«La scelta di questa forma estrema di protesta», spiega il sindacalista, «nasce dall’impossibilità per la nostra categoria di poter esercitare il diritto di sciopero». Così, «l’autoconsegna in carcere», aggiunge Atzeni, «consiste nel fatto che il personale al termine del proprio turno di servizio rimane all’interno dell’Istituto senza tornare alla propria abitazione». La forma di protesta è stata adottata dopo che la direzione del carcere ha fatto sospendere il servizio navetta che trasporta il personale dall’Istituto al paese di Arbus vista la riduzione delle risorse sull’apposito capitolo riguardante le spese per l’esercizio e la manutenzione dei mezzi di trasporto nonché la mancanza di direttive da parte dei superiori uffici dipartimentali riguardanti il mantenimento del servizio stesso. «Chiediamo a tutti gli organi istituzionali, ognuno per la propria parte», si appellano ora le organizzazioni sindacali, «opportuni atti tesi ad alleviare le sofferenze di tutto il personale che quotidianamente presta la propria opera lavorativa consentendogli quindi di svolgere serenamente il mandato istituzionale affidatogli».
G. L. Pa.
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