Gigi Piga[/caption]
Il 17 gennaio 1926, il Corriere della Sera titola: “Il complotto comunista contro lo Stato”. “Nell’agosto scorso” - si legge - ”la polizia riusciva ad accertare dopo una serie di indagini, che anche a Milano si svolgeva una notevole attività comunista. In un appartamento di via Eustachi 32” - prosegue la nota del Corriere - “aveva preso dimora una coppia di giovani sposi, che si erano qualificati per i coniugi Erminio Fedele, professore, e Alma Lex, suddita russa. Tra i visitatori del sedicente prof. Fedele la polizia non tardò ad identificare alcuni esponenti del comunismo locale e scoprì che sotto il nome di Fedele si celava uno dei capi del Partito Comunista italiano, l’avv. Umberto Terracini fu Jair, di anni 30, nato a Genova e residente a Torino. La donna che lo accompagnava era effettivamente sua moglie e di origine russa, e le sue complete generalità sono Alma Kriscianova Lex fu Cristiano, di anni 26, nata a Riga”. Nel settembre successivo, riporta ancora il Corriere, “altri cinque comunisti, compromessi col Terracini, vennero arrestati”; si tratta di “Guglielmo Monguzzi, di anni 45, tipografo; Bruno Rossi, di 34 anni; Natale Premoli, di 19 anni; Raimondo Piga di Pasquale, di anni 36, meccanico, senza fissa dimora, e uno dei segretari della Camera del Lavoro, Battista Tettamanti di Giovanni, di anni 46”.
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Umberto Terracini[/caption]
Il Piga citato dal Corriere è il guspinese Raimondo Giuseppe Luigi Piga, conosciuto come Gigi, classe 1889, figlio di Pasquale e di Elisabetta Melis. Molti a Guspini ancora lo ricorderanno come tziu Gigi Piga, storico dirigente comunista, e con un passato di stretto collaboratore di Umberto Terracini a Torino e Milano in seno alla direzione del Partito Comunista. Con Terracini, che diventerà nel 1946 presidente dell’Assemblea Costituente e firmerà la Costituzione della Repubblica, trascorrerà due anni nelle carceri di San Vittore accusato di “complotto comunista”. Si legge nel fascicolo personale del Piga conservato presso l’Archivio Centrale di Stato: “Appartiene a famiglia di condizioni economiche mediocri, malvista dalla gente dabbene del paese, poco laboriosa e affiliata al sovversivismo”. Nel 1909 si allontanò per la prima volta dalla Sardegna trasferendosi in Tunisia e poi in Algeria dove visse per circa due anni. Quindi si trasferì a Marsiglia e poco dopo a Genova dove lavorò nel Cantiere Ansaldo. Nei primi del 1913 si spostò a Torino dove trovò impiego come meccanico alla Michelin; durante la grande guerra fu esonerato dal servizio militare perché operaio presso stabilimenti militarizzati. Nel primo dopoguerra fu eletto nel consiglio di fabbrica, e visse in prima linea la stagione dell’occupazione delle fabbriche del biennio rosso torinese (1919-1920), quando conobbe Terracini e Antonio Gramsci. “È stato meccanico nelle officine di Torino da dove venne licenziato perché turbolento e propagandista comunista” – si legge ancora – “in seguito, venne rimpatriato a Guspini; con altri compagni di fede combinava e faceva eseguire degli attentati colla dinamite, e violenze e resistenze alle autorità”.
Nell’aprile del 1921 si trova quindi a Guspini dove continuava a ricevere “giornali sovversivi e stranieri ed era corrispondente coll’internazionale rossa”. Partecipa alla fondazione della sezione comunista cittadina “Spartacus” e quello stesso anno venne eletto segretario della federazione di Cagliari del Partito Comunista, che aveva fissato la sua sede proprio a Guspini. Messo immediatamente sotto sorveglianza dalle forze dell’ordine, a partire dal 1923, con la cacciata dei socialisti dall’amministrazione comunale del centro minerario, divenne oggetto delle provocazioni e degli attacchi da parte dei fascisti locali. Decide allora di lasciare la Sardegna, riprendendo l’attività politica nella penisola: “Nell’aprile del 1923” – registra il suo fascicolo personale – “si allontanò da Guspini diretto a Genova e Torino nelle quali città fu rintracciato”.
Si rimette in contatto con Terracini, e con lui si sposta a Milano. Si fa chiamare con lo pseudonimo “Tirso” e lavora sotto copertura per la direzione del Partito Comunista: “In seguito a perquisizione praticata a Genova nel 1923 nella sede clandestina dell’esecutivo comunista italiano furono sequestrati documenti criptografici nei quali figura il nome di Piga. Il Piga si occupò dal 1923 quale commesso viaggiatore di generi alimentari per conto di varie Ditte di modo che non aveva fissa dimora e ne era difficilissima la sorveglianza. Fra i documenti criptografici sequestrati a Genova si trovarono lettere del Piga (col pseudonimo Tirso) dalle quali risulta che trattava il rifornimento di armi ed esplosioni per conto dell’esecutivo comunista”. Si legge ancora nella sua nota biografica: “In alcune perquisizioni eseguite dalla Questura di Napoli nel febbraio del 1923 alla sede del Partito Comunista si accertò che il Piga era segretario interregionale per l’Italia Meridionale, Sicilia-Sardegna”.
