Andrà tutto bene, forse


di Edmunduburdu
Intanto qualcosa è andato storto. Se n’è accorto anche Johnson, che è stato beccato, ne è uscito e ha cambiato atteggiamento. E ora non esageriamo con gli applausi a uno come Trump che pensa di sapere tutto, o quasi, tant’è vero che, in barba agli specialisti, ha ritenuto suggerito siringate di disinfettanti per stroncare il coronavirus, ignorando i benefici che si potrebbero trarre con l’uso dei diserbanti o della candeggina con i quali si otterrebbero gli stessi risultati. La colpa dei milioni di contagi che dilagano, lui crede, è della Cina che ha inventato il virus e per la quale qualsiasi metodo è buono se consente di ottenere il controllo dell’economia mondiale. Ogni giorno ne sentiamo di cotte e di crude, continuiamo a lavarci mani e piedi e siamo pronti a tornare al lavoro, a bere un caffé al bar e a fare qualche passeggiata per scaldare le ossa. Annoiati o impauriti dal covid 19, dalle restrizioni e dai consigli di specialisti e politici, abbiamo sentito la mancanza della Greta, che con i suoi ha piastrellato di cartelli un’intera piazza ricordando che di Terra ce n’è una sola, e pure delle Sardine che richiamano ai più elementari concetti di etica comportamentale. Come anche il Papa, che chiede il superamento dei preconcetti legati a religioni, culture e etnie diverse, temi che chi bada solo ai propri vantaggi rifiuta. Vediamo un mondo sempre più in mano al potere economico con la disparità sociale che aumenta e abbiamo il terrore che questa peste ci porti alla miseria totale. In altri tempi, per esempio nel corso degli ultimi anni del fascismo, quando la fame colpiva con violenza, in sos muntonarzos sos desamparados, come cantano ancora i Tazenda, andavano a cercare un qualcosa per saziare la fame, e c’era chi raccoglieva pure le bucce di patata che poi venivano lavate per recuperarne quella parte di polpa che vi era rimasta attaccata. Una cosa tragicamente normale. E si andava nelle campagne, quelle recintate, ma guai a superare s’ecca o le siepi di ficodindia quando c’era il proprietario, e nei campi aperti o su colline e monti per cercare, a seconda delle stagioni, asparagi, funghi, gureu’e satu e la loro cuguzua, coste selvatiche, tarassaco e cicorie varie, e poi, con l’avanzare delle stagioni, le more, perché i rovi crescevano ovunque o fungevano da siepi, e pure i piccoli e duri frutti dei peri selvatici che maturano all’inizio dell’autunno, o i corbezzoli. L’estate non offriva molto, neppure nei campi coltivati dove si potevano raccogliere, previo accordo con il proprietario sulla divisione in parti uguali, le spighe del grano cadute durante la mietitura, e nelle aie, dove i buoi o il cavallo avevano girato in tondo ore e ore per spezzare il fieno, per recuperare i chicchi rimasti tra la sabbia. Tutto oro per gli affamati disponibili a fare qualsiasi cosa, mentre chi non aveva un campicello né un lavoro e trascinava i giorni immerso nella solitudine della vecchiaia era costretto ad andare a chiedere l’elemosina e, dopo la fetta di pane appena ricevuta, a ringraziare con l’abituale Deus s’iddu paghidi o abarridi cun Deus e ricevere in risposta Deus ollada oppure andidi cun sa Mamma. Se invece aveva figli, non importa se di sei o dieci anni, li mandava ad aiutare il fabbro per una fetta o due di pane al giorno, e se si trattava di un pastore anche un po’ di latte e a fine anno una pecora come paga. Bambini o ragazzi che dormivano spesso soli all’aperto o tra i buoi o il cavallo per sentirsi in qualche modo protetti, e che prima che la stanchezza li facesse addormentare mandavano richiami a un altro coetaneo che viveva la stessa esperienza a qualche centinaio di metri. Le stelle allora brillavano sempre e, se il padrone aveva una qualche intelligenza, additava loro la via lattea, i carri, la stella polare e magari quella della sera o del mattino. Erano altri tempi, ora le stelle sono offuscate dalle nostre luci e ai ragazzi è vietato lavorare prima di una certa età anziché portarli nei campi o nelle fabbriche per fargli conoscere e sperimentare da subito le modalità esistenziali che dovranno affrontare. Il mondo è da sempre governato da gente che bada alle proprie convenienze o da incapaci senza spirito critico e non c’è accordo tra i vari Stati per guardare a un futuro più decente. Il 22 aprile era la giornata dedicata alla Terra, alla salute del pianeta, ma le proposte per un qualche rimedio non si sono viste. Ci si azzanna ovunque sul come riaprire le attività produttive e sulla libertà di muoversi, perché se non si lavora non si mangia, ma, se si becca la peste, si mangia male e si può morire, e si parla di immunità di gregge. O forse di impunità di gregge.. Torneremo alla normalità con strade intasate da auto e pedoni stanchi delle attuali costrizioni? Le accuse sono come la grandine, cadono in testa e alle volte fanno male, e Macron, visto l’andazzo egoistico dei governanti europei, ha ricordato la necessità di un serio progetto politico e di mercato, rispettoso e onesto. E non solo in Europa, purtroppo. La novità è che spinti dalla Ursula presidente della Commissione europea molti centri di ricerca riceveranno adeguati finanziamenti e andranno insieme alla caccia del covid 19. E allora coraggio!

© Riproduzione riservata