La Hopelessness Depression (HD), ad esempio, è un sottotipo di depressione che si distingue dalle altre forme di depressione non in base ai sintomi, ma alle cause profonde e arcaiche che la determinano.
Con questa forma di depressione, detta appunto hopelessness depression (Abramson, Metalsky ed Alloy, 1989) la persona è convinta di non avere speranza, né di poterla avere in futuro, pensa che gli eventi siano assolutamente negativi e di non essere in grado di fare nulla per modificare la situazione, si aspetta che risultati (o eventi) molto desiderati non si verifichino e/o che risultati (o eventi) molto dannosi si verifichino e che nessuna risposta possa impedire questi accadimenti, per cui si sente disperata, senza via di soluzione. Nei casi più gravi, questa patologia se non riconosciuta e trattata, può portare a suicidio o ripetuti tentativi nell’arco della vita; come prevenzione, prima ancora che a scuola, è importante che già in famiglia il bambino sia sostenuto e incoraggiato in caso di fallimento; umiliarlo, spronarlo con frasi adulte e comprensibili in età più avanzate, dopo esperienze accumulate nel tempo e dopo aver esplorato il mondo non certo a 3/4 anni, severità che può solo danneggiare un’autostima ancora in formazione a quell’età.
CORRELAZIONE POSITIVA
La remissione da adulto avverrà sia in risposta ad un evento positivo, che ridarà speranza alla persona (farà venir meno la condizione hopelessness), sia in risposta alla diminuzione degli eventi negativi, correlati alla remissione della depressione, ma solo se associati al cambiamento del suo stile attribuzionale (smettere di incolparsi con severità), perché vi è forte correlazione positiva fra queste due condizioni. In conclusione, gli studiosi dell’intelligenza emotiva promuovono il rafforzamento del benessere sociale e sensibilizzano a riconoscere e modulare le proprie emozioni, tutte competenze da esplorare e aumentare affinchè si raggiunga una soddisfazione matura che aumenti il grado di benessere globale percepito dal singolo. Rafforzare quindi i legami interpersonali, sensibilizzare alla solidarietà, alla socializzazione, alla tutela dell’ambiente, al rispetto, alla protezione delle altre specie viventi. Forse il senso della vita che tutti cerchiamo potrebbe essere racchiuso proprio nel vivere bene nella propria pelle (in primis, come da sempre consigliato dagli psicologi) senza trascurare però il proprio ruolo attivo sulla terra, in stretta collaborazione con “gli altri”.
Dott.ssa Alice Bandino
psicologa, psiconcologa
www.psygoalicebandino.it
© Riproduzione riservata