Barumini, grande manifestazione contro le pale eoliche


di Carlo Fadda
  Settanta trattori, agricoltori, pastori, tanta gente comune, sostenuti da sindaci, amministratori comunali, Unioni dei Comuni, Comunità Montane e associazioni di categoria, hanno sfilato partendo da Genoni per le strade del Sarcidano e della Marmilla, per ribadire a voce alta la contrarietà alle mega pale eoliche che si vorrebbero installare nelle campagne del territorio. Il corteo si è concluso a metà mattina al Centro Culturale Giovanni Lilliu di Barumini, dove si è svolta un’affollatissima assemblea pubblica. A destare tanta preoccupazione tra le popolazioni e gli amministratori locali, sono le decine di progetti calati dall’alto tramite il Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica, che scavalcano i Comuni, la Regione e le Soprintendenze. Si tratta com’è ormai noto, di impianti di energia elettrica eolica costituiti da decine di aerogeneratori, con pale alte oltre i 210 metri (come un grattacielo di 70 piani), che interessano i Comuni di Barumini, Villanovafranca, Las Plassas, Gergei, Escolca, Serri, Isili, Nurallao, Genoni e altri. “È una speculazione energetica delle multinazionali che danneggia irrimediabilmente il turismo col sito Unesco del nuraghe Su Nuraxi, e tutto il territorio con le sue produzioni agricole e zootecniche” esordisce il padrone di casa Michele Zucca sindaco di Barumini. Non è da meno Rossella Pinna consigliere regionale ed ex sindaco di Guspini: “Nel guspinese ci hanno ingannato installando 35 aerogeneratori, che inquinano e sottraggono territorio agli agricoltori, senza peraltro aver creato alcun posto di lavoro promesso”. Mentre è categorico Marco Pisano presidente dell’Unione dei 18 Comuni della Marmilla: “Il nostro è un no deciso a questo scellerato progetto che creerebbe uno scempio. Creiamo subito un comitato permanente perché vogliamo essere coinvolti nelle scelte calate dall’alto”. Tantissimi gli interventi di vari sindaci, amministratori locali e associazioni di categoria, dai quali emerge con chiarezza il no alle speculazioni finanziarie, e alle pale eoliche, fossati, cavidotti e stazioni elettriche che danneggerebbero irreversibilmente e in modo disastroso l’intero territorio, con gravissimi danni all’ambiente e allo sviluppo del settore agro-pastorale. E gli stessi, come il presidente regionale dell’Anci Emiliano Deiana, chiamano in ballo la Regione Sarda, chiedendo un provvedimento d’urgenza per una sospensiva a questi progetti, che porterebbero alla scomparsa della Sardegna rurale. In video conferenza anche il sottosegretario alla cultura Vittorio Sgarbi che manifesta la sua contrarietà. Ma nella discussione sono emerse anche le aperture al confronto, con proposte diverse, tra le quali: “L’individuazione di ex zone industriali dismesse in cui poter portare avanti questi progetti” afferma Alberto Urpi sindaco di Sanluri e capo di gabinetto dell’assessorato all’industria regionale. Dalla discussione emerge che si è a favore delle energie rinnovabili, ma non a queste condizioni imposte dall’alto, alle quali ci sarà una dura opposizione per tutte le richieste speculative di queste società. Lavori che deturperebbero irreversibilmente l’intero territorio a vocazione turistica internazionale, con tanti nuraghi, tombe dei giganti, pozzi sacri, villaggi nuragici, castelli e l’altipiano della Giara. Presente ai lavori e tirato in ballo in vari interventi, l’assessore regionale all’ambiente Marco Porcu, è stato molto chiaro: “Tutto deriva dal decreto Draghi nel precedente Governo, ma noi siamo al vostro fianco. Comunicherò al Ministero che a noi questo progetto non interessa perché il patrimonio culturale sardo va tutelato. Non vogliamo imporre nulla, ma con delle scelte condivise con coloro che sono d’accordo possiamo pianificare dove realizzare l’installazione delle pale eoliche. Perché non pensare alle zone industriali dismesse”?  Alla fine dell’accesa assemblea pubblica si è deciso di costituire un folto comitato che a breve dovrà riunirsi e incontrarsi con le autorità regionali, con l’obiettivo di contrastare questi progetti coloniali, che fanno gola e servono solo ad arricchire le società multinazionali con interessi esclusivamente finanziari. E allo stesso tempo individuare soluzioni compatibili con le esigenze emerse dalla discussione odierna.

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