Una richiesta che nasce alla luce dei dati epidemiologici sulla peste suina africana nell’isola, nessun focolaio negli allevamenti domestici da metà settembre 2018 e nessun caso di malattia in corso riscontrata nei cinghiali da aprile 2019.
«Oggi in Sardegna abbiamo un quadro epidemiologico con una scarsa o inesistente circolazione del virus, un risultato inimmaginabile fino a poco tempo fa e che, secondo l’ultimo rapporto di maggio 2020 realizzato dall’Unità di progetto per l’eradicazione della Psa, imporrebbe un cambio di rotta forte per venire incontro alle aziende suinicole della Sardegna».
«Dossier alla mano» continua Erbì «ci sono tutti i presupposti per superare l’embargo sulle carni suine e sui salumi che impedisce al comparto regionale di raggiungere i mercati fuori dalla Sardegna. Ancora adesso le carni suine e i prodotti trasformati si possono movimentare solo per il mercato locale, mentre i trasformatori continuano ad approvvigionare i propri centri di produzione con carni provenienti da mercati extraregionali, inserendo in questo modo ulteriori elementi di concorrenza e di indebolimento del comparto. Circa l’80% delle carni suine consumate o lavorate sull’Isola arriva da fuori Sardegna. Il presidente Solinas e l’assessora dell’Agricoltura, Gabriella Murgia, si rivolgano ai ministri Speranza e Bellanova e vadano a Bruxelles per chiedere con forza la rimozione delle barriere restrittive che separano il settore suinicolo regionale dallo sviluppo», conclude Francesco Erbì.
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