S’anguidda e su mugheddu de santa Maria Stella Maris de Bosa

Una tradizione molto sentita dai bosani è quella della festa in onore di Santa Maria Stella Maris, durante la quale vengono serviti anguille e muggini,

La Sardegna è ricca di storia, di tradizioni con origini molto antiche che si perdono nella notte dei tempi e di luoghi molto belli come per esempio Bosa, in provincia di Oristano. Il paese è accarezzato dalle acque dal fiume Temo, l’unico fiume navigabile in Sardegna per circa sei chilometri. Nel territorio di Bosa e zone limitrofe, risultano insediamenti di età preistorica e protostorica come comprovano le grotticelle funerarie mono o bicellulari individuate in parecchie zone che abbracciano la cittadina, così come le tante, domus de jana, testimoniano una presenza umana riconducibile all’età del rame. Mentre le due costruzioni edificate a forma di torre tronco-conica, costruite con pietre sedimentarie o eruttive sono da ricondurre all’era del bronzo e a quella nuragica. Durante la permanenza dei romani nell’Isola, Bosa venne trasformata, molto probabilmente nei primi cento anni del secolo, in una amministrazione comunale con un proprio ordine di decurioni (così chiamati perché nel consiglio entrava un decimo dei coloni e ogni membro era il capo di una decuria di coloni) e una corporazione di quattro magistrati elettivi. Le vicende storiche di Bosa sono veramente significative e di rilievo, a partire dalla presenza romana, così come il successivo periodo bizantino e medievale con le irruzioni arabe. Bosa e la Planargia si confermano centri importanti anche durante il regno degli Aragonesi e degli Asburgo, in particolare il porto nel 1500 diventa strategico per tutta la Sardegna. Successivamente quest’area vive alterne fortune, nonostante la peste che nella prima parte del 1700 colpisce duramente Bosa, che ritrova poi nuova vitalità commerciale nel 1800, soprattutto per gli scambi con la Liguria e la Francia, sino a diventare magazzino delle merci della zona. A fine 1800 nasce l’industria lattiero casearia. Dal 1900 ai primi anni 70 la popolazione bosana arriva pressappoco a 8.630 abitanti. Agli inizi del 2000, si registra un calo demografico, infatti la popolazione scende intorno a 7.935 abitanti e dal 2001 al 2017 secondo i dati Istat la popolazione si stabilisce intorno ai 7.930 abitanti. Nel 2005, a seguito del cambiamento della riforma dei distretti provinciali, Bosa passa dalla Provincia di Nuoro a quella di Oristano. Bosa però, non è conosciuta solo per la storia, ma anche per i luoghi di bellezze naturali, luoghi selvaggi dove il verde, i fiori, gli alberi, gli uccelli e le piccole spiagge di sabbia si confondono con le rocce che abbracciano il mare, proponendo un incantevole scenario come la tavolozza di un pittore che dipinge un quadro a cielo aperto. Bosa è famosa anche per la lavorazione dell’argento, dell’oro e delle pietre preziose, tecnica in uso già dal tempo dei fenici, mentre per la lavorazione a filigrana furono gli spagnoli ad introdurne il metodo, oggi la manifattura dell’arte tradizionale del gioiello sardo è il fiore all’occhiello bosano, invece la lavorazione del corallo fu ...

Bassam Aramin e Rami Elhanan saranno a Villacidro il 13 ottobre

Su iniziativa della Fondazione Giuseppe Dessì incontreranno gli studenti e inizieranno il loro percorso verso il Nobel per la pace 2027

Bassam Aramin e Rami Elhanan, entrambi segnati dalla perdita delle proprie figlie, saranno in Sardegna il 13 e 14 ottobre per incontrare gli studenti e iniziare il loro percorso verso il Nobel per la pace 2027. Un padre palestinese e un padre israeliano, accomunati dalla perdita delle proprie figlie, hanno scelto di non lasciare che il dolore si trasformasse in odio. Abir, la figlia di Bassam, aveva 10 anni quando, nel gennaio 2007, fu colpita alla testa da un proiettile di gomma sparato da un agente della polizia di frontiera israeliana, nei pressi della sua scuola in Cisgiordania. Morì due giorni dopo. Smadar, la figlia di Rami, aveva 14 anni quando, nel settembre 1997, rimase uccisa in un attentato suicida palestinese nel centro di Gerusalemme, mentre faceva acquisti con un’amica. Bassam e Rami hanno storie diverse, ma condividono una scelta estremamente difficile: riconoscersi nell’umanità dell’altro e impegnarsi per la pace, nonostante le enormi ferite lasciate dal conflitto.È da questa scelta che è nato “Venti di pace”, il progetto promosso dalla Fondazione Giuseppe Dessì che partirà da Villacidro martedì 13 ottobre. Un viaggio che inizia dal Medio Campidano e proseguirà in altre regioni italiane, con appuntamenti in Piemonte e Toscana.Il loro arrivo in Sardegna è stato tutt’altro che semplice. Già in primavera, infatti, l’intensificarsi del conflitto aveva costretto a rinviare gli incontri. Per Bassam Aramin, che vive in Cisgiordania, ottenere il visto e riuscire a lasciare il proprio territorio è stata un’impresa.Dopo mesi di attesa, però, il viaggio può finalmente cominciare. Due storie unite dalla scelta di non lasciare che il dolore e la rabbia abbiano l’ultima parola. “Venti di pace” porta un messaggio semplice, ma difficile da mettere in pratica: anche di fronte a una perdita irreparabile, è possibile scegliere di non cedere all’odio.È questa la testimonianza che la Fondazione Giuseppe Dessì e le altre realtà coinvolte porteranno nelle scuole e all’università. Un progetto che, partendo dalla Sardegna, vuole contribuire a mantenere aperto uno spazio di dialogo, anche quando sembra difficile immaginarlo.Il progetto, sostenuto dalla Fondazione di Sardegna, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Giuseppe Dessì, Genti Arrubia e una rete di istituzioni, associazioni e realtà culturali del territorio. Tra i partner anche il Comune di Quartu Sant’Elena, l’Università degli Studi di Cagliari, attraverso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, la Fondazione Faustino Onnis e l’associazione Il Crogiuolo. Una rete che unisce competenze ed esperienze diverse per promuovere la testimonianza dei due padri nei luoghi della formazione e della cultura, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni.“La collaborazione tra enti culturali del territorio è fondamentale per realizzare progetti condivisi e costruire occasioni di crescita per la comunità, a partire dalle più giovan ...

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