finissimi; la carne è legnosa e fibrosa.
Non è edibile, ma era fondamentale per l’uomo preistorico: ne hanno rinvenuto dei resti nella sacca di Otzi, la mummia naturale del Similanum, risalente a 5.000 anni fa.
I nostri avi ne hanno fatto uso fino al secolo scorso, ecco perché il suo nome volgare: fungo dell’acciarino o dell’esca.
Veniva anche impiegato nella medicina popolare come cauterizzante, purgante e antisudorifero; ancora oggi viene usato per ricavarne delle fibre.
La parte interna, quella spugnosa, detta “Amadou”, una volta essiccata e battuta diventa morbida tipo feltro e si usa per creare tessuti, cappelli e oggetti artigianali.
Curiosità: il nome Amadou ha origini provenzali dal verbo amadour che significa ammorbidire, riferito alla parte spugnosa del fungo usata come esca per accendere il fuoco.
Da questa immagine è nata poi la suggestione poetica del fuoco dell’amore perché, nei trovatori, l’innamorato era paragonato a un’esca pronta a prendere la scintilla della passione. Un micosaluto.
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