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>Ennesimo dibattito nell’aula consiliare attorno ai beni minerari, da una trentina d’anni madre di tutte le battaglie. La discussione tra le forze politiche si svolge in modo civile e pacato anche se la contrapposizione, sin dall’inizio, appare netta sia sotto il profilo dei contenuti che del metodo. Da una parte le minoranze più il consigliere di maggioranza Mondo Melis firmatario della mozione nella quale si invita il sindaco a fornire precisazioni su una vecchia delibera nella quale si chiedeva urgentemente alla Regione Sardegna e all’Igea l’apertura di un tavolo di trattative avente per oggetto il “Piano di valorizzazione del patrimonio storico-ambientale e minerario del territorio comunale di Arbus”, dall’altra la maggioranza con in testa il primo cittadino Antonello Ecca e il titolare di delega specifica, l’assessore Carlo Vinci.

I precedenti. Una storia quella sui beni minerari andata in replica almeno un milione di volte, “burocraticamente e politicamente scorretta” che tra aspettative, promesse (mai mantenute) e progetti (mai attuati) vive un continuo inutile dialogo a distanza con l’establishment regionale. La politica, quella regionale non si pronuncia o, come nel caso dei bandi del 2016, si pronuncia male e in modo fallimentare. Quella locale continua invece a sfornare documenti, convegni , riunioni fiume del consiglio comunale ma risultati, loro malgrado, pari allo zero. L’acquisizione degli immobili ricadenti nelle aree minerarie dismesse soffre di un’empasse che chiamarla cronica è quasi un eufemismo. In ballo ci sono 4367 ettari di superficie sulla quale insiste un volume complessivo tra abitazioni civili e edifici industriali di circa 200.000 metri cubi. Valore stimato intorno agli 8 milioni di euro. Sul fronte delle bonifiche tutto procede a rilento con il soggetto preposto ad attuarle, Igea, sempre più assente ingiustificato. Questo nonostante la disponibilità di circa 40 milioni di euro, al momento ancora inutilizzati e misteriosamente parcheggiati chissà dove, destinati alle bonifiche di Ingurtosu e Montevecchio Ponente che vennero inseriti, poco più di un anno fa, con firma di Francesco Pigliaru e Matteo Renzi nel Patto per la Sardegna.

Il dibattito. Lungo e dettagliato l’intervento del consigliere Mondo Melis che denuncia il mancato rispetto della delibera consiliare oggetto di discussione, del degrado sempre maggiore cui vanno incontro gli immobili, alcuni di grande pregio, e la palese assenza di una linea politica che sia in grado di rivendicare con forza a Regione e IGEA quello dovuto e sancito dal protocollo d’intesa del dicembre 1995 rafforzato dal successivo atto redatto tre anni dopo dal notaio Avondola. «Pensavamo che la nomina di un assessore con delega specifica potesse accelerare e dare forza a questo percorso, invece sono mesi passati invano-dichiara Gianni Lampis capogruppo della lista Arbus Civica. Troppa improvvisazione e poca responsabilità amministrativa. Si va avanti sull’ipotetico, sul condizionale, sul vediamo, sui continui rinvii». «Non dipende solo da noi- replica l’assessore Vinci- il problema principale sono le bonifiche, purtroppo ancora ferme al tavolo tecnico del progetto preliminare». «Bisogna che le forze politiche si presentino unite e abbiamo strategie comuni - dice il sindaco Antonello Ecca - anche perché, aggiunge il suo vice Michele Schirru, la regione non ha nessuna intenzione di cedere gratuitamente questi beni. Un gravissimo errore».

Una storia senza fine. La storia che ha visto l’avvicendarsi alla guida del paese ben cinque sindaci e un commissario prefettizio in effetti sembra non avere mai fine. Iniziata ben ventidue anni fa quando i comuni di Arbus e Guspini, allora rappresentati dai rispettivi sindaci Giancarlo Pusceddu e Tarcisio Agus, la Regione con gli assessori all’industria Giulio Murgia e agli enti locali Alberto Manchinu e Maurizio Morando per la Snam firmarono il protocollo d’intesa ulteriormente rafforzato tre anni dopo dall’atto redatto dal notaio Avondola, documento attraverso il quale la Regione si impegnava a trasferire in possesso/proprietà ai comuni di Arbus e Guspini i beni immobili ricadenti nelle aree minerarie dismesse, eccezione fatta per quelli relativi all’ex colonia di Funtanazza.

Ad oggi risultano di piena proprietà comunale ad Ingurtosu la scuola elementare, il circolo del dopolavoro, pozzo Gal, pozzo Amsicora ed il compendio di Pitzinurri. A Montevecchio l’Ufficio Geologico,l’alloggio dirigenti, il campo sportivo e la Foresteria forte di un progetto per una sua possibile riconversione a struttura ricettiva. Poco rispetto alle aspettative previste nel progetto Ingurtosu-Montevecchio che redatto dalla Progemisa con la concertazione degli enti territoriali interessati prevedeva bonifiche, forte riconversione e una gestione ottimale del territorio.
Gianni Vacca
Gruppo Teritorio-Ambiente-Lavoro di Arbus.
Nessuna connotazione politica o partitica: semplicemente una voce della società civile punto di riferimento in un dibattito che non ha mai abbassato la guardia nei confronti di una regione (e degli enti da essa controllata) poche volte mamma troppe volte matrigna. Il gruppo operativo dal maggio 1998 si propone di affrontare i problemi connessi al territorio, l’ambiente ed il lavoro. Da anni si batte per il rispetto integrale degli accordi sottoscritti. In modo particolare il Protocollo d’Intesa firmato nel dicembre del 1995 e l’atto redatto dal notaio Avondola dell’ottobre 1998 entrambi ulteriormente rafforzati dall’art.8/1° comma della L.R. n° 33 del ’98 dove è previsto che…”i beni immobili pervenuti alla Regione per la liquidazione dell’Emsa o delle società partecipate sono ceduti a titolo gratuito ai comuni in cui sono situati, entro sei mesi dalla domanda, a condizione che questa sia accompagnata da un piano di utilizzazione formalmente adottato dall’amministrazione comunale”. «Il gruppo ritiene – a parlare è Salvatore Mastino,uno dei coordinatori – che debba essere adottato quale imprescindibile punto di riferimento lo “splendido” lavoro realizzato dalla Progemisa destinato alla “Progettazione e realizzazione di interventi di risanamento e di recupero delle aree minerarie di Montevecchio Ingurtosu e di opere infrastrutturali per gli insediamenti produttivi”. Una soluzione auspicabile neppure troppo lontana dalla possibile creazione di un’area attrezzata a Parco naturalistico - storico-Geominerario con recupero dei centri minerari di Montevecchio e Ingurtosu così come previsto anche dal vigente Piano Paesaggistico Regionale». (g. v.)
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