Lo dico subito; a proposito della “Casa al mare Francesco Sartori” mi è dato conoscere ciò che chiunque può sapere dai reportage fotografici, dalle notizie sulla stampa e dai documenti diffusi tramite Internet; niente di più. Leggo semplicemente le notizie di pubblico dominio sui termini che animano l’evolversi della vicenda ma lontana da me l’intenzione di prendervi parte. Su un dato però, anche suffragato da testimonianze dirette di alcuni figli di minatori, i quali ancora associano la colonia di Funtanazza ai momenti di magnifiche vacanze estive, giochi e divertimento in spiaggia, emerge un elemento di convergenza: l’edificio Sartori fu una benedizione per tanti bambini e ragazzi ai quali venne offerta l’opportunità preziosissima di un’esperienza di vita e di crescita che non si sarebbe mai più ripetuta. Per tale ragione mi pongo una domanda molto semplice: fra le varie ipotesi di recupero e ferma restando l’esigenza di tutela ambientale, nello spirito che in passato ne ha determinato la realizzazione, mutatis mutandis, gestita in modo opportuno e nel rispetto della normativa vigente, sarebbe realistico nonostante tutto, ripensarla ancora oggi come struttura destinata alla funzione sociale originaria, cioè stabilimento balneare per le giovani generazioni di domani?
© Riproduzione riservata