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>Forse varrebbe la pena di riscriverla questa storia delle vittime di Gonnosfanadiga: 111 morti e 300 feriti (tra cui decine di mutilati) dopo un bombardamento a trappeto delle “Fortezze volanti “ americane il pomeriggio del 17 febbraio del 1943. Una storia di orrore e di sangue, con polemiche ancora aperte, soprattutto tra quei sopravvissuti che condannano la barbara incursione americana, ritenendola ancora oggi ingiustificabile. Una strage programmata oppure un tragico errore? Dopo settantatre anni non c’è stata ancora una risposta. Le ipotesi sono tante. La più accreditata è che lo stormo di aerei americani sia arrivato sul Monte Linas puntando su Villacidro a S’Acqua cotta, dove si trovava un aeroporto a tre piste, e abbia sbagliato bersaglio. Durante il bombardamento su Gonnosfanadiga sono state individuate tre linee di fuoco e proprio questo particolare farebbe pensare ad un madornale errore. E oggi il sindaco di Gonnosfanadiga Fausto Orrù ha inviato una lettera al presidente degli Stati Uniti perché riconosca l’errore e chieda scusa ai gonnesi. Questa la lettera integrale del sindaco: <Caro Presidente Obama, il 17 febbraio 1943, la comunità di Gonnosfanadiga è stata colpita da un bombardamento terribile causato da aerei militari USA. L’Italia era in guerra, in quel periodo, quindi la Sardegna anche. A Gonnosfanadiga, a valle del monte Linas, nel sud ovest dell’isola, il fuoco di aerei da guerra americani ha causato la morte di 119 persone. Gonnosfanadiga non era un posto militare pericoloso. È stata ed è oggi una cittadina operosa, e i suoi abitanti sono dediti esclusivamente all’agricoltura. Quel pomeriggio d’inverno era completamente estraneo alle caratteristiche climatiche del periodo: il sole splendeva in tutto il paese. Tutti i cittadini, sentendo il rumore degli arerei, in particolare gli anziani e i bambini, sono usciti per le strade per osservarli da vicino. È scoppiato l’inferno alle ore 03:00 gli aerei hanno bombardato la popolazione inerme e le strade trasformate in fiumi di sangue.
Caro Presidente, come amministratori della città, vogliamo chiedere di riconoscere l’errore ufficiale dagli Stati Uniti di questo tragico evento, con tante scuse, e allo stesso tempo vorremmo tramite il nostro Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica, il riconoscimento della medaglia d’oro al valor civile a questa comunità. Inoltre saremmo onorati della sua presenza nella nostra cittadina, sarebbe fantastico per la popolazione>.
Francesco Zurru
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