La speranza di vedere il primo importante tassello partire, e cioè Funtanazza, era ormai tangibile e prossima alla meta, quando improvvisamente è crollata come un castello di carte, travolta dalla burocrazia, dai funzionari, da leggi contradditorie e incomprensibili, e da valutazioni di tipo personale inopportune e che hanno travalicato le stesse leggi, ipotizzando ulteriori e nuovi vincoli.
Non voglio certo intromettermi in questioni tecniche e giuridiche ma trovo assurdo quanto sta accadendo, e sono preoccupato come tutta la comunità del nostro territorio.
Non si capisce come si possano invocare impatti ambientali, tutele di beni prossimi ormai al crollo e alla perdita totale, quando di parla di ricostruire dov’era e com’era una struttura molto simile all’originale, nella stessa posizione.
Che danno ambientale sarebbe? Nessuno. Anzi si avrebbe finalmente una vera tutela dell’ambiente.
Che perdita di beni identitari sarebbe? Nessuna! Ma si avrebbero subito centinaia di occupati, ci sarebbe un impulso all’indotto, un incremento per le località turistiche dell’interno e la possibilità di tutelare altri beni.
Chi si mosse nella babele dei quasi quaranta enti coinvolti quando la struttura venne legalmente saccheggiata? Quando nel 1994 la allora proprietà autorizzò la Diocesi di Iglesias ad andare a Funtanazza e portar via tutto quello che era all’interno: gli arredi, gli impianti e le attrezzature. Vennero smontati anche tutti gli armadi su misura ed ogni attrezzatura fissata alle strutture.
Tutto ciò in aggiunta al saccheggio dell’archivio del palazzo della Direzione di Montevecchio trasportato a Iglesias ed estirpato dai luoghi di appartenenza e dove dovrebbe finalmente ritornare. Abbiamo una comune cultura mineraria ma il guspinese-arburese nulla aveva a che fare con il sulcis iglesiente.
Il Parco geominerario per esempio, ma anche l’Igea, dovrebbero occuparsi di queste cose, riportare il maltolto alle comunità di appartenenza e non tanto porre vincoli ed ostacoli per le prospettive di rinascita dei nostri comuni.
Se il progetto di ricostruzione non dovesse andare avanti cosa dobbiamo aspettarci? Chi si preoccuperà di impedire che la struttura collassi definitivamente da sola? Chi impedirà il definitivo disastro ambientale della località? Chi si preoccuperà degli ulteriori giovani che abbandoneranno i nostri comuni?
Tra l’altro il piano proposto per la costa di Arbus alla base del progetto Funtanazza, non è stato redatto dal geometra di Sassusiccu ma dall’Architetto Boeri, personalità di assoluto prestigio internazionale e celebrato per le sue opere come il Bosco verticale di Milano, è possibile che qui abbia preso un granchio così grosso?
Chiediamo uno sforzo alla politica regionale, fate leggi apposite, date linee chiare su come si procede, esautorate per legge le decine di funzionari che nulla hanno da dire, che non possono minimamente confrontarsi con i tecnici che hanno redatto i progetti. Togliete la burocrazia preventiva, gli iter infiniti fatti di forma e non di sostanza. Come chiedono da anni gli 80 sindaci del Parco, togliete la competenza al Parco di geominearario nel pronunciarsi sulle pratiche edilizie dei comuni. Però fate in fretta.
Credo di parlare anche a nome di tutti i Sindaci del territorio quando dico che non se ne può più, basta con la burocrazia, basta con gli iter infiniti, basta con i vincoli assurdi, i tempi sono abbastanza maturi per cambiare registro per allinearci con le nazioni più evolute.
Giuseppe De Fanti
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