more
>Come creare lavoro? Con i dati della disoccupazione alle stelle, il tema è più che mai attuale! Eppure non si è fatto abbastanza per stimolare la crescita dell’economia locale partendo dall’individuazione dei consumi reali. Si parla di mercato non di cose campate in aria. Per andare al cuore della questione possiamo dire che la Sardegna è rimasta senza un progetto di sviluppo finalizzato al mantenimento dell’ecosistema e dell’occupazione. E quando qualcosa si è mosso fuori dal “sistema regione”, i primi ad eludere quel “qualcosa” sono stati consiglieri regionali, assessori e deputati e una parte dell’informazione che cercava di minimizzare le attenzioni verso le attività produttive prestare dagli enti locali e dagli enti intermedi. Dopodiché non credo che si possa addossare solo ai politici tutta la responsabilità della mancanza di un Progetto di sviluppo concreto.
Villacidro 3_09_2011 Operai della Keller in assemblea permanente Foto Simone Nonnis[/caption]
Le alte burocrazie non ne sono esenti di sicuro. In assenza della voce dei partiti e delle altre organizzazioni sociali sulle questioni della ripartenza dell’economia isolana la disinformazione messa in campo dai detrattori ha avuto gioco facile per mantenere lo status quo. È vero dal 2007 in poi, la politica regionale, ha continuato a fare le stesse cose senza un’attenta lettura del territorio e delle sue esigenze: Infatti non sono mai stati osservati i consumi zootecnici ai fini della programmazione strategica. Curiosamente le ingenti importazioni di granaglie non sono mai state oggetto di dibattito. Come si può pretendere che le cose cambino? Ma anche sulle cose ben fatte l’indifferenza dei governi che si sono succeduti ha prodotto danni consistenti. La riforma degli Enti agricoli, per esempio, dopo essere stata approvata è stata abbandonata a se stessa, ha perso completamente la sua ambita efficacia. Non averla corretta in corso d’opera, ha prodotto un disastro con la cancellazione delle attività vivaistiche.

Buttare al vento un enorme patrimonio di lavoro ed esperienze ha significato colpire al cuore l’economia della Sardegna. Cinque miliardi della vecchie lire era il fatturato della vendita delle piantine dell’ex Consorzio per la Frutticoltura di Villasor. Oggi, che che se ne dica, la prima voce di spesa degli investitori nei comparti frutticolo e vitivinicolo va a favorire, in primo luogo, le regioni che hanno conservato i vivai. Non so quanti ci hanno pensato, ma il Psr della Sardegna, la sua prima utilità in termini di lavoro la sprigiona in Sicilia, Puglia, Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Umbria. Bisogna invertire questa tendenza. Con la necessità che abbiamo di aumentale, la Plv ci troviamo ancora con delle terre pubbliche incolte da assegnare; eppure l’Assessora Falchi, concedendo i primi 700 ettari di Agris, ha dimostrato che le buone pratiche possono essere regolarmente attuate ed apprezzate.
[caption id="attachment_13906" align="alignnone" width="450"]
Villacidro 18_01_2008 L'ultimo sciopero nello stabilimento Keller Foto Simone Nonnis[/caption]
La Sardegna importa ciò che occorre per l’alimentazione integrativa del suo grande patrimonio zootecnico; non aver considerato questo dato pone più di un dilemma. Ma le stesse categorie dei contadini e dei pastori non hanno creduto abbastanza sulla sovranità alimentare zootecnica per uscire dalle emergenze. Eppure si sarebbe potuta immettere liquidità in più nel sistema economico regionale. L’atro fronte che avrebbe potuto creare più lavoro riguarda il turismo. Ma la politica dei vari governi regionali non ha puntato con risolutezza sulla continuità territoriale. Altro che “Zona franca” confusa ed inattuabile nel breve periodo. Vuoi portare gente in Sardegna? Si abbassino i costi dei biglietti aerei come fanno da altre parti. Vuoi puntare sul turismo? Fai la continuità territoriale e valorizza l’ecosistema mettendolo in sicurezza. In sintesi, gli interventi strategici primari che possono incidere per cambiare la condizione socio economica dei sardi in tempi sostenibili dovranno riguardare la continuità territoriale e la cura agro eco ambientale del territorio, con l’idea che senza il contadino si perde la campagna, ossia il contenitore che circonda i comuni con i loro beni produttivi, artistici, culturali e paesaggistici che, in definitiva, piacciono pure ai turisti colti.
Fulvio Tocco© Riproduzione riservata