La Prima Commissione “Autonomia e Riforme” del Consiglio Regionale della Sardegna ha recentemente approvato all’unanimità la proposta di legge nazionale, che introduce un’integrazione all’articolo 43 dello Statuto speciale sardo. Si tratta di una proposta di legge costituzionale che vede come primo firmatario Salvatore Corrias, presidente della Prima Commissione e consigliere del Partito Democratico, e che punta a modificare lo Statuto speciale della Sardegna per riaprire la strada all’elezione diretta degli organi provinciali e delle Città metropolitane. La modifica consentirebbe alla Regione di disciplinare con legge regionale l’elezione diretta degli organi elettivi di Province e Città metropolitane. Oggetto della proposta è superare l’attuale sistema di elezione indiretta, di secondo livello, nel quale a scegliere presidente e consiglio provinciale non sono i cittadini, ma sindaci e consiglieri comunali. Dopo le elezioni provinciali dello scorso settembre, che nel Medio Campidano avevano portato alla presidenza l’attuale sindaco di Guspini, l’obiettivo dichiarato è quindi quello di restituire voce agli elettori e riportare gli enti intermedi dentro un circuito pieno di legittimazione democratica.
La questione politica è che le Province sono state ricostituite, ma restano ancora guidate da organi non scelti direttamente dai cittadini. A sottolinearlo è lo stesso Corrias: “Le province sono ripartite, ma resteranno prive di piena legittimazione finché a guidarle non saranno organi eletti dai cittadini”. L’attuale sistema deriva dal modello delle elezioni di secondo livello, che ha affidato la scelta dei vertici provinciali agli amministratori comunali. La proposta Corrias, che va nella direzione che avevamo auspicato dalle colonne de “La Gazzetta”, punta a ripristinare il suffragio universale, cioè il voto diretto dei cittadini per eleggere Presidente della Provincia e Consiglio provinciale.
Lo stesso Corrias ha spiegato che “Dopo anni di limbo democratico vogliamo ridare voce agli elettori e rispondere all’esigenza di eleggere direttamente gli organi di governo degli enti di area vasta, accantonando definitivamente l’esperienza delle elezioni indirette. Per questo serve riavvicinare i cittadini alle istituzioni locali, riattivare quel circuito democratico che si è interrotto, ripristinare i canoni del pluralismo istituzionale, mettendo al centro i Comuni e le comunità”. Dopo il via libera della Commissione, la proposta dovrà ottenere il parere del Consiglio delle autonomie locali e poi passare all’esame del Consiglio Regionale per l’approvazione definitiva. Sarà poi trasmessa al Parlamento italiano come proposta di legge costituzionale.
Una volta arrivata in Parlamento, la riforma dovrà seguire il procedimento previsto per le leggi costituzionali. Questo significa che dovrà passare l’esame parlamentare e la doppia approvazione da parte di Camera e Senato, con un intervallo minimo di tre mesi tra la prima e la seconda deliberazione. Una previsione prudente porta a considerare almeno un anno, se il Parlamento decidesse di calendarizzare rapidamente il testo, come tempo necessario per trasformare la proposta in legge.
Occorre anche dire che l’approvazione della legge costituzionale non basterebbe, da sola, a far votare subito i cittadini. La modifica dello Statuto ha una funzione ordinamentale e di indirizzo, alla quale dovrebbero seguire alcuni provvedimenti legislativi attuativi. Una volta approvata, la riforma consentirebbe infatti alla Regione Sardegna di disciplinare con propria legge l’elezione diretta degli organi provinciali e metropolitani, ma per rendere davvero operativa la nuova norma servirà anche una legge regionale elettorale, con la definizione del sistema di voto, dei collegi, delle liste, delle preferenze, delle eventuali soglie, dell’eventuale ballottaggio, della durata degli organi, delle incompatibilità e delle norme transitorie.
Sarà necessario inoltre coordinare la nuova disciplina con la legislazione regionale già esistente sugli enti locali e sugli enti di area vasta. In particolare, bisognerà intervenire sul quadro normativo che disciplina Province, Città metropolitane e assetto territoriale sardo, chiarendo anche cosa accadrà agli organi provinciali attualmente eletti con il sistema di secondo livello.
Per questo, la piena operatività della nuova disciplina richiederà tempo. Dopo la modifica costituzionale serviranno una legge regionale attuativa, eventuali adeguamenti normativi, le regole transitorie e infine il decreto di convocazione dei comizi elettorali. Una stima realistica porta a immaginare che, se tutto procedesse senza intoppi e considerando i tempi parlamentari, il successivo lavoro regionale e l’organizzazione elettorale, le prime elezioni dirette provinciali potrebbero tenersi tra un anno e mezzo, o due anni al massimo.
