Emigrazione sarda, al via in Germania l'anno celebrativo 2026


Dopo sedici anni la Regione Sardegna torna in visita istituzionale in Germania con l'avvio dell'Anno dell'emigrazione sarda 2026
Emigrazione sarda, al via in Germania l'anno celebrativo 2026

Dopo sedici anni di assenza, la Regione Sardegna torna in Germania con una visita istituzionale in occasione dell'avvio dell'Anno dell'emigrazione sarda 2026, iniziativa inserita nel programma annuale emigrazione e dedicata alla valorizzazione delle comunità isolane presenti nel Paese europeo che continua a rappresentare una delle principali mete dell'emigrazione sarda.

Il programma delle celebrazioni ha riunito la Federazione delle Associazioni Sarde in Germania (FAES), presieduta da Paolo Atzori, insieme ai rappresentanti degli otto circoli attivi a Stoccarda, Amburgo, Berlino, Francoforte, Moers, Mönchengladbach, Oberhausen e Wolfsburg. Realtà che da decenni custodiscono e promuovono la lingua, la cultura e le tradizioni dell'Isola, rappresentando un punto di riferimento per migliaia di sardi residenti in Germania.

Uno dei momenti centrali della manifestazione è stato il confronto dedicato al neonato Coordinamento dei Giovani, nato con l'obiettivo di favorire il ricambio generazionale all'interno dell'associazionismo e coinvolgere i giovani sardi nei processi decisionali delle comunità all'estero. Nel corso della due giorni si sono svolti incontri con i rappresentanti dell'ambasciata d'Italia in Germania e dei Comites, finalizzati a rafforzare la collaborazione istituzionale e le relazioni con la rete dell'emigrazione organizzata.

Impossibilitata a partecipare per concomitanti impegni istituzionali in Sardegna, l'assessora regionale del Lavoro Desirè Manca ha affidato il proprio intervento a un messaggio rivolto ai partecipanti. «Non avete solo cercato un futuro migliore: avete costruito ponti. Avete portato in Germania il rispetto e i valori della nostra Isola, diventando un modello esemplare di integrazione», ha dichiarato, sottolineando come i circoli rappresentino «vere e proprie espressioni vitali dell'identità sarda in terra tedesca».

L'assessora ha inoltre ricordato il percorso delle prime generazioni di emigrati, richiamando gli anni Cinquanta e Sessanta, quando migliaia di sardi lasciarono l'Isola per lavorare nelle miniere della Ruhr e nelle fabbriche automobilistiche tedesche. «La cultura del lavoro ci contraddistingue da sempre: con sacrificio avete costruito non solo il vostro domani, ma l'onore stesso della Sardegna all'estero», ha affermato, ribadendo la vicinanza della Regione alle comunità sarde che continuano a rappresentare un importante ponte culturale, sociale ed economico tra la Sardegna e la Germania.

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