Capo Frasca, si chiude davvero?


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>«Nulla sarà più come prima, l’iter iniziato sarà inarrestabile e si concluderà con la graduale dismissione dei poligoni di Capo Frasca e Teulada e la riconversione di Quirra». Queste le parole pronunciate da Gian Piero Scanu, deputato olbiese del PD e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, al termine della visita di quattro giorni (4/7 ottobre) nelle delicatissime aree di La Maddalena, Quirra, Capo Frasca e Teulada. Buone notizie dunque, salvo imprevisti, per i numerosi comitati “No Basi” che da anni operano in Sardegna che hanno accompagnato il tour nell’isola della commissione con i consueti (e pacifici) presidi, sit-in e comizi antimilitaristi. Il percorso che pare essere irreversibilmente giunto al capolinea ebbe inizio a metà degli anni ’80 quando il sardista Mario Melis, allora presidente della giunta regionale, pose con forza al governo centrale di Roma la questione del disequilibrio nella ripartizione del peso delle servitù militari che vedeva (e vede tutt’ora) l’isola costretta ad ospitare una eccessiva presenza militare. Il possibile evolversi della situazione verso la possibile dismissioni delle basi vede però la forte contrapposizione dei soliti “romantici” militaristi, delle alte sfere dell’esercito e dello stesso ministero della Difesa in perenne alta tensione con la commissione parlamentare intenzionata in ogni caso a presentare entro la fine dell’anno una legge in cui si imporrà la chiusura di Capo Frasca e Teulada e la riconversione di Quirra. In mezzo l’opinione pubblica, i cittadini e le popolazioni interessate fortemente preoccupate dell’eventuale vuoto economico-occupazionale che le dismissione potrebbero lasciare. Va anche detto che oggettivamente la ricaduta occupazionale di maestranze civili nei poligoni (compreso soprattutto Capo Frasca) è abbastanza contenuta se non irrisoria con un indotto quasi del tutto assente  mentre va decisamente meglio sotto questo punto di vista per le Basi militari vere e proprie quali Decimomannu e, fino a qualche anno fa, La Maddalena che possono e potevano contare su centinaia e centinaia di buste paga. L’epilogo che si prospetta chiude anni e anni di polemiche e di paure per le popolazioni interessate sfociate con le indagini che Domenico Fiordalisi per la procura di Lanusei e Emanuele Secci per quella di Cagliari hanno aperto rispettivamente per Quirra e Teulada. Niente bonifiche per ora, rimaste solo sulla carta, compreso il mancato utilizzo degli irrisori 75 milioni di finanziamenti già stanziati allo scopo. Il quadro è desolante, lo scenario, soprattutto per Quirra, il poligono più oggetto di indagini, é quasi apocalittico con una sinistra didascalia che è tutto un programma: la “Sindrome di Quirra”. Sindrome che ha regalato una lunga catena di morti e malattie sospette, pastori e soldati ammalati di tumore o leucemia, agnelli nati deformati nei pascoli adiacenti o situati all’interno del poligono.

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I NUMERI.

65% delle servitù militari italiane si trova in Sardegna a fronte di una popolazione pari al 2% di quella nazionale. 35 mila gli ettari occupati nell’isola da demanio militare con ben 13 mila ettari che subiscono limitazioni totali. Decine e decine di migliaia gli ettari di aree marine interdette alla pesca e alla navigazione. Infine sono 80 i chilometri di costa occupati dalle servitù militari interdetti e non accessibili. Tutti e tre i poligoni vennero istituiti nel 1956. Mai concordati né con la Regione tantomeno con i comuni interessati. Ricordiamo che l’impianto giuridico delle servitù militari é applicato nei fatti, nonostante il suo status di Regione a statuto speciale, al di sopra e al di fuori di qualsiasi sfera di sovranità totale o parziale della regione Sardegna.

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CAPO FRASCA. 

