>Federico Isu, oggi giovane di 21 anni, arbitro della Federazione Italiana Giuoco Calcio, appartenente alla Sezione di Cagliari, aveva 16 anni quando decise di tuffarsi alla scoperta di un differente modo di vivere il calcio. Superato il corso, che porta alla conoscenza applicata del regolamento, inizia a muovere i suoi primi passi nei campi di provincia e nelle categorie giovanili. Oggi fa parte dell’organico a disposizione del Comitato Regionale Arbitri (CRA) Sardegna, e dirige gare di prima categoria in tutta la Sardegna. «La mia è prima di tutto una grande passione, - afferma Federico - scendere in campo non è che l’atto finale di una serie di momenti che caratterizzano la vita di un arbitro. Dietro c’è il grande studio di un regolamento in continuo cambiamento, ci sono gli allenamenti, i raduni, le prove atletiche e quelle tecniche, le riunioni associative, la preparazione scrupolosa di ogni singola gara che si va a dirigere. La mia settimana inizia il lunedì sera, quando arriva la designazione della gara che dovrò dirigere la domenica successiva. Il segreto è prepararla nei minimi particolari, curando la propria preparazione e cercando di studiare quanto più possibile le due squadre e l’ambiente, in modo da potersi divertire sapendo di non lasciare veramente nulla al caso. Non è tutto rose e fiori, ci sono dei momenti difficili, giornate storte, ambienti ostici, gare più impegnative rispetto ad altre, gare che improvvisamente diventano problematiche per un episodio casuale. È proprio con queste situazioni che si forma il carattere di un giovane arbitro: dalle difficoltà è bello poter uscire a testa alta, consapevoli di aver dato sempre il massimo, ma pronti a fare autocritica ed eventualmente correggersi successivamente in ciò che si è sbagliato con l’intento di migliorare». Federico non parla di prospettive della sua carriera nell’ambito arbitrale, non nel campo regionale, tantomeno in ambito nazionale, è tuttavia innegabile che a 21 anni ci siano l’ambizione e la voglia di poter fare sempre di più, non potrebbe accadere diversamente. E confessa di essere convinto che il ruolo arbitrale, sotto quest’aspetto, differenzi radicalmente il ruolo dei calciatori da quello degli arbitri: ai direttori di gara non può venir meno, neppure temporaneamente, l’entusiasmo per il proprio ruolo. Francesco Zurru
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