Campo di concentramento a Fertilia: unica realtà operativa in Sardegna


di Lorenzo Di Biase
La sezione di Alghero dell'Ente Sardo di Colonizzazione, diretta da Giulio Tallachini grazie a un accordo con la Direzione Generale dei Servizi di Guerra, alla fine del 1942 ottiene l'assegnazione di circa 300 internati civili segnalati dal Prefetto di Zara come idonei a svolgere lavori e già internati nel campo di concentramento di Molat. Gli internati civili arrivano al campo di concentramento di Fertilia adibito al lavoro coatto in due diversi scaglioni. Il primo, composto da 75 persone, il 26 gennaio 1943, mentre altri 198 internati arrivano quasi due mesi dopo, esattamente il 23 marzo. In tutto   risulta che gli internati a Fertilia sono 275. Nonostante tutti gli internati siano stati dichiarati abili al lavoro dal Prefetto di Zara, l'internamento a Molat- uno dei campi fascisti per internati civili più pesanti per quanto riguarda alimentazione, igiene, ma anche violenza - ha certamente lasciato il segno sulla salute fisica e psichica dei croati, al punto che l'ufficiale sanitario propone l'allontanamento dal campo di ben 36 internati.  A parte i diversi ricoveri ospedalieri, nessun internato è mai stato trasferito dal campo nonostante le indicazioni fornite dal medico. I croati vengono da subito impiegati nei lavori agricoli, nella costruzione di strade e di edifici. L'Ente Sardo di Colonizzazione redige delle liste quindicinali in cui annota il tipo di lavoro, il nome o il numero dell'internato e le rispettive ore di mano d'opera prestate. Alla fine di queste liste c'è la notazione dell'avvenuta corresponsione del salario da parte di un incaricato dell'Ente controfirmata dal comandante del nucleo dei Carabinieri del campo che dichiara di aver presenziato alle paghe dei salari. Il 15 gennaio 1943 il Ministero della Guerra emana una circolare in cui stabilisce norme e criteri per l'utilizzo da parte di privati della mano d'opera di prigionieri di guerra e internati civili presso aziende private. Con questo atto il Ministero equipara il loro trattamento economico a quello dei vigenti contratti collettivi di lavoro.  Questo non significa però che agli internati civili di Fertilia venga corrisposto lo stesso salario di un lavoratore agricolo. Infatti, dalle liste redatte con cadenza quindicinale risulta che l'Ente Sardo di Colonizzazione assegna agli internati civili delle paghe comprese tra 4,5 e al massimo 6 lire al giorno. La vigilanza e la disciplina del campo e l'accompagnamento degli internati sui luoghi di lavoro è affidata al contingente dei Carabinieri del nucleo presente nel campo di concentramento al comando del maresciallo Angelo Lecca. Il campo era formato da tre baracche con finestre chiuse da inferriate. Un'altra baracca serviva da alloggio per i Carabinieri di guardia. Il campo era recintato da filo spinato e sorvegliato da una torretta di guardia. Gli internati dormivano in letti a castello da due posti. Il lavoro principale era la costruzione di una strada e si svolgeva dalla mattina fino alle cinque del pomeriggio. La domenica era giorno di riposo. Poi, probabilmente anche a causa dello sbarco alleato in Sicilia, gli internati di Fertilia vengono trasferiti al campo di concentramento di Renicci. Il 26 luglio il campo viene chiuso.

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