Giovedì, il Museo del coltello sardo festeggia il 21° anniversario


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>Ventuno  anni di attività e di riconoscimenti che superati i confini regionali e nazionali arrivano un po’ da tutto il mondo. Da chi ha la fortuna di visitarlo ma anche dalle numerose riviste specializzate che spesso e volentieri si occupano di questo grande piccolo grande miracolo che dal neolitico in poi offre una vasta gamma di questa antichissima arte. 15.000  le presenze annue.

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Chi lo visita ne resta affascinato perché nel piccolo ma ricchissimo museo creato dal famoso coltellinaio Paolo Pusceddu situato ad Arbus in via Roma 15 e adiacente il suo personale laboratorio è possibile rivivere la storia della coltelleria in Sardegna ma non solo. Coltelli antichissimi accanto a quelli più moderni vere e proprie opere d’arte create con manici di corno dalle forme e colori più disparati.

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Quattro le sale adibite a museo ricavate in una casa settecentesca  ricche di storia ultimamente ulteriormente impreziosite da alcuni dipinti e murales dell’artista Archimede Scarpa.

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Giovedì 26 ottobre a partire dalle 10.30 e fino alle 22 il museo del coltello sardo vivrà una giornata davvero speciale dove accanto ai festeggiamenti per il suo ventunesimo anno di attività ci sarà la possibilità di ammirare  cinque nuove opere d’arte, cinque riproduzioni di navi nuragiche realizzate da Giuseppe Lorai un artigiano-artista emigrato parecchi anni fa in Germania  donate gratuitamente al museo.

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Durante la manifestazione cui prenderanno parte anche le istituzioni  verrà proiettato un filmato che mostrerà le cinque antiche imbarcazioni navigare nel suggestivo approdo naturale di Porto Palma. Immancabile anche la golosa degustazione di alcuni prodotti tipici dell’arburese quali i culurgiones, gnochetti sardi e altri “peccati di gola” offerti  da “Sardegna e Sapori” di Daniele Melis. Naturalmente saranno  esposte anche  le due grandi opere d’arte, i coltelli più grandi del mondo, che per anni hanno detenuto il record certificato nel guiness dei primati e inoltre la “leppa” gelosamente custodita in una delle tante teche presenti appartenuta al famoso bandito Raimondo Atzeni noto Pabedda.

Gianni Vacca

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