Giacomo Mereu: dalla macelleria paesana al Torno Subito di Massimo Bottura


di Cinzia Mereu
Giacomo, ragazzo arburese, viene da una famiglia semplice: mamma casalinga e papà autista ormai in pensione. È il più piccolo di quattro fratelli, tre maschi e una femmina in tutto. Loro hanno deciso di intraprendere la carriera universitaria, ma lui, sin da ragazzino ha avuto una sola passione, quella per la cucina. Così già dall’età di quattordici anni ha lentamente iniziato ad affacciarsi a questo mondo, lavorando come apprendista in una piccola macelleria del paese. Lì ha imparato a utilizzare gli strumenti del mestiere, i coltelli, ma soprattutto a riconoscere i tagli della carne e a valorizzare il prodotto animale. “Ero poco più di un bambino –dice-  quando ho scoperto di avere questa passione per la cucina. Ricordo che quando tornavo da scuola non volevo che mia madre cucinasse per me, desideravo cimentarmi io nella preparazione del cibo. Poi il destino ha voluto che l’allora fidanzato di mia sorella, che ad oggi è suo marito, fosse uno chef  e questo per me è stato un input ulteriore. Ero fortemente affascinato da questo mondo e desideravo farne parte anche io, così a sedici anni ho affrontato la mia prima stagione estiva in un hotel del mio paese, facevo il lavapiatti e l’aiuto pizzaiolo. Da quel momento non mi sono più fermato. Agli studi presso la scuola alberghiera affiancavo il lavoro, durante i fine settimana o nei giorni festivi facevo degli extra, volevo passare del tempo in cucina, ero assetato di conoscenza, di entrare in questo mondo e capire se davvero fosse la scelta giusta per me, l’Hotel Meridiana di Arbus e il Tartheshotel di Guspini sono stati i miei punti di partenza .” A ventuno anni, con i soldi ricevuti per il diploma Giacomo ha deciso di fare il primo importante investimento per il suo futuro, un biglietto aereo per l’Irlanda. “Avevo un grande sogno, quello di arrivare un giorno in Giappone, che ancora sto coltivando. Pensavo che per me fosse fondamentale iniziare a imparare le lingue, imparare l’inglese perché era la chiave per poter viaggiare e potermi esprimere. Andando in Irlanda ho trovato un piccolo ristorantino dove ho passato praticamente l’inverno. D’estate sono tornato in Sardegna e ho potuto lavorare per diversi mesi affianco allo chef stellato Stefano Deidda”- racconta. Conclusa l’esperienza accanto a Deidda è iniziato un lungo periodo di collaborazione con lo Yatch Club Costa Smeralda, la prima importante scuola di formazione per Giacomo, dove si è potuto confrontare con una cucina di altissimo livello. Le estati in Costa Smeralda e gli inverni in giro per il mondo tra Londra, Newcastle, i Caraibi, per tornare poi in Italia, a Modena. “Quello a Modena è stato senz’altro uno dei periodi più belli della mia carriera, lavorare per Massimo Bottura all’Osteria Francescana è stato per me motivo di ulteriore stimolo, ma soprattutto di arricchimento personale. Ho avuto modo  di confrontarmi con dei professionisti di altissimo livello, quei sei mesi di stage sono stati la mia università. Non ero retribuito, ma la ricchezza che quell’esperienza mi ha fornito per me ha un valore smisurato. Ancora sorrido se penso alle peripezie che avevo fatto per poter incontrare lo staff di Bottura, li avevo sommersi di domande per ore e alla mia milionesima richiesta, loro ormai stanchi di tanta curiosità mi avevano invitato ad andare a Modena a collaborare con loro. Ho preso al volo l’occasione e non mi sono certo pentito”. Dopo l’esperienza all’Osteria Francescana e una parentesi a Bologna alla corte del noto chef Bruno Barbieri, superata un’altra estate in Sardegna, per Giacomo è arrivato il momento di un’altra avventura a migliaia di chilometri di distanza, destinazione Africa, Kampala. C’era una nuova cultura da scoprire e da inserire in quell’enorme bagaglio di esperienze che solo un viaggiatore ha e custodisce gelosamente. “Conclusa l’ennesima stagione estiva a Porto Cervo, dopo l’avventura africana, avevo bisogno di un cambiamento, volevo dare una nuova scossa alla mia vita –dice-. Pensavo di avere necessità di un altro piccolo mese di stage all’Osteria, ma non ce n’era più la possibilità. Mi hanno offerto il ruolo di sous chef a Dubai, per una nuova apertura, il Torno Subito di Massimo Bottura. Così ancora una volta ho fatto le valige e sono partito. Ed eccomi qui dopo tre anni in questa enorme e frenetica città, dove la competizione è altissima. Viaggiare mi ha sempre affascinato e penso che per un cuoco possa essere un valore aggiunto, poter entrare in contatto con tante culture diverse, conoscerne i cibi, le usanze, le tradizioni, assimilarle e farne tesoro per il futuro. Certo spostarsi spesso implica anche dover affrontare tanti cambiamenti, ma per me non hanno mai rappresentato un problema, ho sempre fatto perno sulla famiglia e gli amici di sempre, che mi supportano e sostengono anche a chilometri di distanza, ma anche sulla mia determinazione. L’idea che un ragazzo come me, proveniente da un piccolo paese della Sardegna sia arrivato sino a qui mi da un grande input e mi sprona a impegnarmi ancora di più e a superare piano piano tutti i miei limiti”. Mentre mi racconta la sua storia sento nella voce di Giacomo un entusiasmo e un amore per ciò che fa davvero travolgenti e dopo aver viaggiato con la mente con lui in tutte le sue avventure non mi resta che chiedergli se tra i suoi pensieri e nei suoi progetti futuri ci sia uno spazio riservato alla sua Sardegna. “Ho una costante nella mia mente ed è quella di tornare in Sardegna, immagino tante volte di poter aprire le porte del mio ristorante, lo sogno spesso, è sempre presente nella mia testa e io credo che sia davvero importante custodire e coltivare i propri sogni. Alla mia isola devo tanto, mi ha formato e io sento di dover ricambiare tutto quello che mi ha dato. La mia carriera, i miei sforzi, tutto il bagaglio che ho costruito e continuerò a costruirmi in questi anni spero di poterli rendere un giorno alla mia terra per valorizzarla. La nostra Sardegna è un posto bellissimo, ma troppo spesso viene dimenticata. Io continuo ad impegnarmi nel voler perseguire il mio obiettivo, ho ancora tanta strada da fare, ma non voglio perdere di vista i miei sogni.”    

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