Il flusso di rifiuti tossici verso la Sardegna appare inarrestabile. È di questi giorni un'altra notizia di un carico di rifiuti pericolosi, amianto stavolta, approdato in Sardegna e destinato ad essere interrato in una discarica di Carbonia gestita dalla società Riverso. E la denuncia, ancora una volta, è a firma di Mauro Pili. Uno dei pochi, a quanto pare, ancora vivamente interessato a questi temi.
A sorprendere è il fatto che nonostante siano oramai innumerevoli gli episodi denunciati nel corso degli anni, per i responsabili pare non ci siano mai esiti giudiziari di un qualche peso.
Eppure, senza volerne sminuire la gravità, per chi viene beccato a scaricare rifiuti sui bordi della strada come minimo è assicurata la gogna mediatica. Per chi invece inonda l’isola di rifiuti e porcherie tossiche, possono paradossalmente arrivare addirittura certificazioni, premi e riconoscimenti.
La Sardegna ha vietato l’ingresso di rifiuti extraregionali, ma ciò, come evidente, non rappresenta affatto un deterrente. L’aspetto sconvolgente di quanto sta avvenendo in questi giorni è la modalità con cui i rifiuti stanno solcando il mare per approdare in terra sarda, ovvero: alla luce del sole, con numerosi rimorchi scoperti carichi di sacchi in cui i simboli rappresentanti i rifiuti pericolosi contenenti amianto sono esposti in bella mostra. A sorprenderci è però il silenzio del governo sardo e degli enti preposti a vigilare e garantire il rispetto della legge.
Noi ci rivolgiamo perciò al governo sardo nella figura del suo presidente, dell’assessore all’ambiente e di tutto il consiglio regionale affinché assuma una posizione chiara, rapida e decisa in merito alla vicenda dell’amianto e di tutto il traffico di rifiuti tossici e non da e verso l’isola.
A tutte le forze politiche che all’unisono si stanno spendendo affinché la Sardegna venga riconosciuta patrimonio archeologico dall’Unesco, chiediamo come si concili l’ambiente di cui dovremmo farci vanto con il pianeta intero, con lo stato in cui realmente versa la nostra terra, a causa anche (e non solo) delle numerose discariche polo di attrazione di veleni di ogni sorta e provenienza.
Chiediamo allo stesso modo agli organi preposti di verificare su cosa realmente stia giungendo in Sardegna, per stabilirne il grado di pericolosità e rassicurarci che nessuna conseguenza vi sarà per la nostra terra, il nostro ambiente e la nostra salute; vogliamo avere rassicurazione che le generazioni future non abbiano niente da temere potendo contare sulla responsabilità di tutti noi.
Esigiamo che quei rifiuti, così come sono arrivati, riprendano la via del mare e tornino al punto di partenza.
La Sardegna ha già dato. Abbiamo diritto a costruirci il nostro futuro.
Assemblea Permanente Villacidro