Don Francesco Carta con i genitori[/caption]
Racconti la sua infanzia e in particolare la sua vita da adolescente.
«Ringrazio di cuore della bella opportunità di poter testimoniare una realtà e un dono così bello come quello del sacerdozio che qualche mese fa ho ricevuto. Credo che i primi segni della mia vocazione alla vita religiosa come salesiano e poi sacerdotale nascano certamente nel contesto della mia famiglia che mi ha educato ad uno stile di vita semplice ma impegnato, all’amore per il lavoro e al rispetto reciproco. L’ambiente oratoriano delle Figlie di Maria Ausiliatrice presenti a Guspini, inserito nel contesto della parrocchia San Nicolò, ha certamente segnato la dimensione più prettamente carismatica della mia vita, che si esprime oggi nell’essere prete; è attraverso di loro che ho approfondito il mio rapporto con Dio e con loro che ho conosciuto la figura del mio padre fondatore San Giovanni Bosco. Posso certamente dire che la mia vocazione nasce a contatto con un’esperienza di Chiesa, e intendo Chiesa essenzialmente come comunità di credenti che hanno saputo mostrarmi, seppur nelle tante differenze e divergenze, il volto bello di una umanità riunita in cammino, che non ha paura di rialzarsi quando inciampa e cade. Lo stile di don Bosco che è quello salesiano si caratterizza per la testimonianza del Signore in mezzo ai giovani, e dei giovani specialmente più poveri e abbandonati. Questo stile pian piano l’ho scorto a partire dai miei animatori in parrocchia, dai giovani sacerdoti che dedicavano e tutt’ora si dedicano mente e cuore per il bene dei ragazzi, dalle Suore e dalla figura di tanti laici che davano una mano, dalla semplice assistenza in cortile alla partecipazione all’Oratorio estivo e ai campi scuola ad Arborea. Tutto questo nel periodo delle scuole medie e superiori. L’esperienza scolastica è stata significativa anche per la scelta vocazionale. Il salesiano deve essere capace di mostrare a tutti che la santità è per tutti e consiste nello stare sempre allegri, per il semplice fatto che la vita è dono di Dio e va vissuta in pienezza. Tutto sommato l’adolescenza l’ho passata serenamente, non sono mancati alti e bassi tipici di questa età della vita, anche a me pesava ogni tanto andare a messa la domenica! ma devo dire che posso ritenermi fortunato perché ho avuto diverse figure di riferimento che mi hanno sostenuto in questo tempo, una tra tutte che voglio citare è mio fratello».
Quando ha sentito i primi segnali che qualche cosa stava maturando?
«Nel periodo delle scuole superiori, quando inizi pian piano ad accorgerti che la vita è un’avventura seria. La bellezza del servizio e dell’essere in qualche modo disponibile agli altri era una situazione che vivevo con piacere. Tutto ciò mi muoveva dentro e quello che vivevo insieme con gli altri animatori lo vedevo riflesso in quel don Bosco che volevo in qualche modo imitare».
Da giovani ciascuno di noi ha un suo idolo al quale vorrebbe somigliare o si sente particolarmente legato, il suo qual è?
«Diversi amici che mi conoscono sanno che del gioco del calcio non so praticamente nulla. qualche giorno fa ho incontrato in una celebrazione, Francesco Totti nella Chiesa del “don Bosco” a Roma dove presto servizio come collaboratore in Oratorio, molti sono venuti per il semplice piacere di vederlo, ma ha me non ha provocato particolari emozioni… senza offendere i romanisti che stanno leggendo queste righe! Credo di non essere legato a nessun particolare idolo, se non la figura di Francesco di Assisi che come uomo e come santo, ha saputo con coraggio riportare la Chiesa del suo tempo all’essenziale…più missione di questa!»
La nostra è una società votata al consumismo, la ricchezza nelle mani di pochi e la miseria che affligge milioni di persone al mondo sono due facce della stessa medaglia, quale apporto può dare oggi un sacerdote in un contesto degradato come le periferie delle grandi città?
«Il prete è prima di tutto un uomo chiamato da Dio a mostrare e dare speranza e consolazione. Questo ministero lo compie soprattutto nella celebrazione dell’Eucarestia e del ministero della riconciliazione. Credo che dobbiamo imparare tutti quanti a riappropriaci di un giusto equilibrio nell’uso dei beni comuni, sapendo che la nostra terra è la nostra casa ed è casa di tutti, nessuno escluso. Una bella testimonianza che sto ricevendo è il lavoro silenzioso e attento che la Diocesi di Roma sta adottando nel sostegno di tante persone, e sono davvero tantissimi, poveri e senza tetto che abitano le strade della nostra Capitale che ricevono un pasto caldo, un’accoglienza per la notte e altri piccoli servizi. La Chiesa di Roma insieme alle iniziative di tanti ordini e istituti religiosi, anche noi salesiani, vive questa rete di Carità che parte da gesti concreti e possibili».
Anche la Chiesa non attraversa un buon momento a causa di scandali e comportamenti causati da alcuni componenti della sua organizzazione, crede che il papa riuscirà a debellare definitivamente questo morbo che sminuisce il lavoro e i sacrifici di tantissimi sacerdoti e suore che sono in prima linea?
«Stimo tanto, come uomo e cristiano, la figura di questo Papa che lo Spirito Santo ha suscitato per guidare la Chiesa in questo tempo storico post-moderno. Un papa amato da tutti, piccoli e grandi, che sa parlare al cuore, ma che nella sua semplicità è determinato su alcune scelte di campo come la preferenza per i poveri, la santità per tutti, il rendere giustizia agli oppressi. Il Papa richiama alla radicalità del Vangelo, richiama all’essenzialità, richiama ai valori irrinunciabili della famiglia fondata sull’Amore autentico e non liquido e alla custodia del creato, quello della limitatezza e del peccato. Quando un membro della Chiesa che è da intendersi come un corpo compie un male, tutto il corpo ne risente; lo scandalo ferisce e intristisce. Credo che non sia il papa a debellare mali e scandali, lui ci stimola ad operare nel bene, ma è il nostro agire di uomini che con serietà e coerenza di vita, e aggiungo, esercitando quel sano spirito di giustizia, che si può realizzare quella Civiltà dell’amore e del vero bene, che certamente non sarà esente dai mali, ma almeno ha chiaro l’obbiettivo di vivere in armonia tra tutti gli uomini.
Quale progetto le piacerebbe realizzare?
«Il progetto che prima di tutto vorrei realizzare, è quello di vivere in pienezza quella felicità che porto nel cuore concretizzandola in quel progetto che Dio mi ha dato di vivere come uomo, cristiano, salesiano e prete soprattutto per i giovani; cercando di essere come San Paolo ci ricorda: Tutto a tutti. È chiaro che tutto ciò comporta un impegno grande e non sempre è facile vivere “la pienezza”, ma in fondo la nostra prima vocazione è quella di essere santi, e santi ci si fa insieme agli altri e nel quotidiano».
Maurizio Onidi
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