"Codice rosso", un aiuto tempestivo per le donne vittime di violenza


di Silvia Pintus I traguardi raggiunti negli ultimi anni nella battaglia contro la violenza sulle donne sono notevoli, grazie anche all'attività delle associazioni e all'interesse e al sostegno dimostrati dalla collettività. Se, solo fino a pochi anni fa, le donne vittime di violenze, spesso attuate all'interno dello stesso nucleo familiare, avevano timore di chiedere aiuto, sono tante le vittime oggigiorno che decidono di denunciare. Da questo punto di vista, anche l'utilizzo dei mass media e soprattutto di internet, ha aiutato le donne vittime di violenza a uscire allo scoperto: tramite i vari canali di comunicazione le vittime hanno modo di confidare le loro situazioni drammatiche, chiedendo supporto e capendo così di non essere sole. Altro grande punto di svolta è la legge sullo stalking che, per quanto possa sembrare assurdo, fino al 2009 non era inclusa nel nostro sistema giudiziario: le vittime di stalking, tormentate da individui che commettono atti persecutori e di invadenza della sfera privata, i quali spesso sfociano in atti di violenza, sono state tutelate con l'inserimento della legge apposita tra i delitti contro la libertà morale. Tale necessità è nata in seguito all'allarmante crescita, in Italia, di casi legati alla violenza sessuale e ai femminicidi. Tuttavia, qualcosa nel sistema continua a non funzionare. Sappiamo bene che molte donne, pur avendo avuto la forza di denunciare i casi di violenza e di stalking, non sono state aiutate tempestivamente. Siamo anche consapevoli di come questo le abbia portate alla morte per mano dei propri aguzzini. Una situazione che ha provocato ira e tristezza, a causa di una legge che avrebbe potuto salvare delle vite ma che, per colpa dei rallentamenti burocratici, si è rivelata spesso inefficace. A questo proposito, è nata la proposta del "Codice rosso": il disegno di legge è stato approvato nel novembre del 2018 e punta all'avviamento più tempestivo dei procedimenti penali che riguardano i casi di violenza sulle donne. Il "Codice rosso" propone l'obbligo per la polizia giudiziaria di intervenire con la comunicazione immediata al pubblico ministero, che deve avviare le attività di indagini entro 72 ore, dopo aver acquisito informazioni su casi urgenti riguardanti atti persecutori, violenze sessuali, lesioni aggravate e maltrattamenti in un contesto familiare o di convivenza. La vittima dovrà essere sentita, dunque, entro tre giorni dalla denuncia, dal pubblico ministero, per far sì che si intervenga al più presto con eventuali provvedimenti di protezione o di allontanamento. Si tratterebbe di un enorme passo avanti, alla luce dei drammatici casi in cui, dopo aver denunciato con la speranza di essere aiutate e protette, molte donne sono state aggredite o uccise. Non bisogna sottovalutare la pericolosità di alcuni individui i quali pretendono che la donna sia un oggetto di loro esclusiva proprietà: ogni momento prima dell'intervento da parte delle autorità potrebbe essere fatidico per una donna in una situazione di violenza e di sopprusi, soprattutto se all'interno di un contesto di convivenza o di un rapporto affettivo, seppur terminato. Il "Codice rosso" dovrebbe essere pronto entro la fine dell'anno, tramutandosi finalmente in legge.

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