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>Si chiama don Andrea Curreli, ha 80 anni ed è vicedirettore a Bergamo nel Centro don Orione. Lo scorso 3 luglio ha festeggiato a Villamar, suo paese natìo, la ricorrenza della sua prima messa nella Parrocchia san Giovanni Battista, a cinquant’anni esatti dal 1966. Uomo di grande cultura, con una vasta esperienza in numerosi campi e particolarmente affezionato alle proprie origini, lo abbiamo incontrato per conoscerlo meglio.
Chi è don Andrea Curreli?
Sono un sacerdote della Congregazione di san Luigi Orione. Sono nato a Villamar l’8 dicembre 1935 e vi ho vissuto sino all’adolescenza. In casa mia c’era scarsa disponibilità economica: numerosi figli e un solo stipendio di muratore. Anche se a rammarico, terminata la quarta elementare, dovetti interrompere la scuola regolare dell’obbligo: mio padre mi portò con sé al lavoro. Erano ovviamente altri tempi, la forza lavoro nelle famiglie era un elemento fondamentale dell’epoca.
Come ebbe inizio la sua “avventura” da religioso e sacerdote?
Potrebbe sembrare un po’ per caso. Destino? No, vocazione, che si è fatta più chiara col passare degli anni. Nel 1949 venne in paese un sacerdote della Congregazione di don Orione in cerca di ragazzi desiderosi di intraprendere questo percorso anche se di famiglie impossibilitate a sostenere economicamente il proseguimento dei loro studi. Lo scopo della Congregazione era proprio permettere ai ceti non abbienti di offrire questa possibilità. Ero esattamente in quella condizione: mi dispiacque parecchio aver dovuto interrompere i miei studi. Non vi fu opposizione alcuna da parte della mia famiglia.Partii il 4 ottobre 1949 con altri quattro ragazzi di Villamar con cui conservo un’ottima amicizia, alcuni di loro sono venuti alla messa del mio giubileo. Fui l’unico di quel piccolo gruppo di villamaresi a perseverare fino al sacerdozio.
Può farci un bilancio dei suoi primi cinquant’anni di sacerdozio?
Un’esperienza bellissima: Dio ha disposto che io potessi ricambiare a vantaggio di tanti altri quel beneficio ricevuto. Sono felice di quanto finora sono riuscito a fare io in qualità di religioso e sacerdote, ma anche per quello che l’esercizio di questo ministero ha dato a me. Mi sono continuamente messo in gioco, ho sempre accettato le mansioni che mi sono state assegnate. La mia precoce versatilità fin da ragazzo mi ha forgiato facilitandomi l’acquisto di diverse manualità: filare la lana, cucire anche i copertoni del pallone, falegnameria, taglio dei capelli, lavoro dei campi da “ghettai fa”, zappare le fave ed estirparle, zappare anche il grano compresa la mietitura e la trebbiatura completamente manuale e anche qualcosa di elettricità. Dal 1990, conseguito il diploma di Paleografia, Diplomatica e Archivistica presso l’Archivio Segreto Vaticano, l’informatica è diventata mio pane quotidiano insieme e a sostegno della cura pastorale specialmente degli ospiti della casa.
Secondo tanti con l’arrivo di papa Francesco la Chiesa ha intrapreso un percorso di innovazione, merito probabilmente di un linguaggio più semplice. Condivide questo nuovo spirito ?
Riconosco grandi meriti al nostro Papa soprattutto perché ha focalizzato l’interesse verso le “periferie”, il che è perfettamente in linea col carisma e la missione della Congregazione di san Luigi Orione. Il Papa utilizza sicuramente un linguaggio più semplice di comunicazione, non per questo semplicistico: si può attribuire senz’altro a lui lo stile definito “comprensibilese”. Nella sua attenzione a problemi sempre attuali nella società è stato preceduto da vari pronunciamenti dei diversi Papi dalla fine dell’‘800 fino a tutto il secolo scorso.
Chiudiamo con un pensiero a Villamar. Nonostante un lungo girovagare, non ha mai scordato le sue origini.
Dopo tre giorni dall’ordinazione a Tortona (AL) celebrai la mia prima messa proprio a Villamar il 3 luglio del 1966; non potevo che omaggiare il mio cinquantesimo anniversario con una messa proprio nel mio paese di nascita. Non l’ho mai dimenticato, l’ho sempre portato dentro al mio cuore nonostante me ne sia dovuto staccare materialmente da parecchi decenni. Ringrazio tantissimo chi ancora mi ricorda e per i numerosi attestati di stima che ho ricevuto e che ricambierò abbondantemente.
Simone Muscas
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