Giornate delle miniere nei cantieri di levante a Montevecchio


di Sandro Renato Garau
Sessanta persone, donne, uomini e bambini hanno partecipato, in due belle giornate di sole, alle escursioni gratuite (sabato 28 e una domenica 29), organizzate dal Comune di Guspini, in occasione della XIV edizione Giornata Nazionale delle Miniere, alle quali anche quest’anno, ha aderito. Guide d’eccezione i volontari, ex minatori e storici riuniti nell’Associazione "Sa Mena". Il luogo, i cantieri di Levante delle Miniere di Montevecchio a Guspini. Un geologo, un minatore che ha lavorato molti anni nelle viscere della terra, un tecnico delle officine, qualche studioso e una guida esperta hanno spiegato ai visitatori giunti da molte parti della Sardegna e da altre regioni, cosa sono state per il territorio, per l’economia locale, quella nazionale e internazionale le Miniere di Montevecchio dove, sino al 1991, si estraeva piombo e zinco. I volontari di Sa Mana hanno raccontato di filoni di minerale, in prevalenza piombo argentifero e zinco, di pozzi di miniera, di gallerie, di fatica dell’uomo che doveva carpire con la sua scienza e intelligenza quanto necessario per vivere. Hanno spiegato come il progresso tecnico e la tecnologia sperimentale sviluppata nelle officine della miniera hanno prodotto macchine che ancora vengono usate in alcune miniere nel mondo. La storia, quella della nascita delle miniere, a metà dell’800, il suo crescere poi esaurirsi, il suo rapporto con la borghesia industriale europea e mondiale dell’800 e del ‘900, La partecipazione all’'Exposition de Paris dal 14 aprile al 10 novembre 1900 sono parte integrante dei racconti. Poi le lotte operaie, il primo sciopero del 1903, il Patto Aziendale imposto nel 1949 dall’azienda e il suo scioglimento, dopo 22 giorni di occupazione dei pozzi, il giorno di Pasqua del 1961, sono stati alcuni degli argomenti toccati durante le chiacchierate nelle officine e all’ombra di pozzo Piccalinna e del suo maestoso argano. Le malattie professionali, non evitabili per chi lavorava nel sottosuolo, il sistema dei villaggi attorno ai cantieri, le case a bocca di pozzo, gli alberghi, l’ospedale, il palazzo della direzione delle miniere, la chiesa di Santa Barbara, inserita nel cammino minerario, gli spacci e tante altre curiosità stimolate dai partecipanti hanno trapuntato le circa tre ore di visita nelle quali i soci di Sa Mena hanno raccontato la miniera che hanno conosciuto, vissuto, che gli è stata raccontata anche da chi vi era entrato prima di loro. Due mattinate per parlare di un mondo che, sconosciuto ai più, nasconde un suo fascino, che vale la pena raccontare perché parte di una cultura cresciuta con le comunità minerarie.

© Riproduzione riservata