“In stretto coordinamento con altre regioni italiane e rafforzati dal nostro Statuto di Autonomia” annuncia il presidente della Regione Francesco Pigliaru, “abbiamo scelto la strada del ricorso. Il decreto Sicurezza nasce da presupposti errati e sta danneggiando seriamente un sistema di accoglienza dei richiedenti asilo faticosamente costruito in questi anni grazie alla proficua sinergia di Regione, Comuni e Prefetture. Restiamo dell’idea che sia possibile attuare un processo di inclusione e integrazione in modo equilibrato e in un quadro di regole che non sono certamente quelle imposte con il recente decreto”.
Per l’assessore degli Affari generali con delega ai flussi migratori Filippo Spanu, “la Sardegna sin dall’inizio si sta muovendo in raccordo con altre Regioni, Umbria, Toscana e Piemonte in primis, perché siamo convinti che il decreto poi diventato legge genera insicurezza e crea gravi problemi ai Comuni chiamati a gestire le conseguenze provocate dalla sua applicazione”.
La violazione della Costituzione parte, in primo luogo, dall'art. 28 che concerne attribuzioni di diretta spettanza regionale, poiché l'ordinamento degli enti locali è materia di competenza regionale esclusiva per la Regione Autonoma della Sardegna in virtù dell'art. 3, comma 1, lett. b), dello Statuto.
© Riproduzione riservata