Del tutto particolare la situazione di Capo Frasca, parente povero nel ricco panorama dei poligoni sardi. Con 1.460 ettari interessati é il terzo poligono d’Europa. Una bella porzione di territorio prima dedito all’allevamento, alla pesca e altre attività connesse, ricavato a nord della costa arburese tra Punta dello Schiavone e Capo Frasca. Le ricadute (negative) sul territorio comprendono il divieto di esercitare la pesca nello specchio d’acqua (tre miglia quadrate circa) antistante i confini sopracitati e il forte condizionamento che la presenza militare pone verso la definitiva crescita turistica dell’area. Capo Frasca ricordiamo è un poligono da tiro  utilizzato dalle aeronautiche e dalle marine tedesche e Nato per esercitazioni di tiro a fuoco aria-terra e mare-terra  strettamente collegato, quindi base operativa, all’aeroporto di Decimomannu che rappresenta la base aerea più attiva d’Europa. Per anni trascurato dai mass media, in sessant’anni di attività quasi mai messo in discussione dalle istituzioni (la prima commissione consiliare è nata solo nell’aprile del 2010) tantomeno dalle popolazioni locali e mai oggetto, ne da parte pubblica ne da parte privata, di rivendicazioni di indennizzo. Se non negli ultimi tempi quando le numerose cooperative e i pescatori di Arbus, Oristano, Terralba, Santa Giusta, Cabras, Arborea e Marrubiu che coinvolgono in tutto oltre quattrocento famiglie, fortemente preoccupati dalle sempre maggiori difficoltà ad esercitare la loro attività hanno iniziato a rivendicare sempre con maggiore forza i benefici che un protocollo d’intesa firmato nel 1999 tra il ministero della Difesa e la Regione riconosce già da tempo ai pescatori di Teulada e Quirra. È questo altresì l’oggetto dell’interrogazione parlamentare di qualche giorno fa che l’on. Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia), primo firmatario, ha presentato alla presidenza del consiglio dei ministri nell’intento di conoscere quali iniziative il governo intenda assumere per il “via libera” finanziario necessario a dare seguito alla risoluzione già approvata dalla commissione difesa della camera. Interrogazione che va ad aggiungersi alle numerose iniziative parlamentari già assunte anche dal sen. Michele Piras (Sinistra Italiana) da tempo impegnato nel tentativo di una smilitarizzazione dell’isola. Per adesso le uniche concessioni ottenute sono gli impegni stagionale del “no fly” sulle zone a maggior concentrazione turistica nel periodo estivo e gli indennizzi monetari riconosciuti dalla L.104/92 in disponibilità nelle casse del comune di Arbus ogni 4 anni per un importo complessivo di 1.200.000 euro circa. Una boccata d’ossigeno per il bilancio comunale utilizzabile per opere pubbliche di varia natura che certamente però  non vanno a compensare l’impoverimento causato al territorio dalla presenze dei militari e le mancate ricadute economiche. La visita della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito all’interno del poligono di Capo Frasca alimenta comunque anche il dibattito tra le forze politiche locali. «Il comune - dice il vicesindaco Michele Schirru, presente al pari del sindaco Antonello Ecca sia per l’audizione della commissione relativa all’inquinamento sia perla vertenza pescatori - chiede di attivare analisi indipendenti sul suolo e sulle acque del poligono per capire lo stato di qualità dell’ambiente e di una eventuale presenza dell’inquinamento». Di denuncia per mancato coinvolgimento la posizione di Gianni Lampis capogruppo in consiglio comunale di “Arbus Civica”:«Contesto il fatto che il sindaco si sia presentato in audizione alla commissione parlamentare senza aver avuto la serietà istituzionale di sentire prima il consiglio comunale e tantomeno l’apposita commissione. Inoltre non appare ancora chiara la posizione della maggioranza sul futuro del poligono. Il sindaco dice che è una risorsa, mentre di diverso avviso è il suo vice che ne auspica una  chiusura immediata».

Gianni Vacca

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