Al di là dei tempi tecnici e dei passaggi legislativi necessari, il ritorno all’elezione diretta delle Province produce già oggi effetti politici rilevanti anche sul territorio, in particolare in vista delle prossime elezioni comunali di Guspini. Come è noto, infatti, l’esigenza di mantenere la presidenza della Provincia in capo all’attuale sindaco è stata indicata come uno degli argomenti a sostegno della sua ricandidatura per un terzo mandato da sindaco; questione che ha contribuito in maniera determinante alla spaccatura del centrosinistra guspinese, che si presenta con due liste alternative: una sostenuta dal PD, l’altra dalle altre forze della sinistra e della società civile. Alla luce della riforma presentata dall’onorevole Corrias per il sistema di elezione delle Province emerge come, da un lato, il Partito Democratico propone una riforma che afferma con chiarezza la necessità di restituire le Province ai cittadini attraverso il voto diretto. Dall’altro, gli attuali assetti provinciali continuano nel frattempo a produrre effetti politici immediati. Proprio per questo, la presidenza della Provincia, richiamata come elemento di forza nella ricandidatura del sindaco uscente di Guspini, perde oggi consistenza politica: se lo stesso PD sostiene il superamento dell’elezione indiretta, quell’argomento non solo si indebolisce, ma rischia di trasformarsi da punto di forza in elemento di debolezza.
La presidenza provinciale, infatti, non deriva da un voto diretto dei cittadini, ma da un’elezione indiretta. Si tratta di un incarico pienamente legittimo, e nessuno può metterne in discussione la validità formale. È, tuttavia, il risultato di un sistema nel quale votano sindaci e consiglieri comunali, non l’intero corpo elettorale provinciale; manca quindi una investitura popolare diretta.
Tutto questo ha creato un cortocircuito il cui danno non è soltanto quello di avere ancora Province che, pur incidendo su territori, servizi, programmazione e rappresentanza istituzionale, restano guidate da organi che non sono stati scelti direttamente dai cittadini, ma anche quello di aver spaccato la coalizione di centrosinistra a Guspini dove la ricandidatura dell’attuale sindaco è sostenuta e motivata dal PD locale con l’esigenza di conservare la presidenza della Provincia. La beffa è che la presidenza della Provincia verrà meno nel momento in cui si tornerà all’elezione diretta del Presidente e del Consiglio provinciale. Senza contare che chi oggi utilizza politicamente quella presidenza ottenuta con il voto indiretto appartiene alla stessa parte politica che propone di superare quel sistema perché considerato non più adeguato sul piano democratico. La contraddizione è evidente; il danno causato da questo restrittivo e fuorviante approccio pure.
L’attuale assetto delle Province, compresa quella del Medio Campidano, appare dunque transitorio e destinato a essere superato. Con la proposta di riforma, la conservazione della presidenza provinciale diventa una questione politicamente ormai superata: non perché quella carica non sia valida, ma perché sarà la nuova disciplina a riaffermare un principio diverso, e cioè che la piena legittimazione democratica passa dal voto diretto dei cittadini.
La necessità di mantenere la presidenza della Provincia si è rivelata, quindi, alla prova dei fatti, un argomento fragile: più un pretesto per sottrarsi al confronto interno e rinviare ogni discussione sulla amministrazione comunale uscente e sul rinnovamento della coalizione di centrosinistra che una reale ragione politica a sostegno della ricandidatura del sindaco uscente. Non può dunque essere utilizzata come titolo decisivo nella campagna per le prossime elezioni comunali di Guspini, tanto più se è lo stesso Partito Democratico a sostenere che l’attuale sistema di elezione indiretta debba essere superato. L’argomento della presidenza provinciale perde così gran parte del proprio valore politico e amministrativo. Anzi, finisce per indebolire le ragioni che avevano accompagnato la ricandidatura dell’attuale sindaco, perché mette in evidenza i limiti di un mandato ottenuto attraverso il voto degli amministratori e non direttamente dagli elettori.
La riforma richiederà verosimilmente un periodo compreso tra uno e due anni per diventare davvero operativa. Ma il suo effetto politico è già iniziato. Nel momento in cui il Partito Democratico propone l’elezione diretta delle Province, riconosce i limiti dell’attuale modello di governo provinciale. E questo, nella campagna elettorale per le amministrative di Guspini, rende molto più debole l’uso della presidenza provinciale come argomento centrale per raccogliere consenso.
Nonostante i ripetuti tentativi di sottrarsi al confronto e di eludere le perplessità sollevate da tanti guspinesi, la campagna elettorale pertanto imporrà inevitabilmente un ritorno al merito delle questioni. Sarà necessario accettare il confronto pubblico e misurarsi con le obiezioni che riguardano l’amministrazione comunale uscente, i suoi risultati, le sue scelte e le sue mancanze. Per questo, al centro delle prossime elezioni comunali non potrà esserci la conservazione di un incarico provinciale destinato ad essere rimesso al voto diretto dei cittadini, ma dovranno tornare i temi veri: i programmi, il bilancio dell’amministrazione uscente, il rapporto con la comunità, la capacità di governo e la visione per il futuro di Guspini.
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