Da potenziale paradiso a probabile inferno: Arbus, perché arranchi tanto? 48 km di coste, tra le più selvagge dell’intera isola, un territorio sconfinato ricco di fauna e di flora, siti archeologici e affascinanti Miniere dismesse, eppure il comune di Arbus fatica disastrosamente a ingranare nel mondo del turismo. Una nuova giunta, una pandemia che ci trasciniamo dietro da oltre un anno e mezzo e la forte crisi economica certo non aiutano la rinascita dell’ex paese minerario, che vede i suoi giovani figli partire, nella speranza di un futuro migliore, e le sue strade sempre più vuote. Eppure madre natura tanto ha dato a questo territorio: Piscinas e le sue dune, tra le più grandi d’Europa, Scivu e la sua immensa distesa di sabbia dorata, ma anche la piccola perla di Funtanazza, ex sede della colonia mineraria Francesco Sartori, che con la sua bellezza paesaggistica ha sedotto e abbandonato Renato Soru, che ancora non ha visto realizzarsi nessuno dei progetti da lui ideati per la zona Tanta ricchezza a livello naturalistico, ma scarsità di idee e di contenuti fanno di Arbus un paese quasi fantasma, che da epicentro principale delle sue attrazioni naturalistiche, ma anche storiche e tradizionali si trasforma in mera succursale scarsamente di passaggio, per quei pochi turisti che, perdutisi in balia di Google Maps, attraversano sbadatamente il centro storico del paese, che di centro sa ben poco ormai. Con la stagione estiva ormai avviata, in un’isola dove i turisti arrivano da maggio a settembre, il comune di Arbus rimane ancora mille passi indietro, pagando forti ritardi nell’attivazione del servizio di Infopoint e delle soste a pagamento lungo la costa, mettendo a rischio tanti posti di lavoro, stagionali e non. Da potenziale centro turistico, capace di attirare turisti dodici mesi l’anno, il piccolo comune del Medio Campidano, rischia di trasformarsi in una copia vecchia e sbiadita di se stesso.
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