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>L’edilizia storica di Guspini costituisce un patrimonio complesso, ci ha consegnato architetture che nel tempo hanno subito processi di modificazione anche molto radicali, che hanno comportato la formazione di sistemi edilizi estremamente stratificati. Per esempio, nella maggior parte dei centri storici ancora a metà ‘800 quasi due terzi delle case risultano essere, nei censimenti comunali, composte da una o due stanze. Un patrimonio di “cellule elementari” che poi nel corso dell’800 e dei primi decenni del ‘900 viene sostanzialmente incrementato, ampliato, sostituito.

La forma più radicale di questa trasformazione è il palazzo, che noi oggi percepiamo come punto di eccellenza del percorso storico, ma che in realtà costituiva una drastica modernizzazione, spesso con distruzioni altrettanto drastiche del preesistente tessuto.
Tralasciando al momento ogni tipo di analisi delle cause e dei livelli di modificazioni o di distruzioni avvenute nei centri di antica e prima formazione, verificatesi in maniera assai diversificata nelle diverse aree, una prima valutazione correla i fenomeni di alterazione in misura notevole alle tipologie e alla durevolezza dei materiali di costruzione utilizzati, che vanno dal granito alla terra cruda. Nei centri del granito e della pietra, in Sardegna, la configurazione degli edifici e degli agglomerati consente in linea di massima, più che in altri contesti, una accettabile leggibilità delle trame e riconoscibilità dei caratteri identitari.
Tuttavia, malgrado gli sforzi della Regione e delle amministrazioni comunali, fra cui quella di Guspini, che si prefiggono di suggerire criteri generali per una corretta applicazione delle norme anche attraverso l’analisi di esempi da imitare e da non imitare, sta una visione non cristallizzata dell’intero processo storico: nello stesso momento in cui si riafferma la centralità del patrimonio architettonico e urbano-storico nelle scelte strategiche per il paesaggio e il nuovo modello di sviluppo della Sardegna, la Regione riafferma anche i contenuti contemporanei del recupero del costruito storico e sottolinea la consapevolezza del carattere processuale e di perenne modificazione, anche degli stessi interventi di restauro, all’interno dei centri storici.
L’elemento chiave, fortemente ribadito da tutto l’impianto del PPR, non sta portando gli effetti sperati. Importanti edifici storici del paese stanno scomparendo, perché di proprietà di privati che non hanno fondi e interessi per recuperarli.
La preminenza dei valori storici del contesto, il contenuto di documento dell’identità presente in ogni manufatto edilizio storico, anche quando si tratti di quell’edilizia “minore” che spesso sinora è stata oggetto di degrado, distruzione o travisamento, per lo più proprio a causa della perdita di consapevolezza dei valori in essa contenuti sono da privilegiare. Proprio per questo servono linee guida per l’acquisizione ai comuni di questi locali, con la consapevolezza che essi sono inscindibilmente connessi in ogni fase del processo di recupero e riuso del costruito storico, e che solo da una consapevole sintesi di questi due momenti può derivare un insieme di interventi capace di migliorare la qualità della vita nei centri storici.
Mauro Serra© Riproduzione riservata