Ogni estate la Sardegna affronta un rischio noto, prevedibile e devastante, gli incendi. Proprio perché il pericolo si ripete, non possiamo limitarci a intervenire quando l’emergenza è già esplosa: servono decisioni immediate, investimenti mirati e una strategia permanente di prevenzione.
Per questo serve un piano regionale stabile, fondato su mappatura aggiornata delle zone a rischio, sorveglianza continua nei mesi più critici, coordinamento tra Comuni, Corpo forestale, Protezione civile, Vigili del Fuoco, Carabinieri e volontariato, e tempi certi per l’attivazione degli interventi. Ma la prevenzione deve essere anche un obbligo preciso: Anas, Enel, Telecom, Provincia, Comuni e privati devono rispettare e far rispettare le regole nelle rispettive aree di pertinenza, curando strade, reti, infrastrutture, siepi di confine e spazi pubblici, perché ogni omissione può trasformarsi in un rischio concreto per il territorio e per le comunità.
È inaccettabile che si continui a destinare la parte più visibile delle risorse pubbliche alla fase dell’emergenza, quando il fuoco è già divampato: voli di Canadair ed elicotteri, squadre mobilitate in urgenza, mezzi antincendio, carburante, logistica e interventi straordinari assorbono cifre ingenti, spesso solo per contenere danni che una programmazione seria avrebbe potuto ridurre. A fronte di questa spesa imponente e ripetuta ogni estate, restano invece fragili e discontinui gli investimenti nella pulizia dei terreni, nella manutenzione delle fasce tagliafuoco, nel controllo delle aree abbandonate, nella formazione delle comunità locali e nell’educazione ambientale nelle scuole. Questo squilibrio è una scelta miope: si paga moltissimo per spegnere incendi già esplosi, ma si investe troppo poco per impedire che divampino.
Chiediamo alle istituzioni regionali e locali di dotare il territorio di strumenti moderni di controllo, a partire dall’impiego sistematico dei droni. Una rete di vigilanza aerea, integrata con presìdi a terra e sale operative, può monitorare le aree più sensibili, individuare tempestivamente situazioni di pericolo, scoraggiare i piromani e attivare subito gli interventi necessari.
Prevenire significa salvare boschi, campagne, abitazioni, attività economiche e vite umane. Significa anche ridurre il ricorso a elicotteri e Canadair, evitando costi enormi per la collettività e destinando le risorse pubbliche a un sistema più efficace, continuo e responsabile. Servono meno annunci dopo gli incendi e più controllo prima che divampino: la Sardegna va protetta tutto l’anno, non solo quando brucia.
Il cambio di passo richiesto è chiaro: passare da una gestione centrata sull’emergenza a una politica stabile di cura del territorio, controllo preventivo e responsabilità condivisa. Solo così la Sardegna potrà ridurre i danni degli incendi estivi e proteggere in modo concreto il proprio patrimonio naturale, economico e sociale.
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