Ambiente e Società


di  Francesco Diana I dati preoccupanti sull’inquinamento atmosferico pubblicati periodicamente dall’O.M.S., inducono i potenti del mondo a riunirsi frequentemente per individuare le strategie appropriate da adottare nell’immediato, onde arginare il grave fenomeno che, a detta di molti esperti, concede tempi abbastanza ristretti, quantificati al massimo in un ventennio. Gli accordi di Parigi, faticosamente conseguiti nel 2015 e in parte disattesi, non hanno finora prodotto gli effetti sperati. Abbiamo affrontato il grave problema in precedenti occasioni parlando, ad esempio, di fotosintesi clorofilliana, effetto serra e buco dell’ozono e non intendiamo in alcun modo ripeterci. Riteniamo opportuno concentrarci, invece, sullo Smog che condiziona la vita delle persone nelle grandi città e sulle misure di volta in volta adottate per arginare il fenomeno, misure che in qualche modo potrebbero ritorcersi a danno dell’intera collettività. Come noto, lo smog è solitamente definito come una nebbia scura e pesante che si crea in presenza di una consistente umidità, quando alle masse d’aria fredda che stazionano in prossimità del suolo, si contrappone uno strato d’aria più calda a livelli superiori, che aggrega una miriade di piccolissime particelle prodotte dai gas di scarico delle autovetture, dagli impianti di riscaldamento oltre che da quelli industriali, quali anidridi solforose, anidride carbonica, ossido di carbonio, composti di piombo ecc., tutti abbastanza nocivi per la salute dell’uomo. Il problema si pone quasi esclusivamente nelle grandi città, dove maggiore è la concentrazione delle citate particelle inquinanti. Per ovviare al problema è adottato il sistema di impedire il traffico veicolare in determinate giornate o, nei casi meno gravi, la circolazione dei veicoli a targhe alterne. Ciò, ovviamente, in aggiunta alle altre norme riguardanti la riduzione e il controllo delle emissioni inquinanti prodotte in conseguenza di combustioni, quale scarichi degli impianti industriali e di riscaldamento urbano. Apprezzabili anche i tentativi di aumentare parchi e giardini nelle aree urbane, in funzione della loro importanza ai fini della indispensabile fotosintesi clorofilliana. In sostanza, tutte misure atte ad attenuare gli effetti dannosi dello smog, ma assolutamente non sufficienti a risolvere del tutto il problema. Di questi tempi anche l’attuale Governo sembra voler dire la sua nei riguardi del problema. Pressato dalla Commissione Europea per il rispetto dei vincoli comunitari, sta rovistando tutti i cassetti nella ricerca delle risorse necessarie ad attuare il programma di governo annunciato. Non trovandole, prendendo al balzo l’opportunità offerta dall’inquinamento atmosferico segnalato nelle grandi città, pare abbia pensato a una sorta di “eco tassa” da applicare sulle autovetture di vecchia concezione, limitatamente a quelle di grossa cilindrata, palesemente inquinanti, per poi incentivare la vendita delle auto elettriche. A tal proposito, vale la pena ricordare una recente dichiarazione del Presidente dell’IEA, secondo cui tutte le autovetture del mondo sarebbero responsabili dell’inquinamento atmosferico solo per l’8% del totale. Peraltro, le vetture elettriche finora circolanti, avrebbero inciso solo per meno dell’1% sull’inquinamento globale del pianeta. A tutto ciò si aggiunga che l’aumento delle auto elettriche, comporterà inevitabilmente un incremento dei consumi di energia elettrica che, è bene ricordare, è prevalentemente prodotta dalle centrali nucleari o da quelle a carbone o a gas, tutte molto inquinanti. Inoltre, se si considera l’intero ciclo di vita di un’auto elettrica, le sue emissioni sarebbero maggiori rispetto a un’auto a benzina di ultima generazione, in virtù del fatto che il ciclo produttivo delle batterie, a cominciare dall’estrazione delle materie prime, quali litio, cobalto e altre, e per finire con lo smaltimento delle stesse a fine ciclo, inquina l’ambiente più di una tradizionale vettura di piccola cilindrata. L’aumento delle macchine elettriche, quindi, avrebbe quale conseguenza la diminuzione dello Smog nelle grandi città ma un aumento considerevole dell’inquinamento nelle periferie, sede delle centrali elettriche e delle industrie. A questo punto, tanto per citare un esempio di casa nostra, il pastore fonnese o desulese, che quotidianamente impiega il proprio vetusto Pik-up per salire sul Gennargentu e portare a valle il latte prodotto dalle sue pecore, non sarà certamente contento di  pagare l’ecotassa al fine di risolvere il problema dello smog delle grandi città che, peraltro,  non ha avuto l’opportunità di conoscere, se non in cartolina o attraverso la televisione avendone, quale compenso, la contaminazione dell’ambiente in cui vive! Già, Lui che ha avuto la fortuna di poter respirare a pieni polmoni l’aria frizzantina della montagna rispetto al milanese o al torinese, tanto per citarne qualcuno; Lui che, in alternativa al cavallo, è riuscito a dotarsi di un mezzo meccanico, anche se obsoleto, capace di assicurare le prestazioni di cui necessita che, cascasse il mondo, non riuscirebbe mai a inquinare l’ambiente in cui opera, sarebbe contento di aderire a tanta solidarietà? “Lui”, potrebbe anche essere un cittadino qualsiasi dei nostri piccoli paesi il quale, più per necessità che per scelta, che pur operando in un ambiente incontaminato, si trova a dover sopportare periodicamente l’onere, spesso insostenibile, di ricorrere alla città per accedere ai servizi indispensabili dei quali il cittadino usufruisce con estrema facilità, quali uffici, ospedali, scuole ecc., sarebbe ben disposto a pagare l’ecotassa in favore della città dalla quale è storicamente snobbato? Proprio per evitare i citati problemi, restando nell’ambito della Sardegna, alcuni decenni orsono diversi illustri urbanisti la cui fama non necessita certo della nostra pubblicità, ipotizzavano lo sviluppo futuro delle città, concentrando le aree residenziali in località distanti una quindicina di chilometri dal nucleo cittadino. In buona sostanza la città del futuro avrebbe dovuto comprendere, oltre  agli insediamenti storici, solo uffici e servizi pubblici di ogni genere, impianti sportivi e ricreativi ecc., usufruibili attraverso una modesta pendolarità da parte dei cittadini insediati nelle nuove aree, cosa che da secoli rappresenta normalità per gli abitanti dei paesi. Al cospetto di tante contraddizioni, come figli di questa splendida terra di Sardegna, dove sole, luna e stelle stanno al loro posto e svolgono le funzioni che Madre Natura ha loro assegnato, dove mare, terra e cielo si combinano integrandosi in uno scenario favoloso per chi ha la fortuna di osservarlo, ci sia consentito sognare una società che integri veramente paesi e città, attraverso l’attuazione d’insediamenti equamente distribuiti nel territorio, dove ciascun abitante, senza la differenziazione fra cittadino e paesano, possa vivere beneficiando di quanto la natura gli offre, con la pendolarità verso la città ridotta al necessario in virtù progressivo sviluppo dell’informatizzazione, che consentirà all’impiegato di operare in casa propria e al cittadino di usufruire dei servizi dalla propria abitazione o, al massimo, attraverso un terminale agevolmente raggiungibile dalla stessa. Se tale sogno rappresenta solo un’utopia, speriamo di svegliarci il più tardi possibile.  

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