Funtanazza: Nuovi elementi al tavolo di discussione. L’esordio di Rossano Vacca è col botto, di quelli che lasciano il segno e ti costringono in piena era di “Dossier Funtanazza” a qualche ulteriore riflessione su una vicenda che ha quasi del surreale, con incomprensibili dinieghi e trappole infinite disseminate lungo un percorso che qualcuno nonostante un tessuto sociale ai limiti della sussistenza per la grande crisi economica e occupazionale del territorio rende sempre più tortuoso. Non ultimo il tentativo, “ a mo’ di accabadora”, del de profundis finale all’intervento pronunciato paradossalmente proprio dal comune di Arbus: «La realizzazione della “Casa al mare Francesco Sartori” nata esclusivamente per accogliere durante il periodo estivo i figli dei minatori rimane una verità appesa ormai al filo di un rasoio come appurato nella mia meticolosa ricerca effettuata presso l’archivio del comune di Iglesias. In ogni caso non sono l’unico ed esclusivo fattore che spinse i vertici della Monteponi a investire in quegli anni ingenti risorse su quella che sarebbe poi diventata la colonia marina più grande e moderna d’Europa. Di pari passo con la realizzazione della colonia venne infatti prevista (e progettata) la realizzazione di una mega struttura turistica destinata a un target non certamente consono ai figli dei minatori. Insomma un vero e proprio progetto imprenditoriale turistico che nulla aveva a che vedere con l’industria mineraria». Questo sembrerebbe il risultato di una grande e appurata ricerca di archivio recentemente portata avanti da Rossano Vacca, 56 anni, geometra, Presidente della Pro Loco per oltre 10 anni, cofondatore e vice presidente della Protezione Civile, per dieci anni consigliere comunale, libero professionista e consulente per quasi 15 anni della Provincia settore Ambiente e attualmente collaboratore a un articolato piano di sviluppo per Arbus che vede Funtanazza come opera capofila di una serie di interventi turistici che dovrebbero recuperare l’esistente e dare nuova linfa economica e occupazionale al territorio. [caption id="attachment_72895" align="alignnone" width="450"]
Dall'archivio storico del comune di Iglesias....[/caption]
Cade dunque un tabù?
Sembrerebbe di si: «Dalle carte risulta che la colonia - prosegue Rossano Vacca - nel 1968, quindi a soli dodici anni dalla sua inaugurazione, fosse stata già posta in vendita e offerta con annesso un mega progetto di completamento e trasformazione dell’intera area in mega complesso turistico. Costo complessivo due miliardi di lire che la Monteponi, società a capitale per metà pubblico e per metà privato che in quegli anni reggeva le sorti dell’intero comparto minerario offri all’ Enel che a sua volta ne rifiutò l'offerta come risulta da alcune missive, perché impossibilitata da impegni finanziari già presi in precedenza».
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Dall'archivio storico del comune di Iglesias...[/caption]
«Qualcosa nell’intera vicenda non quadra e fa a pugni con una realtà raccontataci per anni e da noi presa per buona e mai messa in discussione che qualcuno continua a ripetere per tenere in piedi carrozzoni inutili, costosi che non hanno portato nessuno beneficio al comune di Arbus. Perché se le miniere chiudono il 17/18 maggio del 1991 - si chiede Rossano Vacca - la colonia chiude invece la propria attività nel 1983, ben otto anni prima?»
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