Di qui la scelta di rifare sindacato in maniera diversa ritornando fra la gente e con la gente per ascoltare le loro istanze e proporre una nuova visione della rappresentanza , e cioè quella che parte dal basso verso l’alto in un sistema di rapporti orizzontali, e quindi alla pari, superando la vecchia logica verticistica e dirigenziale che di fatto ha prodotto un’autoreferenzialità del sindacato confederale che sempre più si trincera verso il suo riconoscimento da parte delle istituzioni piuttosto che da quello della gente: “Con grande orgoglio ho deciso di entrare a far parte della casa dei sindacati di base iscrivendomi al SIAL Cobas. Un progetto sindacale innovativo che persegue l’unità del sindacalismo conflittuale, non settario ed aperto a tutte le realtà che insieme vogliono cambiare le cose, un sindacato, inoltre, di cui fanno parte anche tanti ex Dirigenti Nazionali della Fiom che hanno maturato la mia stessa esigenza di rappresentanza collettiva e democratica . Ho accettato di ricoprire il ruolo di Coordinatore regionale della Sardegna, entrando inoltre a far parte della struttura Nazionale, in cui il confronto e il dibattito è all’ordine del giorno e ho riscoperto la semplicità delle persone che senza presunzione, rivestono il ruolo di interfaccia fra le esigenze delle persone e la risoluzione dei loro problemi senza reverenzialità.
Serve un nuovo ciclo di lotte, un nuovo protagonismo diretto dei lavoratori e una democrazia sindacale compiuta che riparta da una campagna generale per la riconquista delle RSU nei luoghi di lavoro. Il lavoro da fare è tanto ma sento, attorno alla mia decisione, un nuovo e positivo fermento per una alternativa valida che rimetta al centro i disoccupati, i lavoratori e i pensionati e che riporti la gente ad incontrarsi e discutere nella sede che stiamo individuando ma soprattutto nei luoghi di lavoro per condividere con tutti la rivendicazione di diritti ormai persi che noi vogliamo riconquistare con la nascita di una nuova consapevolezza dell’autodeterminazione delle lavoratrici, dei lavoratori, delle pensionate, dei pensionati ma soprattutto dei tanti disoccupati”.
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