Fare teatro a Cagliari: incontro con la compagnia teatrale Artisti Fuori Posto


di Antonio Obinu
L’offerta culturale della città di Cagliari è arricchita da tante iniziative di associazioni e compagnie, animate tutte da un’unica passione: lo spettacolo. Inizio oggi una serie di incontri con attori, registi o semplicemente appassionati di teatro allo scopo di conoscere queste realtà da più vicino e capire quali sono le loro soddisfazioni e difficoltà. Ho avuto modo di intervistare Filippo Salaris uno dei soci della Compagnia Artisti Fuori Posto, attiva in Italia e soprattutto in Sardegna dal 2011; realizza sia spettacoli teatrali che audiovisivi in genere destinati alla pubblicità, al cinema e alla televisione. Qual è il suo ruolo all’interno della Compagnia? Sono il presidente dell’associazione, arrivo un anno dopo la sua costituzione avvenuta nel 2011. Conoscevo già uno dei fondatori, Alessandro Pani, con il quale avevamo avuto delle esperienze lavorative comuni; il progetto è stato di costruire una realtà che mettesse insieme le nostre idee e le sviluppasse secondo un progetto ben preciso. Quali difficoltà incontra un ragazzo che vuole “fare teatro”? La difficoltà principale è che non esiste a Cagliari ma neppure nel resto dell’isola una accademia vera e propria, quindi la possibilità di formarsi e aggiornarsi è alquanto limitata. Ci sono per fortuna delle realtà locali che fanno formazione, ma questo obbliga a rivolgersi a più soggetti. Sono soprattutto enti privati con partecipazione pubblica, penso per esempio a Sardegna Teatro che periodicamente promuove laboratori rivolti sia ad attori professionisti organizzando corsi di perfezionamento, sia a chi è totalmente digiuno di teatro. Nel panorama ci sono anche altri soggetti: ci siamo noi che annualmente promuoviamo due corsi di livello differente; c’è Akròama, una compagnia teatrale attiva in città dalla fine degli anni ’70; ci sono altre realtà che forniscono una attività di formazione di tipo laboratoriale incontrando l’interesse di tanti, giovani e meno giovani, che vogliono approfondire un discorso che nella prima fase è prettamente ludico ma per divenire subito dopo più professionale. Il grosso scoglio è però l’insularità, accentuato da una continuità territoriale per certi versi zoppa. Cosa significa fare teatro oggi a Cagliari? Il panorama cagliaritano è già di per se ricco di realtà teatrali; ciò che effettivamente manca è una organizzazione che abbia come scopo il grande evento e richiami un forte interesse del pubblico. Cito come esempio il nostro caso. Gli spettacoli che portiamo in scena sono quasi esclusivamente una nostra produzione, ma nel 2017 abbiamo ottenuto i diritti per realizzare la trasposizione teatrale di Trainspotting a teatro, un lavoro che ci ha dato molta soddisfazione sia professionale che come ritorno di pubblico. Replicato per tre serate in contemporanea con l’uscita in Italia del secondo capitolo della saga, abbiamo avuto il classico sold out all’Auditorium Comunale per un totale di mille spettatori. Un grosso successo per una realtà come Cagliari; sono arrivati pullman non solo dall’hinterland ma anche da paesi più lontani. Questo significa che gli eventi di una certa importanza funzionano, soprattutto quando si mette passione e tanto sacrificio, però non tutto può essere relegato al sacrificio. Avete la possibilità di accedere a contributi o altri tipi di aiuti? Principalmente abbiamo la contribuzione dei nostri soci che accedono alle attività programmate; negli ultimi anni abbiamo ricevuto in più occasioni sia l’appoggio del Comune di Cagliari nell’organizzazione di alcune rassegne, sia il finanziamento di singoli progetti nelle scuole con fondi regionali. L’intervento del privato non è invece quasi mai in forma economica; piuttosto ci aiuta a reperire alcuni elementi di scena oppure a trovare un luogo dove poterci esibire. Avete una vostra sede dove portate in scena i vostri spettacoli? La nostra sede operativa si trova nel quartiere di Castello: un piccolo spazio di circa 120 metri quadri dove organizziamo i corsi e tutte le attività; abbiamo una sala idonea a poter accogliere i nostri spettacoli ma unicamente riservata ai soli soci per una capienza massima di cinquanta persone. La struttura è quella di un ex pub, il Capolinea, con una pista da ballo; questa pista con pavimentazione in parquet dove è stato montato un piccolo palco è il nostro spazio dove poterci esibire. Questi spettacoli, ripeto, sono rivolti ai soli soci; considerata la tipologia delle abitazioni del quartiere è molto difficile intervenire e far sì che gli spazi siano fruibili da un maggior numero di persone. In questi casi ci rivolgiamo ad altre strutture presenti in città. Quali sono i vostri spettacoli e a quale tipologia di pubblico vi rivolgete? Come già accennato in precedenza gli spettacoli sono quasi esclusivamente una nostra produzione, una idea intorno alla quale discutere e intorno alla quale prende forma la rappresentazione. Attraverso lo spettacolo noi cerchiamo di porre un quesito allo spettatore, sul quale ragionare e trovare una sua risposta. Come esempio posso portare Io sono vivo, uno spettacolo che racconta il viaggio verso Cagliari di tre personaggi completamente diversi tra loro, il giorno in cui la Sardegna è completamente paralizzata da uno sciopero generale. Il nostro pubblico è essenzialmente giovane, abbraccia una fascia d’età che va dai venti ai cinquant’anni; il motivo è legato al tipo di promozione che facciamo alla nostra attività e ai nostri spettacoli: utilizziamo soprattutto i cosiddetti social, Facebook ma non solo; è così spiegato perché non arriviamo a persone più adulte, con scarsa dimestichezza di questi strumenti.  

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