L’espansione dell’intelligenza artificiale in Sardegna impone di affrontare scenari complessi e ricchi di opportunità, ma anche di rischi e tensioni sociali. Per questo la Regione e i Comuni dovranno assumere un ruolo centrale nell’accelerare la formazione digitale dei cittadini utenti dei servizi da essi erogati. Allo stesso tempo occorre aggiornare le competenze nei settori maggiormente coinvolti, sostenere la ricerca per le soluzioni tecnologiche nel rispetto delle specificità locali.
Tutti i possessori dello smartphone vivono la violenza esercitata dalle Società della telefonia mobile, che lo fanno squillare a getto continuo, per promuovere la pubblicità degli inserzionisti. Sono sistemi generati dall’intelligenza artificiale, dei quali le autorità pubbliche di vigilanza conoscono anche le truffe che in esso si nascondono, ciononostante non intervengono per rimuoverle. A questo punto ritengo sia necessario monitorare gli effetti sociali delle nuove tecnologie, intervenendo con decisione contro ogni forma di esclusione che il processo digitale determina nelle persone anziane. Per esempio, nel sistema dell’assistenza sanitaria, l’adozione delle nuove tecnologie consentirebbe di eliminare le file d’attesa dal medico di base - che tra l’altro sono pochi - per la ricetta dei farmaci che invece potrebbero essere trasmesse elettronicamente nelle farmacie.
Il cittadino utente, specialmente anziano, va messo nelle condizioni di fruire agevolmente dei sistemi digitalizzati della pubblica amministrazione, altrimenti vive la frustrazione dell’esclusione. In tal senso, i Centri di aggregazione sociale non devono essere solo sedi per attività ludiche, ma luoghi di apprendimento dei sistemi digitalizzati: telefonini, conti bancari, posta elettronica, Spid. Così come la scuola può organizzare l’offerta delle sue competenze sul merito. Risparmiare soldi oggi su questo problema significa spendere molto di più domani per risanare i danni sociali che esso genera. Non si dimentichi ciò che sta determinando l’andamento demografico in atto in tutti i Comuni non costieri della Sardegna: meno nascite e anziani più longevi, quindi comunità più anziane che vogliono vivere dignitosamente da cittadini inclusi.
I Comuni, che governano gli assetti del territorio, dovrebbero promuovere iniziative di alfabetizzazione digitale per cittadine e cittadini, imprese e scuole. Ascoltare le esigenze delle comunità favorendo la partecipazione pubblica e il dialogo tra cittadinanza, esperti e amministrazione. Implementare programmi di inclusione sociale affinché nessuno rimanga indietro: le innovazioni tecnologiche devono essere vissute come opportunità e non come minaccia. Regione e Comuni sono chiamati a essere promotori di innovazione e garanti della coesione sociale, dei valori culturali e della vigilanza necessaria per evitare i pericoli insiti in certi strumenti dell’intelligenza artificiale. Solo un’azione coordinata e consapevole delle istituzioni pubbliche potrà permettere a tutti il diritto di vivere serenamente nella società sempre più digitalizzata e partecipare consapevolmente alle sfide e cogliere le opportunità che le nuove tecnologie offrono.
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