Alghero: il Comune aderisce alla candidatura del patrimonio storico minerario dell'Unesco


Patrimonio storico minerario della Sardegna non solo come memoria Il percorso di candidatura come paesaggio culturale nelle liste del Patrimonio Unesco è anche consapevolezza e valorizzazione delle comunità e delle associazioni locali

di Graziella Falaguasta
  È di metà febbraio l’annuncio del consigliere comunale di Alghero, Luca Madau (riportato da Algherolive.it), dell’adesione del Comune al percorso di candidatura del patrimonio storico minerario della Sardegna nelle liste del Patrimonio Mondiale Unesco quale Paesaggio Culturale. Il consigliere Madau ha ricordato che la candidatura (ved. approfondimento più avanti) è promossa da una rete di amministrazioni locali con Buggerru quale comune capofila, è sostenuta dalla Regione e dalle principali istituzioni culturali e scientifiche impegnate nella valorizzazione del patrimonio minerario e punta a estendere il riconoscimento all’intero territorio regionale, restituendo unità a una storia che ha segnato profondamente l’identità dell’isola. Non vengono candidati soltanto siti industriali, ma un intero Paesaggio Culturale: la cultura del lavoro minerario, delle comunità operaie, delle famiglie che hanno vissuto nei villaggi, delle lotte per i diritti. Una sottolineatura particolare è stata data, in questo percorso, al contributo fondamentale nella costruzione di una coscienza collettiva portato anche dall’arte e dalla letteratura, ricordando il ruolo di Cici Peis, attraverso la pittura, e Iride Peis, attraverso la scrittura. Entrambi hanno contribuito fattivamente a mantenere viva la memoria degli uomini, delle donne e dei bambini che lì lavoravano, valorizzando ancora oggi in vario modo lo spirito di quelle comunità. Cici Peis, arrivato ad Alghero oltre cinquant’anni fa, lavoratore al petrolchimico di Porto Torres, da sempre impegnato nell’attività sindacale e nella vita politica cittadina, ha saputo trasformare le proprie origini, la propria esperienza di lavoro e di militanza in espressione artistica, restituendo dignità visiva a una storia spesso rimossa. Iride Peis, maestra di scuola e di vita, vissuta a Montevecchio e ora a Guspini, con i suoi studi, le sue ricerche e la sua produzione letteraria, racconta le vite, le fatiche e le speranze delle comunità minerarie. È oggi testimone instancabile di quella memoria e della sua trasmissione alle nuove generazioni, tanto che anche in occasione della seconda edizione di Donna Fidapa Sulcis (l’associazione locale del Sulcis-Iglesiente parte del distretto Sardegna della federazione nazionale (BPW Italy), lo scorso 28 febbraio ha ricevuto ancora una volta un premio a riconoscimento della sua instancabile opera. La candidatura Unesco testimonia in maniera significativa il passaggio avvenuto tra Ottocento e Novecento, durante il quale la Sardegna ha conosciuto la presenza dominante delle grandi società minerarie, e importanti avvenimenti come l’Eccidio di Buggerru del 4 settembre 1904, ricordato perché tre minatori furono uccisi durante una protesta. Pochi giorni dopo l’Italia conobbe il primo sciopero generale nazionale, evento che contribuì al processo che porterà, nel 1906, alla nascita della Confederazione Generale del Lavoro. Di fatto quella data è il simbolo di una Sardegna che ha saputo trasformare il dolore in coscienza collettiva. Il nord-ovest dell’isola, compreso il territorio di Alghero, è stato parte di quel sistema produttivo, anche attraverso il transito e il trasporto dei minerali verso Porto Torres. “L’adesione del Comune di Alghero è un atto di responsabilità verso ciò che siamo stati e verso ciò che vogliamo essere. Perché non esiste tutela del paesaggio senza tutela delle comunità che lo abitano”, ha ricordato l’assessore al momento dell’annuncio.

