di Alice Bandino*
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Alice Bandino[/caption]
L’Estate è tradizionalmente la stagione delle scelte, dei cambiamenti, della leggerezza e del riposo; la stagione dove si può avere più tempo per se stessi e per ricaricare mente e corpo, pronti per affrontare le fatiche autunnali e invernali prossime. In questa stagione anche i bambini, le bambine, le ragazze e i ragazzi affrontano passaggi importanti per le loro vite: compiti per le vacanze e Settembre alle porte ricordano anche ad essi che il tempo stringe e che se per scelta hanno procrastinato compiti e ripassi, sarà meglio recuperare il tutto prima del suono della campanella settembrina, così da iniziare il nuovo anno scolastico col piede giusto.
L’atteggiamento succitato non è universale, non tutti gli studenti si lasciano i compiti delle vacanze da fare all’ultimo momento; c’è chi sin da Giugno pianifica compiti e giornate, scegliendo di applicarsi con costanza tutte le settimane, piuttosto che sacrificare le ultime settimane delle vacanze estive per recuperare il programma non fatto.
Così facendo si evita di iniziare il nuovo anno scolastico con stress, a rimpiangere il tempo sprecato, talvolta letteralmente buttato e perso ad oziare, convinti che l’Estate non finirà mai.
E questo atteggiamento verso i compiti estivi potremmo utilizzarla per descrivere anche l’atteggiamento adulto verso il raggiungimento dei propri obiettivi: siete tra quelli che scelgono di pianificare il raggiungimento a breve, medio o lungo termine dei propri obiettivi per tappe o tra quelli che vivono “alla giornata”, pianificando sempre a breve termine le proprie strategie?
Che differenza c’è tra le due modalità di scelta? Innanzitutto come ogni costrutto emotivo e/o socio emotivo non vi è una scelta giusta o sbagliata, ci son scelte piacevoli o spiacevoli; le emozioni sono talmente intime e profonde da avere significati spesso incomprensibili agli occhi esterni, ma piacevoli per chi le vive.
Spesso quando i pazienti vengono in studio, necessitano di un supporto per decidere una strategia per rimediare a scelte passate o presenti che si sono dimostrate (o sono) disfunzionali al proprio benessere globale; scelte fatte magari con leggerezza e senza ponderare abbastanza i pro e i contro, basandosi sulle emozioni presenti, vivendole come la soluzione migliore possibile, spesso per accontentare gli altri o una Società intera; scelte sentite spesso egodistoniche (e non ego sintoniche), ovvero quando un pensiero o un’emozione viene vissuta come fonte di malessere provocando disagio.
Anche le azioni possono essere definite ego-distoniche, se vissute come incoerenti con l’idea di sé: l’egodistonìa indica difficoltà e disagio nel percepire un evento mentale interno o attuare un’azione non conforme all’immagine che si ha di se stessi. Una persona che fa delle scelte, nel momento in cui queste scelte non portano al risultato positivo sperato, ha un ventaglio di opzioni per farvi fronte: ribadire che a tutto c’è una soluzione (“tranne alla morte” aggiungono i più) serve per trovare la forza di riprovare, di fare altre scelte più efficaci per il raggiungimento del nostro benessere. Le scelte non sono tutte uguali per importanza, ci sono situazioni che comportano scelte semplici e rapide come: - “di che colore scelgo l’abbigliamento oggi?” - e altre più complesse, impegnative e lunghe come la scelta di un nuovo lavoro, l’acquisto di una casa o di una nuova auto, l’interruzione di un rapporto amicale, parentale o di coppia, il concepimento di una nuova vita ecc.
In Psicologia il processo di decision making è appunto il risultato di processi cognitivi e emozionali, che determinano la selezione di una linea d'azione tra le diverse alternative in nostro possesso.
Solitamente prendere decisioni è un’azione finalizzata a “risolvere” una questione problematica (problem solving), ma nel caso specifico del decision making ad essere scelta è l’alternativa più adeguata all’interno di una serie di opzioni che porteranno alla soluzione del problema; scegliamo la linea d’azione, lo stile da dare alle nostre scelte per raggiungere i nostri obiettivi, sperando di trovare meno ostacoli possibili da superare. Valutiamo cognitivamente (appraisal) i pro e i contro e se il risultato non è quello atteso possiamo proseguire sulla stessa linea aggiustandone criticità e valorizzandone i pro, oppure possiamo rivalutare (re-appraisal) le informazioni in nostro possesso e scegliere un’altra strategia alternativa.
Stiamo vivendo un’epoca dove le emozioni sono il veicolo delle decisioni: cambiamo, scegliamo in base alle emozioni che ci suscita uno stimolo, un ambiente o una situazione; le emozioni hanno un decorso temporale, non sono statiche ma in continua evoluzione in relazione agli eventi e variano di intensità; a volte hanno un chiaro inizio e una chiara fine, altre volte sfumano o aumentano in intensità e sono interdipendenti dai cambiamenti cognitivi dell’individuo.
Questo significa che la crescita dell’individuo e il mutare della sua maturità socio-emotiva, delle sue competenze e delle sue conoscenze influenzerà i suoi bisogni e quindi la persona orienterà nuove strategie di scelta per il raggiungimento dei suoi obiettivi: questa maturità socio-emotiva la si raggiunge “aprendosi”alla Società, sperimentando le proprie emozioni in rapporto alle emozioni altrui; affrontando dinamiche di confronto con altre realtà differenti da noi; conoscere gli altri, ciò che succede fuori da casa nostra; rimanere aggiornati sulle problematiche presenti nel proprio territorio, interagendo con Associazioni e Gruppi che agiscono “nel sociale” può aprire quel ventaglio di opportunità che ci permette di fare le scelte giuste. Siamo animali sociali, sin dalla nascita abbiamo bisogno di essere accuditi e le nostre scelte spesso influenzano anche la vita del gruppo; abbiamo sperimentato (e siamo ancora dentro) una pandemia che ci ha insegnato con la morte, cosa può accadere ai soggetti fragili (e le loro famiglie), quando le “scelte sociali” non vengono fatte a misura di individuo ma in un’ottica di risparmio e tagli: le scelte passate su sanità, scuola, società, trasporti, sulle politiche per il lavoro e per la famiglia si son dimostrate fallimentari nel momento del bisogno. Abbiamo imparato che il buon senso è un concetto personale e non scontato e soprattutto che le scelte di oggi possono influenzare quelle del domani nostro e delle nuove generazioni: l’intelligenza emotiva ci guida nei nostri bisogni, nelle nostre emozioni e nella scelte; accrescere, modulare e utilizzare quella socio-emotiva fa sì che le nostre scelte avvengano in armonia e in equilibrio con le emozioni e i bisogni degli altri, specie dei soggetti più fragili.
*Psicologa tel 347 1814992
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