Bonifiche nell’ex miniera d’oro


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>La corsa all’oro nella miniera di Furtei (sinora la prima e unica in Sardegna dove si sia estratto questo prezioso materiale) è finita nel 2009 dopo che, a partire dalla fine degli anni ’90, la SGM (Sardinia Gold Mining, compagnia gestita prima da australiani, poi da un gruppo canadese, e infine da altri australiani) è stata capace di creare, fra luci e ombre, un buon indotto economico. Durante questo lasso di tempo il ciclo industriale, pur con problematiche di varia natura, ha prodotto circa cinquemila chili d’oro, oltre seimila tonnellate d’argento e altre ventimila di rame, con un numero di occupati che ha oscillato, a seconda dei periodi di minore e maggiore produttività, fra le settanta e le centoventi unità. Visti i numeri viene spontaneo chiedersi: perché una realtà unica nell’isola come quella di Furtei (le cui ex miniere comprendono anche i territori di Serrenti, Guasila e Segariu) ha dovuto chiudere i battenti? La spiegazione, si evince da più fonti, è da ricercarsi principalmente nella crisi economica internazionale iniziata nel 2008 che ha determinato un aumento dei costi progettuali e di estrazione, portando la SGM a un punto di non ritorno del piano di investimento; il tutto nonostante, secondo gli esperti, quel sottosuolo sia, seppur poco esteso, particolarmente ricco di giacimenti aurei. Ciò che è accaduto successivamente è sotto gli occhi tutti; col fallimento della società il sito è stato abbandonato e si presenta oggi come peggio non avrebbe potuto: impianti fermi, cumuli di cianuro (il materiale utilizzato per l’estrazione dell’oro, fortemente nocivo per la salute degli ecosistemi) e un paesaggio completamente devastato e trasformato rispetto a quello che si poteva ammirare prima dell’inizio delle attività minerarie. Risultano circa trecento gli ettari inquinati e rimangono a rischio contaminazione soprattutto i ruscelli e l’intero sistema delle acque. Nel corso di questi anni, al fine di limitare i danni, si sono susseguite una serie di ordinanze che, di volta in volta, hanno imposto divieti agli agricoltori che coltivavano attorno a quelle aree. Una storia surreale con dei connotati inversamente proporzionali al principio di “chi sporca paga”. Oltre al danno, quindi, anche la beffa, visto che dal punto di vista giudiziario si è dovuto assistere a dei confusi rimpalli di responsabilità su chi questo scempio ha contribuito a crearlo. Molto chiaro è invece il metodo attraverso cui verranno pagate le bonifiche: lo si farà con soldi pubblici. Tradotto: a pagare saranno i cittadini ovvero coloro che hanno dovuto assistere passivamente alla fuga della SGM, la società che, grazie ai giacimenti auriferi di Furtei, ha fatto i propri interessi economici lasciando in eredità un territorio devastato da un punto di vista ambientale. E quando si parla di denaro, non si tratta certo di bruscolini, visto che per portare a termine le operazioni di bonifica, serviranno ben 65 milioni di euro.

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Dopo anni di promesse ecco però arrivare, agli inizi dello scorso agosto, la dichiarazione della Regione Sardegna che annunciava la disponibilità dei fondi per l’inizio degli interventi. Gli intenti sarebbero dovuti essere quelli di iniziare subito dopo l’estate: al momento, tuttavia, neppure un centimetro di terra è stato ancora smosso. Sulla questione è il sindaco di Furtei, Nicola Cau, a fare il punto della situazione: «La Conferenza di Servizi (organo collegiale composto da diversi membri, fra cui anche il Comune di Furtei ndr) ha approvato il progetto definitivo operativo degli interventi di bonifica e messa in sicurezza dell’area mineraria dismessa di Santu Miali. Il quadro economico (ovvero tutte le operazioni da fare ndr) ammonta a 65 milioni di euro e attualmente ve ne sono disponibili 34. Rimangono pertanto da reperire circa 31 milioni di euro. Con le risorse attualmente disponibili la società Igea sarà in grado di eseguire la cosiddetta “Fase 1” che è prioritaria e prevede: la messa in sicurezza dell’area, l’isolamento delle sorgenti di contaminazione, la messa in sicurezza del bacino degli sterili (il famoso lago di cianuro ndr), il recupero e messa in sicurezza dei vuoti minerari, l’asportazione delle discariche minerarie e il trattamento delle acque acide. La successiva “Fase 2” invece, che prevede interventi sugli impianti che venivano utilizzati per la lavorazione dei materiali estratti e che dovrebbe partire dopo il completamento della “Fase 1”, non potrà partire sino a quando non verranno reperite le risorse mancanti. Il Comune di Furtei e i membri della Conferenza di Servizi, chiedono che vengano immediatamente messe a disposizione i fondi non stanziati, vi siano tempi celeri per l’inizio della “Fase 1” e che le opere effettuate siano di alta qualità». Al momento manca ancora un nullaosta (denominato UTR, Unità Tecnica Regionale) per il quale, tuttavia, sembra ci siano dei tempi certi per la sua acquisizione; solo quando si disporrà di questo documento le operazioni della “Fase 1” potranno (finalmente) avere inizio.

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Quali i tempi previsti per il tanto auspicato avvio? «Preso atto del fatto che non ci sarà alcuna gara d’appalto – conclude il sindaco – in quanto le operazioni saranno portate avanti dalla società Igea che appartiene alla Regione Sardegna, ci è stato detto che l’inizio delle operazioni, se non ci saranno ulteriori intoppi, dovrebbero essere stimate per l’inizio del prossimo anno».

Simone Muscas

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