Il ruolo del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna e delle Associazioni

Vale la pena qui ricordare anche alcuni punti salienti di un recente contributo del collega Sandro Renato Garau, qui sul giornale, relativo alla riunione di febbraio 2026 tra i dirigenti del Consorzio del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna e le Associazioni dei minatori, tenutosi presso la Grande Miniera di Serbariu. L’occasione era data dall’insediamento del Commissario Straordinario e dopo molti anni le Associazioni delle aree facenti parte del Parco si sono trovate nuovamente per ascoltare le ipotesi di attività che il Commissario, dottor Roberto Curreli, e il Direttore, dottor Fabrizio Atzori, hanno fatto per rilanciare proprio la collaborazione con le Associazioni e riaffermare il ruolo centrale che esse hanno nella conservazione e diffusione della cultura mineraria. Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna è nato nel 2001 con DM 16 ottobre 2001 e la sua area include 81 comuni in tutta l’isola, con 3500 chilometri quadrati di territorio. Compie dunque quest’anno i suoi primi 25 anni di vita ed è stato frutto dell’intuizione e della disponibilità di minatori, di studiosi e amanti del territorio che hanno scommesso sul suo nuovo sviluppo dopo la chiusura delle miniere, consapevoli del grande patrimonio umano, culturale, tecnico scientifico che proviene da una storia millenaria. In particolare, il Parco (e lo ha ricordato anche il Commissario) è stato voluto fortemente da due uomini che hanno operato tra Iglesias e Carbonia, Gianpiero Pinna e Tore Cherchi.

Il parco e l’Unesco

L’assemblea generale dell’Unesco già nel 1997, aveva riconosciuto il Parco Geominerario inserendolo, a buon diritto, nella propria rete dei geositi, ma il progetto si perse per volontà della stessa organizzazione e si è dovuto aspettare il 1998, con la Carta di Cagliari, per avere indicazioni sull’istituzione e le finalità dello stesso. L’accordo fu stipulato tra UNESCO, Governo Italiano, Regione Sardegna, le Università sarde e l’Ente minerario sardo (EMSa). Nel settembre del 2019, però, la commissione dell’Unesco Global Geoparks esclude il Parco dalla Rete mondiale dei Geoparchi dell’Unesco con motivazioni piuttosto complesse, perché in effetti le vicende di allora lo erano, tanto che in una nota della stessa commissione Unesco si sottolia che “Era stato premiato con il marchio Unesco, un progetto, un’idea che aveva bisogno di essere tutta costruita”. Per la Commissione quanto fatto non era sufficiente e su questo il dottor Curreli ha ricordato che non si potrà più sbagliare quando si ripresenterà la richiesta di adesione all’UNESCO. Significativo anche il fatto che sia stato ribadito che il rapporto con le Università sarà rafforzato e ricostruito con gli strumenti oggi a disposizione, come pure quello con i Comuni e le scuole. Non solo, il nuovo statuto del Parco che contiene le nuove linee guida ed è  oggi all’attenzione degli organi regionali, sarà la base per lo snellimento, la chiarezza e la semplicità nell’operato amministrativo, a partire dai bandi ai quali le Associazione potranno attingere per le loro iniziative. E anche la giornata Nazionale delle Miniere, che solitamente si tiene a maggio, dovrà essere una vetrina fondamentale. Da qui, quindi, l’invito alle associazioni affinché facciano conoscere il loro patrimonio con giornate di studio sui singoli territori minerari che potranno essere valorizzati, a seconda della loro vocazione e patrimonio presente, nei diversi periodi storici: dalla preistoria, dal periodo nuragico, punico, romano passando per il medioevo, la dominazione spagnola e il periodo sabaudo, nel quale le miniere hanno avuto un impulso fondamentale. Infine, ma non ultimo, rispetto al ruolo delle associazioni, di cui è stata chiesta una mappatura chiara e certa, è stato ribadito quanto siano importanti i loro archivi minerari, da riorganizzare e rendere fruibili a tutti. Una nuova opportunità di essere protagonisti di un progetto di grande respiro anche per i comuni di Arbus e Guspini, ai non possiamo che rivolgere l’invito a intraprendere la stessa iniziativa del comune di Alghero.

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