Ai piedi di Monte Maiori un carrubo per ricordare Gigliola Scanu


di Maurizio Onidi
[caption id="attachment_47859" align="alignleft" width="500"] Gigliola Scanu[/caption] «Si rendeva conto di essere arrivata ormai alla fine e continuava a ringraziare il Signore per tutto ciò che le aveva fatto vivere».  Stefano Serpi inizia proprio dalla fine, il racconto della vita di Gigliola Scanu, la giovane moglie stroncata da un brutto male il 9 luglio 2016 e  contro il quale ha combattuto con tutta la sua forza e la voglia di vivere. «Proprio l’amore per la vita, la gioia e la serenità che rappresentavano i suoi punti di forza,  l’hanno spinta nella fase terminale a recarsi a Napoli per sottoporsi a delle cure sperimentali», precisa Stefano, che sottolinea come «ha saputo interpretare con amore, dedizione, equilibrio e impegno i ruoli di moglie, mamma e imprenditrice. Sempre presente e premurosa nei confronti della famiglia ha condiviso iniziative e attività finalizzate al bene degli altri. Ha contribuito in maniera determinante alla nascita nel 1985 dell'azienda di famiglia che oggi conta sei punti vendita con dodici collaboratori». Molto significative e toccanti le dichiarazioni dei tantissimi amici di Stefano e Gigliola «amicizia nata grazie al gruppo degli  scout del quale facevano parte i nostri figli», dichiarano gli amici,  «tante le attività proposte dal gruppo genitori che con gli anni ha avuto modo di approfondire la conoscenza e consolidare sempre più   il rapporto con i coniugi Serpi. Risale a quel periodo l'idea di fare un pranzo sociale il primo maggio di ogni anno per autofinanziare l'attività degli scout che vedeva Gigliola impegnata in prima persona» ribadiscono i nostri interlocutori, «come un fulmine a ciel sereno e con incredulità venimmo a conoscenza del brutto male diagnosticato a Gigliola la quale con tutta la sua forza e voglia di vivere, continuò la sua battaglia contro questa malattia». «Un dolore straziante per la famiglia e anche per noi, proseguono gli amici, «ma proprio per lenirlo e per far sì che la nostra cara amica vivesse ancora in mezzo a noi, con  la condivisione di tutto il gruppo decidemmo di realizzare il nostro progetto. Il 2 giugno del 2017, un anno dopo la scomparsa siamo tornati ai piedi di Monte Maiori esattamente nella zona boschiva di  "procibi de sadria" ricca di sugherete, lecci e macchia mediterranea. Affinché si distinguesse dalle altre piante  abbiamo messo a dimora un carrubo  e collocato una grande pietra sulla quale Giulio, il figlio maschio di Gigliola e Stefano ha inciso  il nome della mamma».  «Al termine di questa "cerimonia"», concludono,  «con tutta la compagnia abbiamo mangiato sul posto come usavamo fare in passato e come certamente avrebbe voluto la nostra amica. In quell'occasione si stabilì che il 2 giugno di ogni anno per ricordare Gigliola, si sarebbe fatta questa scampagnata a Monte Maiori, al termine della quale ci sarebbe stato il pranzo comunitario come tanti anni fa. Da parte nostra c'è stato l'impegno, a turno, di innaffiarla e curarla finché la piantina non fosse cresciuta per far sì che chiunque anche in futuro, passando  lì davanti, abbia un pensiero per questa donna straordinaria prematuramente  scomparsa». Anche il 2 giugno di quest'anno quindi, in rispetto alla promessa fatta,  in tantissimi abbiamo voluto trascorrere questa giornata  "insieme alla nostra Gigliola"». Con la voce rotta dell'emozione e gli occhi lucidi Stefano racconta delle sere che sente il bisogno di andare ai piedi di monte Maiori per "innaffiare" il carrubo.

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