di Alice Bandino*
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Alice Bandino[/caption]
Qualsiasi comportamento compulsivo correlato all’uso/abuso della Rete Internet che si ripercuote sul vissuto quotidiano del soggetto, sullo studio, sul suo lavoro, sulle relazioni e/o sul tempo libero, viene inserito nella dipendenza da Internet (Internet Addiction Disorder; IAD), presenti sia nel DSM-5 col Disturbo da gioco d’azzardo che nell’ICD-11 con il Gaming Disorder.
Gli ultimi rapporti del Centro Nazionale Dipendenze e Doping, ci rimandano una fotografia italiana preoccupante, soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento dei minori verso l’utilizzo dei videogiochi specie dopo l’isolamento pandemico. Quali sono in generale i principali sintomi che possono diventare campanelli d’allarme cui prestare attenzione?
L’ISS (Istituto Superiore di Sanità) ha pubblicato un documento creato nell’ambito del progetto “Rete senza fili. Salute e Internet Addiction Disorder (IAD): tante connessioni possibili” realizzato con il supporto tecnico e finanziario del Ministero della Salute – CCM. Tra i sintomi osservabili troviamo in primis la preoccupazione per Internet, come pensare alle attività che si svolgeranno durante il prossimo accesso alla rete; avere paura di non avere la connessione stabile; finire la batteria del dispositivo, esagerata preoccupazione sul tempo trascorso online; sentire il bisogno di trascorrere più tempo online per raggiungere la stessa quantità di soddisfazione; tentativi ripetuti e falliti di ridurre l'uso di Internet; sensazioni di irritabilità, depressione e malumore quando l'uso di Internet è limitato; l’utilizzo di Internet per periodi di tempo più lunghi del dovuto; mettere a rischio un lavoro o una relazione per poter utilizzare Internet; mentire sulla quantità di tempo trascorso online; affidarsi a Internet per regolare o migliorare il proprio umore.
L’ICD-11 descrive il Gaming Disorder (DG) prevalentemente online come caratterizzato da un modello di comportamento di gioco persistente o ricorrente (“gioco digitale” o “videogioco”) che è principalmente condotto su Internet, mentre nel DSM5 è specificato che sono inclusi solo i giochi svolti su internet ma non legati al gioco d’azzardo, poiché il gioco d’azzardo on line è incluso nella categoria Disturbo da gioco d’azzardo.
Tra i sintomi presenti troviamo un controllo alterato sul gioco, sia per frequenza di gioco che gestione del tempo che si possono ripercuotere anche sull’alimentazione e sul sonno; esagerata priorità per il gioco che prende il sopravvento sulle altre attività e passioni quotidiane; il proseguo del gioco nonostante il verificarsi di conseguenze negative dovute al gioco, nella propria vita reale. Il GD è stato incluso anche nella Sezione III (Condizioni che necessitano di ulteriori studi) del DSM5 con la nomenclatura disturbo da gioco su Internet e viene descritto come l’uso persistente e ricorrente di Internet per partecipare a giochi, spesso con altri giocatori, che porta a compromissione o disagio clinicamente significativi per un periodo di 12 mesi.
Spesso i genitori dei minori, per primi, riferiscono osservazioni dei propri figli come segnali di “astinenza” in assenza di uso dei videogiochi: nervosismo; iperattività nel trovare soluzioni e compromessi per poter giocare; scontri coi genitori per poter giocare; numerosi tentativi falliti di limitare le attività coi videogiochi; apatia verso altre attività quotidiane, che non danno lo stesso piacere delle gratificazioni ottenute coi video giochi; bugie sul tempo effettivo passato a giocare; uso continuativo e eccessivo dei videogiochi; trascuratezza degli affetti, del lavoro o dello studio per incrementare le proprie attività di gioco; ansia e facile irritabilità; veri e propri scatti d’ira nel caso in cui i genitori spengano improvvisamente il dispositivo nel bel mezzo di un videogioco, come ultimo atto di distogliere il minore dal gioco.
Il piacere suscitato dai videogiochi crea un aumento di dopamina (piacere) nel giocatore, che a lungo andare impedisce alla persona di provare felicità (serotonina) nelle attività svolte; il piacere viene stimolato dalle gratificazioni globali: luci, suoni e ricompense, la competizione con gli altri giocatori, la classifica, la reputazione come giocatore; tutto rende reale il godimento provato, ma non lo rende duraturo. La tecnologia non può essere demonizzata, poiché è la strada per la modernità e l’innovazione da mettere a servizio del singolo e della Società, anche la quantità di tempo passato su Internet non è sintomo di disturbo o di dipendenza da Internet, perché uno studente che ad esempio deve preparare una tesina necessita di molte ore a disposizione per trovare e organizzare tutto il materiale e con una valenza differente del passare le stesse ore online per giocare. Ogni genitore può provare ad osservare le reazioni dei propri figli nei confronti dei video giochi per farsi un’idea sul significato che i ragazzi e le ragazze danno a quel tempo; è importante ribadire quindi che non è la quantità del tempo a determinare la problematicità dell’utilizzo, ma la qualità. I minori giocano con coscienziosità coi videogiochi? Vi sembra che abbiano la compulsione al gioco come un’ossessione quotidiana? Hanno avuto un importante calo di profitto scolastico? Non studiano, non lavorano e giocano tutto il giorno?
I minori “nativi digitali” fanno fatica a capire le preoccupazioni di noi adulti “migranti digitali”, perché per loro è naturale connettersi, ciò che non è naturale ma indotto, è invece sviluppare delle dipendenze da Internet importanti a causa dall’abuso disfunzionale di esso, problematiche che impediscono il corretto sviluppo biopsicosociale dei nostri minori e che hanno ripercussioni su tutta la Società, di cui parleremo meglio sul prossimo numero.
*Psicologa Tel. 347 1814992
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