di Gianni Vacca
Un enorme patrimonio storico giace a rischio distruzione nel seminterrato del comune di Arbus. Catalogarlo e renderlo fruibile ai cittadini: ne parliamo con Gianni Martis, ex dipendente comunale occupatosi per anni di archivio.
Un patrimonio storico di inestimabile valore giace inutilizzato in diversi locali comunali. Parliamo del materiale che fa parte di un potenziale ricchissimo archivio comunale sul quale pesa fortissimo il rischio, se non si interverrà in tempo, che tutto possa essere perso o distrutto. Sarebbe un peccato perché di questo enorme patrimonio di vissuto fanno parte reperti di vario tipo, documenti cartacei e oggetti che raccontano la cronaca, la vita sociale , la storia di Arbus dai giorni nostri e a ritroso almeno fino al 1700. Il preoccupato grido d’allarme tra i cittadini e le associazioni culturali si alza fortissimo: l’auspicio è che possa essere raccolto dagli amministratori ai quali è demandato il compito di individuare un locale, fare un bando di consegna attraverso il quale il materiale possa essere catalogato e reso fruibile per la sua consultazione ai cittadini. L’Università della Terza Età in diverse occasioni si è resa disponibile a una sua eventuale gestione, la parola adesso passa agli amministratori che attraverso Alessandra Peddis, Assessore alla Cultura fa sapere : «L’operazione è delicata e costosa tant’è che la Regione finanziava a fine anno i progetti di recupero degli archivi storici. L’amministrazione comunale non ha fondi per queste attività e viste le difficoltà economiche dubito che si possano trovare risorse in bilancio». L’assessore spalanca però le porte per un’eventuale avvio del progetto di recupero: «L’UTE ha avanzato la proposta di recuperare l’archivio e noi siamo assolutamente disponibili a promuovere un progetto di questo tipo. Se la Regione ha risorse disponibili si farà subito richiesta di finanziamento». [caption id="attachment_97226" align="alignnone" width="720"]
un documento risalente al 1795[/caption]
Gran parte di questo materiale giace ammassato e a rischio degrado nei locali del nuovo municipio di via Pietro Leo. Altra documentazione, quella relativa agli ultimi cinquant’anni nei locali dell’ex municipio di Piazza Immacolata. Una parte è stato distrutto dall’incendio che interesso i vecchi locali del municipio di via XX Settembre qualche anno fa. In attesa che questo materiale possa essere messo nella disponibilità dei cittadini ci affidiamo, per saperne qualcosa di più, a Gianni Martis un ex dipendente comunale che per anni si è interessato tra le altre sue mansioni anche di archivio comunale.
«L’archivio storico del Comune di Arbus conserva la documentazione dell’Ente a partire dalla metà del 1830, fino al 1969 e quello dell’ex Montegranatico da fine ‘700 ai primi del ‘900. Tutto il carteggio , dopo un lavoro di riordino e schedatura è stato depositato nei locali del seminterrato del Municipio di Via Pietro Leo. Nel corso degli anni ha subito diversi spostamenti in attesa di trovare la propria sistemazione “definitiva”. Si ha notizia che a segnalare la mancanza di locali per l’archivio è il Sindaco Vacca Pani Raimondo ( delibera C.C. n. 45 del 29 maggio 1879) nella quale illustra al Consiglio la situazione degli uffici, sostenendo che da quanto è in carica lui, “da circa un anno, la situazione è un po’ migliorata, ma rimane sempre critica in quanto non si può tenere in ordine a causa della mancanza di un locale da adibire ad Archivio”. Nel 1895 con la costruzione della Nuova Casa Comunale fu destinata una stanza per l’archivio. Si susseguono poi nel tempo una serie di locali e diversi trasferimenti che hanno causato, purtroppo, una consistente dispersione di carteggio antico. Così come è stato per lungo tempo consentito il libero accesso alla consultazione, favorendo la sottrazione di una importante quantità di documentazione storica. Molti documenti sono stati anche danneggiati per poterne asportare il francobollo o il timbro postale.
Nonostante tutto, molta della documentazione, pur nella sua tormentata storia, è arrivata ai giorni nostri». L’archivio del Comune di Arbus oltre alla documentazione propria, nel tempo è accresciuta degli archivi dei così detti aggregati, provenienti da Associazioni che hanno cessato l’attività, da Enti caritatevoli soppressi, Congregazione di Carità, Ass.ne Combattenti, Conciliatura e da privati cittadini, che hanno donato al Comune la loro documentazione.
