Aperto il museo dedicato a Raimondo Scintu


Si è tenuta a Guasila, paese che ha dato le origini al valoroso soldato, l’inaugurazione del museo comunale dedicato a Raimondo Scintu. Egli, nato nel 1889 e morto a Roma nel 1968, è stato decorato con le medaglie d'argento e d'oro per le sue impavide imprese sull'Altopiano della Bainsizza durante la Grande Guerra. Dopo la sua morte, a Raimondo Scintu sono state intitolate una via di Roma e una del suo paese natale, Guasila, e quest’anno, in occasione del Centenario della Grande Guerra si è tenuta l’inaugurazione del museo a lui dedicato, comprendente un reparto dedicato alla Brigata Sassari, di cui egli fece parte, e alla Prima Guerra Mondiale, oltre ad un reparto contenente alcuni cimeli della famiglia Scintu, grazie ai quali è possibile ripercorrere la vita del soldato Raimondo Scintu. A dare il benvenuto ai numerosi ospiti è stata la Sindaca di Guasila, Paola Casula, la quale ha ringraziato la famiglia Scintu e salutato il numeroso pubblico presente, per poi procedere con il taglio del nastro. «Il museo vuole essere un segno di riconoscimento ad un grande uomo quale Raimondo Scintu che Guasila ha sempre riconosciuto come tale, un grande eroe distintosi durante la prima guerra mondiale, però era anche importante avere un segnale stabile come quello del museo. È la famiglia di Raimondo Scintu, nella figura della nipote Anna, che ha voluto fortemente questo progetto mettendo a disposizione del materiale, e per noi è stata una grande occasione, una spinta per andare avanti. Ringraziamo la famiglia Scintu che ha voluto condividere con la comunità il merito di questo grande personaggio di Guasila» queste le parole della Sindaca, Paola Casula. Dopo l’inaugurazione e l’apertura al pubblico del museo, si è tenuta una conferenza presso il Teatro F.lli Medas nella quale sono intervenuti: l’assessore alla cultura, Ignazio Marras, il quale aprendo la conferenza ha ricordato i valori che hanno accompagnato Raimondo Scintu durante la sua vita e l’importanza del ricordo affinché certi avvenimenti tragici quali quelli portati dalle guerre possano non ripetersi in futuro; Anna Scintu, nipote di Raimondo Scintu; Stefano Fanni, colonello comandante del 151° regimento della Brigata Sassari; Pasquale Orecchioni, tenente colonello e direttore del museo storico della Brigata Sassari; lo storico Luciano Carta, il quale ha presentato in questa occasione il suo ultimo lavoro. «È un privilegio essere qui e sono felice per questa iniziativa. Raimondo Scintu è una figura leggendaria per noi militari, per le sue imprese durante la Prima Guerra Mondiale, vinta con onore, è un simbolo del nostro regimento. Il suo senso del dovere, il suo spirito di servizio, il suo coraggio e altruismo, devono essere un esempio per tutti noi. Raimondo Scintu è stato un eroe nazionale, un eroe sardo, un eroe del 151° regimento», queste le parole del colonello comandante Stefano Fanni durante il suo discorso tenuto alla conferenza. «Ricordare il coraggio e le gesta di mio nonno è un onore e un segno di rispetto per tutti coloro morti in guerra. Da qui spero nasca un progetto di raccolta di oggetti che è un dovere non tenere chiusi in un cassetto. Sentivo di doverlo fare per onorare la memoria della mia famiglia, in particolare per mio padre che ci ha lasciato undici anni fa e aveva questo grande desiderio» commenta la nipote di Raimondo Scintu, Anna Scintu. Le motivazioni che portarono al riconoscimento della medaglia d’Argento al Valor Militare: “Ciclista al comando di un battaglione, durante il violento bombardamento nemico, in piedi e completamente allo scoperto, tratteneva i compagni. Latore di ordini in zone fortemente battute, calmo e sereno, adempiva il proprio compito. In circostanze difficili, coadiuvava efficacemente l’ufficiale, e si offriva infine volontariamente di far parte delle ondate d’assalto, mirabile esempio a tutti di slancio e coraggio. Monte Zebio, 10.06.1917”. [caption id="attachment_29272" align="alignleft" width="200"] dav[/caption] Le motivazioni che portarono al riconoscimento della medaglia d'oro all'eroe Sardo: “Caporale ciclista di un battaglione, in un momento critico del combattimento si offriva spontaneamente per recarsi da solo nella trincea nemica, allo scopo di prendere prigionieri, per illuminare sulla situazione il proprio Comandante. Con mirabile ardimento, ne catturava cinque successivamente. Ritornava, poi, in compagnia di pochi coraggiosi, nel trinceramento avversario, e vi catturava altri quaranta nemici. Spingendosi quindi in una caverna, ove erano ricoverati degli ufficiali, intimava loro la resa e, ferito gravemente al petto da due pallottole tirategli a bruciapelo da un ufficiale superiore, aveva l'indomita forza di ucciderlo e catturare un altro ufficiale. Sempre ed ovunque luminosissimo esempio a tutti del più fulgido eroismo di soldato e delle più belle qualità della gente di Sardegna. Altopiano della Bainsizza, 16 settembre 1917”. Fabiola Corona

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