Bonifiche e riconversione delle aree minerarie: quale futuro?


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>Bonifiche? Punto e a capo, o quasi. Il risanamento ambientale negli oltre cinquemila ettari interessati dalla secolare attività estrattiva, dovuto, voluto e richiesto a gran voce dalle popolazioni locali, sembra possa attendere. Questo inequivocabilmente si evince al termine dell’approfondito dibattito che nell’aula consiliare ha visto confrontarsi, talvolta con qualche vena polemica, l’Assessorato regionale all’Ambiente rappresentato in assenza dell’assessore Donatella Spano dal segretario particolare Andrea Scarpa, Franco Frau docente di Scienze e Tecnologie per l’Ambiente dell’Università di Cagliari, l’amministratore unico di Igea Michele Caria, il parlamentare di Sel/Sinistra italiana Michele Piras e il sindaco Antonello Ecca, il vicesindaco Michele Schirru e l’assessore all’ambiente Gianni Lussu quali rappresentanti dell’amministrazione comunale di Arbus. Il convegno, ben organizzato dall’associazione “Arbus 20.20”, nel pomeriggio ha dato spazio, come da programma, al sopralluogo nei cantieri di Montevecchio Ponente lungo la strada provinciale 66 e al vasto compendio di Ingurtosu-Naracauli-Casargiu-Piscinas. Nella serata invece, nell’aula consiliare, l’interessante dibattito: quello tecnico-scientifico-politico animato dai relatori ai quali si sono aggiunti interventi da parte del numeroso pubblico presente. Troppi i quesiti, troppe le paure! Un problema che dalla chiusura delle miniere, avvenuta nel ’91 e i successivi primi segnali riscontrati nel ‘96 della presenza dei forti elementi di inquinamento nelle acque del rio Irvi-Piscinas, è andato sempre più in crescendo. I piani di bonifica enfatizzati negli anni da numerose dichiarazioni d’intenti, progettazioni, messe in sicurezza, depuratore installato e mai utilizzato, piani straordinari e speciali mai attuati, prende il via ufficialmente nel 2007. Questi piani di bonifica si rivelano però ben presto un’autentica via crucis che nel frattempo non impediscono ai cosiddetti fanghi rossi, miscela esplosiva e fortemente inquinante di piombo, zinco, cadmio, arsenico e altri numerosi metalli pesanti, la continua fuoriuscita dalle gallerie dismesse per poi finire, dopo una lenta e panoramica discesa in quella straordinaria oasi naturalistica, nelle limpide acque di Piscinas. Il territorio è ferito, quasi colpito a morte, l’impatto per gli uomini e tutte le biodiversità presenti in quell’area è desolante e pericoloso. Dal piatto mancano i 40.000.000 di euro che nel 2012 il Cipe deliberò per l’arburese. Un autentico scippo! «No, somma dirottata verso altre priorità”, afferma senza pudore Andrea Scarpa segretario particolare dell’assessore. «Siamo stati costretti - dice il funzionario, tra l’incredulità generale - alle bonifiche di Porto Torres, Furtei e del Rio San Giorgio ad Iglesias. Per l’arburese rimane la momentanea disponibilità di 1.500.000 euro, somma da utilizzare per le progettazioni». Dichiarazioni che stridono e fanno a pugni con quanto dichiarato poco dopo da Michele Caria, amministratore unico di Igea, che ricorda come «Montevecchio - Ingurtosu rappresenti la sfida più grande e impegnativa perché ci si trova di fronte all’area mineraria dismessa più estesa e impervia d’Europa con un elevato tasso di inquinamento permanente. Un inquinamento che solo parzialmente sarà possibile risanare». «Quindi interventi immediati, come e quando?», incalza il giornalista Enrico Fresu, moderatore del dibattito, «Quello esterno sulle discariche con la messa in sicurezza e il rimboschimento delle aree a rischio, mentre per le acque che ininterrottamente fuoriescono dal Pozzo Fais sarebbe ottimale impedire loro di arrivare all’arenile, cosa che peraltro funge anche se solo parzialmente da depuratore naturale». «Igea farà comunque la sua parte - afferma l’amministratore delegato - in sei mesi sarà ultimata la progettazione preliminare e entro un anno quella definitiva anche se è auspicabile che la regione bussi nuovamente al tavolo del Ministero per ottenere nuove risorse». Di particolare interesse l’intervento di Franco Frau, docente di Scienze e Tecnologie per l’Ambiente all’Università di Cagliari, da anni impegnato in un costante monitoraggio delle aree maggiormente a rischio alla ricerca di soluzioni possibili. Un punto di vista estremamente chiaro: «Più del quando sarà importante sapere come le bonifiche verranno fatte. Le bonifiche sono operazioni molto complesse con esiti positivi a livello mondiale molto bassi. Potrebbero, per esempio, essere utilizzate soluzioni innovative trattando la fonte d’inquinamento anche attraverso l’utilizzo dei batteri affinché si possa depurare e ricuperare questi metalli e contemporaneamente bonificare le aree». L’ultimo tra i relatori a prendere la parola è Michele Piras, che spesso e volentieri ha portato attraverso diverse interrogazioni il problema nelle aule parlamentari. «È stata descritta una situazione drammatica, terribilmente compromessa. La Sardegna e in modo particolare questa porzione di territorio avrebbero bisogno di una programmazione seria a lungo termine, di spesa produttiva, magari attraverso nuovi strumenti, vicina nella concezione e negli obiettivi al Piano di Rinascita fatto proprio dall’isola negli anni ’60». Con i saluti e ringraziamenti del vicesindaco Michele Schirru e l’intervento finale dell’assessore all’ambiente del comune di Arbus Gianni Lussu che si dichiara non soddisfatto, anzi più preoccupato di prima anche per gli allarmanti dati epidemiologici presenti nel territorio, cala il sipario su un convegno che rimane di difficile lettura. Con molti dubbi, poche certezze e troppe paure. Anche tra i cittadini. Gianni Vacca 06fo- arbus piscinas rio irvi  dall'alto itinnatura3intro_d0 06fo- arbus rio irvi spiaggia taglio prima 06fo- arbus rio irvi spiaggione piscinas  

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