Hai un figlio? E, purtroppo, abbandoni il lavoro. È un dato allarmante quello che, nell’isola, vede sempre più donne rinunciare al lavoro per crescere e accudire un figlio. Nel 2017 sono state 592 le donne e 90 gli uomini che hanno lasciato il lavoro per la famiglia e nel 2018 i dati non sono stati migliori, anzi, si è avuto un aumento. 655 donne e 135 uomini. Un fenomeno lento ma in forte crescita quello dell’abbandono del posto di lavoro che causa danni irreversibili al tessuto economico-sociale non solo regionale ma anche delle famiglie, costrette a ridurre drasticamente il proprio reddito. Quali sono le ragioni? Le dimissioni volontarie per maternità/paternità sono legate alla difficoltà da parte di madri e padri di conciliare la cura del figlio con le esigenze lavorative e spesso, chi prende questa decisione, sono lavoratrici e lavoratori di fascia reddituale molto bassa che lavorano in piccole realtà commerciali, di assistenza sociale o nella ristorazione. Chi sono questi “obbligati” disoccupati? Si tratta soprattutto di persone tra i 35 e i 45 anni (552) e tra i 29 e i 34 (425) di nazionalità prevalentemente italiana, solo in lontananza si intravedono persone di origini straniere ma rappresentano una piccolissima percentuale in questo scenario.
"Il lavoro che si è lasciato è un lavoro che non viene mai ritrovato dalla stessa lavoratrice - denuncia la Consigliera di parità - la quale spesso rinuncia ed esce definitivamente dal mercato". Da una breve indagine svolta in questi giorni dall'Ufficio della Consigliera regionale risulta che chi si rivolge ai servizi scolastici privati sia per le materne che per le elementari, le più gettonate dai genitori per via dell'offerta di servizi di accoglienza, mensa e doposcuola per due bambini, la cifra da sborsare si aggira intorno alle 700 euro al mese. Una cifra che spesso è più alta della stessa retribuzione della lavoratrice con un profilo come quello di chi si dimette volontariamente. "È assolutamente urgente - sottolinea Putzolu - mettere in campo politiche del lavoro che tengano conto di queste particolari specificità legate alle caratteristiche dei lavori, sempre più deboli e più poveri”. Nella provincia del Medio Campidano (SU) la situazione è ancora più difficile perché il lavoro è letteralmente un miraggio. La provincia soffre di un alto tasso di disoccupazione pari al 21,7% e coinvolge tutti. Donne, uomini, genitori e giovani. Nel Medio Campidano le possibilità sono drasticamente più ridotte rispetto alla media. E poi ci si chiede perché in Italia le culle da dondolare siano sempre meno e perché anche le coppie mature, stabili e consolidate che vorrebbero avere dei figli decidano poi di non averne. Chissà perché.
Elena D’Ettorre