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>La compagnia barracellare sanlurese nasce nei primi anni del 1800 e da quel momento, a differenza di altre compagnie isolane, non ha mai smesso di esistere. Con i suoi 32 membri è una delle compagnie più grandi della Provincia del Sud Sardegna. Essa nasce esclusivamente nel ruolo di polizia rurale dedita al controllo dei terreni agricoli e in base alla legge regionale di “organizzazione e funzionamento delle compagnie barracellari” si occupa anche dell’aspetto assicurativo.

Come ci ricorda il comandante ora in carica dei barracelli di Sanluri, Salvatore Pau, attualmente i compiti della compagnia sono molteplici e più variegati rispetto agli originari che si limitavano al controllo delle campagne.

Tra le mansioni che caratterizzano il lavoro dei Barracelli, assai importante è sicuramente il servizio antincendio, attuato grazie a un protocollo di intesa con la protezione civile e la guardia forestale, che si concentra in modo maggiore tra il 1 giugno e il 31 ottobre; la sorveglianza di beni mobili e immobili del Comune, quali siti archeologici e parchi comunali: fondamentale e costante è dunque un servizio di pattugliamento sul territorio; la collaborazione con la Asl per la sanità pubblica, tra i cui interventi si ricordano la cattura e il controllo delle cornacchie e delle nutrie; infine, continuativamente al controllo e alla salvaguardia del territorio, non è da dimenticare l’aiuto che i barracelli offrono in caso di calamità naturali, quali le due semi alluvioni che colpirono Sanluri nel 2008 e nel 2013: essi furono i primi a intervenire in piena notte.

Così, la compagnia barracellare, oltre a lavorare a stretto contatto con i cittadini privati, affianca il lavoro dell’amministrazione comunale, dell’arma dei carabinieri, polizia, vigili del fuoco, corpo forestale e protezione civile, diventando a tutti gli effetti un aiuto concreto e una sicurezza in più per tutta la comunità. «Il nostro scopo principale è quello di tutelare l’ambiente per il benessere pubblico» afferma il segretario della compagnia, Paolo Floris, mentre il comandante aggiunge che la fortuna è quella di avere a che fare con un paese, Sanluri, tranquillo e rispettoso. «Oggi per diventare barracello è sufficiente inoltrare la domanda di accesso che viene controllata ed esaminata dagli organi competenti e così ammessa o respinta in base ai requisiti. La compagnia, io personalmente, la vedrei diversamente: se una persona è idonea, io istituzione, terrei un corso alla fine del quale è necessario superare l’esame conclusivo per diventare barracello. Oltre a ciò terrei altri corsi di aggiornamento, almeno ogni due anni», sostiene Salvatore Pau a favore di una campagna di sensibilizzazione che possa far crescere la compagnia, anche per quanto riguarda le adesioni giovanili.

«C’è poca informazione su quello che davvero facciamo», aggiunge il comandante, «molti non sanno che non ci occupiamo più solo di terreni agricoli, e non essendoci più giovani legati alla campagna, non pensano di far parte di questo gruppo; siamo contenti che recentemente due ragazzi, di 18 e 21 anni, siano entrati nella nostra squadra». La paura è quella che presto le compagnie barracellari, così importanti per il nostro territorio, smettano di esserci. «Questa è un’istituzione che ha più di duecento anni e non vorrei che passasse alla storia con la nostra generazione. Non ti porti a casa niente da questo lavoro, per tale motivo lo associo al volontariato anche se di fatto non lo è, il riconoscimento più grande resta l’affetto e il bene che la cittadinanza ci trasmette», conclude il comandante Pau.
Fabiola Corona© Riproduzione riservata