Quel primaverile pomeriggio di 81 anni fa, gli anglo americani portarono deliberatamente la morte a Gonnosfanadiga. I bambini smisero di giocare per vedere da vicino le “fortezze volanti”, ma la gioia si trasformò subito in urla di dolore e in pianto. Gonnosfanadiga conobbe così la guerra nella maniera più vigliacca. Nessuno poteva immaginare un bombardamento contro una popolazione inerme a opera della più grande potenza militare del mondo. Non ci sono spiegazioni ragionevoli per quanto accadde il 17 febbraio del 1943. La verità dell’azione di guerra senza alcun preavviso rimane ben custodita negli archivi degli Stati Uniti d’America, negata alla comunità di Gonnosfanadiga, che ancora rivendica il diritto di conoscere nel dettaglio il perché del micidiale bombardamento, che non fu un errore ma un’azione voluta con lo scopo di uccidere senza pietà. Probabilmente i bombardamenti sulla Sardegna furono una strategia americana per nascondere il vero obbiettivo, lo sbarco in Sicilia, punto strategico per invadere l’Italia e poi l’Europa. Monsignor Severino Tomasi, allora parroco della Parrocchia del Sacro Cuore, nel suo diario descrive dettagliatamente le fasi della sanguinosa incursione area americana. All’epoca Gonnosfanadiga contava circa 5.000 residenti, era gente laboriosa impegnata nell’agricoltura e nella pastorizia da cui traeva il necessario per il proprio sostentamento. La memoria, storica del tragico evento apre le porte alla speranza che simili tragedie non si ripetano. In paese, le vittime del bombardamento (120 morti e 350 feriti) sono considerati “Eroi Semplici” la comunità ha pagato un prezzo troppo alto per gli orrori della seconda guerra mondiale, fra tutti i paesi d’Italia, Gonnosfanadiga registra il più alto numero di vittime in rapporto al numero degli abitanti.
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