Arrestato nel settembre del 1925 perché, insieme ad altri, “trovati in possesso e ritenuti responsabili della diffusione di opuscoli soggetti a sequestro e di manifestini indirizzati alle masse proletarie, alle donne lavoratici, nei quali si istiga all’odio fra le classi sociali e si mira a fare sorgere contro i poteri dello Stato”, viene scarcerato nel febbraio dell’anno successivo. È costretto a tornare nell’Isola: “Nel 1926 è rintracciato a Milano e rimpatriato a Guspini perché da vari mesi disoccupato”. In Sardegna trova impiego nella Satas, che allora si occupava del trasporto pubblico, ma nel giugno successivo viene di nuovo arrestato a Guspini su mandato del giudice istruttore del Tribunale di Milano perché imputato di aver fatto parte del “complotto comunista” guidato da Terracini. Viene quindi tradotto nel carcere di San Vittore, e trascorre la prigionia insieme a Terracini e agli altri imputati del processone contro “il complotto comunista”, fino all’ottobre del 1928 quando viene infine assolto per insufficienza di prove e scarcerato. Rientra quindi a Guspini dove durante gli anni del fascismo viene tenuto costantemente sotto sorveglianza dalle forze dell’ordine e dall’OVRA.
Alla caduta del fascismo si attiva immediatamente per la riorganizzazione del Partito Comunista in Sardegna. Alla fine del 1943 sarà presente al convegno di Oristano, e rappresenterà la sezione di Guspini al primo congresso regionale del Partito che si tiene nel marzo del 1944 a Iglesias, dove sarà relatore sul tema “organizzazione delle commissioni interne e dei consigli di fabbrica”. In quegli anni, il guspinese Piga è anche attivo nel sindacato col ruolo di delegato in rappresentanza degli operai di Carbonia. Scrive lo storico Piero Sanna nel suo “Storia del PCI in Sardegna”: “Alla testa della ricostruzione sindacale fin dai primi mesi del ’44, i comunisti appaiono anche in Sardegna la forza più consistente e organizzata”. Prosegue: “Furono due comunisti, Gigi Piga e Giuseppe Frongia, a siglare, in rappresentanza dell’Organizzazione operaia sindacale di Carbonia e dell’Unione sindacale provinciale dei lavoratori dell’industria, il primo accordo per l’istituzione delle commissioni interne alla Carbosarda; essi inoltre ottennero il riconoscimento, da parte della direzione della società, di una “supercommissione” di sette membri, eletti dai 34 rappresentanti delle commissioni interne”. Nel 1944 viene chiamato, insieme a Giovanni Battista Costa, Peppino Frongia, Augusto Casula e Antonio Dore, a far parte del “comitato sindacale degli operai dell’industria” costituito presso l’esecutivo regionale del PCI per guidare gli sforzi del partito in campo sindacale-industriale. Contemporaneamente dà vita, con un gruppo di giovani operai e studenti, al primo giornale di fabbrica, “La miniera”.
Nel 1945 partecipa a Roma al V Congresso nazionale del Partito Comunista Italiano: “la missione storica del partito non è quella del 1924” - annotava Piga a margine di quell’evento - “ma è quella del ‘46, periodo in cui noi dobbiamo fare un altro lavoro, formare il grande partito unico di tutti gli strati sociali e cominciare dai braccianti e minatori, a finire al professore universitario e all’ingegnere”. Nel secondo dopoguerra partecipa all’attività sindacale e politica regionale.
Contribuirà alla fondazione della cooperativa “La Rurale” e nel 1950 è al fianco dei braccianti nell’occupazione delle terre incolte di Sa Zeppara. Nel 1952 viene eletto consigliere comunale a Guspini e, confermato nelle elezioni del 1956, manterrà la carica fino al 1960.
Nel 1971, all’età di 82 anni, riceve la pensione di perseguitato politico antifascista, che egli decide di donare a l’Unità: “Oggi” – scriveva al quotidiano comunista – “dopo lunghe insistenze alle diverse commissioni ministeriali, e per il tenace interessamento del compagno Luigi Pirastu, ho ricevuto il mensile vitalizio per i carcerati e perseguitati politici durante il dominio fascista. Sono 25mila lire, e, anche se poche, le mando volentieri per proseguire la battaglia per il trionfo del nostro comune ideale”. Giuseppe Podda, storico redattore de l’Unità, gli dedicò un bell’articolo dal titolo “Gigi Piga, una stupenda figura di militante”. “Molte cose sono cambiate da quel lontano giorno di febbraio del 1926” - commentava Podda nel suo tributo - “Grazie a uomini come Gigi Piga, la cui vita di militante testimonia la combattività dei comunisti e dei lavoratori sardi, ma indica anche i mezzi per piegare i fascisti e i padroni, di ieri e di sempre”. Morirà a Guspini nell’ottobre del 1972. (w. t.)
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