Altra importantissima documentazione e quella pervenuta dall’ex Montegranatico, che va dalla fine del 1700 ai primi del 1900, comprendente i fascicoli del Legato Fulgheri. Infine, qualche anno fa, il patrimonio documentario del Comune di Arbus si è arricchito della preziosa collezione donata in comodato d’uso dalla famiglia Castoldi, eredi dell’ex proprietario delle miniere di Montevecchio Giovanni Antonio Sanna. Patrimonio documentale che hanno sempre custodito i discendenti dell’imprenditore, preziosa ricchezza che testimonia aspetti sconosciuti della vita e dell’opera di Giovanni Antonio Sanna Quest’ultimo carteggio probabilmente si trova ancora depositato nei locali dell’ex ufficio Geologico di Montevecchio, che è stato già oggetto di un primo riordino».
Si tratta solo di cartaceo?
Sì, si tratta principalmente di cartaceo ma non solo. Per il resto: mobili antichi, quali i vecchi banchi del Consiglio Comunale, tavoli legno, attrezzatura diversa, quale le prime macchine da scrivere, vecchie bilancine, vecchissimi timbri, numeratori metallici, quadri di artisti locali e non solo, così come i primi floppy disk degli anni ’70, 8 pollici da 20 cm circa per lato, e altri cimeli quali la prima campanella che veniva utilizzata in occasione delle sedute di Consiglio. Cronaca e vita sociale che hanno segnato quasi trecento anni di un paese che è passato da un’economia tipicamente agropastorale a quella mineraria. Cosa emerge di particolare e di interessante?
« La lettura di molta della documentazione esaminata ha messo in risalto alcuni avvenimenti e vicende che hanno plasmato la vita economica, sociale e culturale della comunità. Sicuramente particolare curiosità suscita tutto il carteggio che riporta le notizie delle opere pubbliche che sono state realizzate e alcuni importanti servizi a partire dalla metà del XIX secolo: nel 1860 fu acquistato l’immobile per destinarlo a Municipio, da subito si resero necessari una serie di lavori, che per molti amministratori erano spese inutili in quanto l’immobile era troppo fatiscente e sarebbe stato più conveniente abbatterlo e ricostruirlo. Proposta che non trovò tutti d’accordo, ci furono forti contrasti tra chi voleva la riparazione perché le spese per un nuovo municipio non potevano essere affrontate con le misere casse del Comune, chi invece riteneva più conveniente la ricostruzione di un nuovo Municipio . I contrasti erano forti non solo per la ricostruzione, ma anche per il luogo di una eventuale ricostruzione. Tra chi riteneva utile ricostruirlo nello stesso luogo e chi chiedeva che il nuovo Municipio venisse costruito nel “sito S. Lussorio” contrasti che non si limitavano all’interno del Consiglio ma anche tra i Cittadini che presentarono una raccolta firme. La spuntarono quelli che vollero la ricostruzione nello stesso luogo, tra il 1893 e il 1895. Si susseguirono nel tempo una serie di importanti opere : l’innalzamento del Campanile della Chiesa Parrocchiale, lavori che terminarono nel 1887,. nel 1903 la costruzione dell’acquedotto e una serie di abbeveratoi e fontane pubbliche. Altra importante documentazione tra il 1850 e il 1870, con l’inizio dell’attività estrattiva vede un progressivo abbandono delle campagne a favore del lavoro in miniera, con la conseguente trasformazione della vita economica e sociale della comunità da un documento del Montegranatico nel 1848 c’erano 162 contadini, 37 Caprari, 14 Pecorari, 12 Negozianti, 12 Falegnami, 7 Bottai, 5 Ferraio, 5 Fabbri, 5 Panari, 4 Scarpari, 4 Sarti, 2 Muratori, 1 Scrivano, 1 Flebotomo e 1 ex militare. Cosi come dagli atti risalta la determinazione con cui gli amministratori hanno difeso i confini territoriali, con Fluminimaggiore, con Guspini con Gonnosfanadiga e con Terralba per la frazione di Sant’Antonio di Santadi. Tantissime altre notizie non è possibile raccontarle per ragioni di spazio».
© Riproduzione riservata