Esempi di comportamenti passivi ma violenti, possono essere quelli che portano alla tendenza ad essere sempre infelici, eccessivamente sofferenti per provocare sensi di colpa nel partner o familiari e amici, al rimandare le attività importanti a vantaggio di altre attività più dispersive e meno impegnative (procrastinare in psicologia), eccessivi ritardi negli appuntamenti personali e di lavoro, tendere al vittimismo ogni volta che si descrive se stessi o la propria vita, evitare i conflitti, scappare dai confronti, critiche e giudizi intolleranti, tendono a utilizzare eccessivo sarcasmo nel comunicare con gli altri, si ritrovano a provocare continuamente gli altri fino a insinuare dubbi ingiustificati nei consigli che danno per destabilizzare le vite altrui (consigli spesso non richiesti).
Purtroppo accade che queste strategie alternative messe in atto per nascondere la rabbia ed essere quindi definite persone “buone, calme, serene, equilibrate e corrette” degne di amicizia e considerazione, affidabili e stabili emotivamente, non durino per sempre: pensiamo cosa voglia dire reprimere un’emozione basilare e importante come la rabbia, l’energia repressa deve trovare un canale alternativo per perdere intensità; prima o poi esplode come fosse una bomba ad orologeria, in momenti non opportuni e spesso dopo mesi o anni dal torto ricevuto; quando la persona passiva pronuncia la fatidica frase eccessivamente accondiscendente e passiva “a me va bene tutto” in realtà ci sta mettendo alla prova, se verrà fatto ciò che lui/lei vuole, nessuno si farà del male ma se dovesse avvenire il contrario, le conseguenze potrebbero essere anche serie, perché non si può prevedere il grado di vendetta subdolo di un passivo/aggressivo, è una vendetta spesso covata nel tempo e nutrita da quella stessa rabbia che si vuole nascondere al mondo, essa resta “in circolo” nel nostro organismo. Anche a livello medico quindi questa rabbia nascosta può portare a conseguenze serie: la continua repressione emotiva si tradurrebbe in questi soggetti in un’iperattivazione ripetuta del sistema neurovegetativo che, a lungo termine, porterebbe alla compromissione dell’efficienza della risposta immunitaria; sopraggiungono fattori psicogeni in grado di contribuire sia allo sviluppo di ostruzioni coronariche sia al loro aggravamento, ipervigilanza, difficoltà al rilassamento fino allo scatenarsi di eventi ischemici acuti.
*psicologa
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