Don Raimondo Virdis[/caption]
La nostra Pasqua quest’anno rivive quella sera del Risorto: «La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, così come noi siamo chiusi nelle nostre case, volenti o nolenti, per timore del “coronavirus”, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”» (Gv 20,19). Incomincia così una storia nuova, una consolante promessa “io sono con voi tutti i giorni”, che ci fa stare in piedi, eretti, con speranza, confidando che il Dio buono è già al lavoro per realizzare ciò che umanamente pare impossibile, la vittoria dell’amore. Per cui vi invito a seguire e vivere con l’intensità della preghiera, in comunione reciproca il triduo pasquale.
«Forse non pensavamo che fosse così necessario celebrare insieme i santi misteri»: Andare a Messa era diventata solo una buona abitudine facoltativa, per molti. Ora che le celebrazioni sono impedite dall'emergenza sanitaria, commenta un Vescovo di una grande città del nord: «i credenti hanno percepito che manca la cosa più importante»: celebrare, pregare, cantare insieme, ricevere la comunione. Dunque: «Poter “andare a messa” sarebbe il segno che è tornata la normalità non solo nella libertà di movimento, ma nella convinzione che non si tratta di buone abitudini, di una questione di vita e di morte. Il pane della vita non è infatti una bella frase, ma la rivelazione che senza Gesù non possiamo fare niente».
La nostra Pasqua, come del resto quasi tutta la quaresima, l’abbiamo vissuta più in casa che in chiesa, e la nostra casa è diventata da chiesa virtuale a chiesa domestica reale.
«Tutti noi nella nostra vita, soprattutto in questo tempo di pandemia, abbiamo avuto momenti difficili, di ansia e paura, momenti nei quali camminiamo tristi, pensierosi, senza orizzonte, soltanto con un nulla davanti», come i discepoli di Emmaus.
L’incontro di Gesù con quei due discepoli sembra essere del tutto fortuito: assomiglia a uno dei tanti incroci che capitano nella vita. I due discepoli marciano pensierosi e uno sconosciuto li affianca. È Gesù; ma i loro occhi non sono in grado di riconoscerlo. E allora Gesù incomincia la sua terapia della speranza».
Desiderosi anche noi della sua presenza e di questa terapia di speranza, invochiamo il Risorto con le stesse espressioni dei discepoli di Emmaus: “Resta con noi, Signore, perché si fa sera”.
“Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”.
È ciò che avviene anche per noi ogni domenica, giorno pasquale; è ciò che avviene anche oggi, nella comunità radunata dal Signor, seppure in maniera anomala mediante i mezzi di comunicazione sociale: la Parola contenuta nelle Scritture, l’Eucaristia e la comunità sono i segni privilegiati della presenza del Redentore risorto, il quale non si stanca di donarsi a noi “stolti e lenti di cuore”, ma da lui amati, perdonati, riuniti nella sua comunione.
Quando ritorneremo nella nostra chiesa, ancora una volta ascolteremo la sua parola, celebreremo insieme l’Eucaristia, dopo un lungo digiuno, ma con uno spirito nuovo, affamati di Cristo Pane di vita eterna.
Vi assicuro che durante questo periodo di “quarentena” le mie SS. Messe celebrate in totale solitudine, le ho celebrate secondo le vostre intenzioni e in suffragio di tutti i nostri defunti, purtroppo benedicendo e accompagnando nell’ultima dimora terrena i cinque cari defunti della nostra comunità parrocchiale che ci hanno lasciato.
Senza dubbio, Gesù sempre è accanto a noi per darci la speranza, per riscaldarci il cuore e dirci, come ci ricorda Papa Francesco: «Vai avanti, io sono con te, vai avanti! Il segreto della strada che conduce a Emmaus è tutto qui. Anche attraverso le apparenze contrarie, noi continuiamo ad essere amati, e Dio non smetterà mai di volerci bene. Dio camminerà con noi sempre, sempre, anche nei momenti più dolorosi, anche nei momenti più brutti, anche nei momenti della sconfitta», lì è il Signore, e questa è la nostra speranza. Andiamo avanti con questa speranza perché lui è accanto a noi camminando con noi, sempre!».
Santa Barbara (la cui reliquia ho esposto ai piedi dell’altare durante tutto questo periodo di epidemia) nostra patrona, interceda per ciascuno di noi ci accompagni e ci prepari all’incontro con Cristo Risorto e la sua Madre Santissima, spero quanto prima, quando ci sarà consentito di celebrare insieme i divini misteri e fare Pasqua insieme.
Pace a voi! e Buona Pasqua!
© Riproduzione riservata