L’Italia è un Paese con un numero di laureati fra i più bassi in Europa. Per la semplice legge dell’offerta e della domanda, a rigor di logica, una situazione di questo tipo indicherebbe che per trattenere i professionisti nel proprio luogo d’origine, si dovrebbe fare il diavolo a quattro. Succede invece che quegli stessi professionisti, nati, cresciuti e formati in Italia, raccolgano i frutti del proprio percorso in tutt’altro posto, con annessi oneri e onori. È il caso di Valentina Sessini, scienziata sarda che, di recente, ha conseguito il prestigioso risultato di miglior ricercatrice d’Europa conferitole da “Euroscience” dopo la partecipazione a una selezione internazionale a cui hanno preso parte numerosi candidati del vecchio continente. Trentaquattrenne originaria di Guspini, laureatasi a Cagliari nella facoltà in Scienze dei materiali, risiede in Spagna da sei anni: «Al momento sono impegnata con il progetto “Marie Curie, Got Energy Talent”, cofinanziato dall’Unione europea, presso l’Università di Alcalá a Madrid. Si tratta di un programma di ricerca ad ampio respiro, denominato “Clima”, che ha come obiettivo quello di individuare soluzioni energetiche a basso impatto ambientale: partendo dalle bio-plastiche, studiamo il modo di recuperare in maniera efficiente quell’energia altrimenti dispersa che deriva dalle classiche azioni quotidiane quali le camminate delle persone, il movimento delle automobili o la semplice azione del vento». Il premio ricevuto le è stato conferito non soltanto per il suo curriculum professionale, ma anche per la sua implicazione in numerosi gruppi di ricerca, uno dei quali, “Horizon 2020”, fra i più prestigiosi in ambito internazionale: «La giuria, contrariamente a quanto si fa per il “Popular prize” (che invece premia più per meriti divulgativi e comunicativi ndr), ha valutato positivamente i miei progetti in virtù del loro impatto sociale, politico e ambientale: ho infatti sempre svolto attività di divulgazione in parallelo alla mia attività di ricerca, senza mai perdere di vista né la qualità né tantomeno la produttività». Non mancano gli auspici per il futuro: «Il premio rappresenta un trampolino di lancio per ampliare il mio gruppo di collaboratori e per la mia crescita professionale,» conclude Valentina Sessini «ma è anche un risultato che mi ripaga dei tanti sacrifici fatti, talvolta, a discapito della mia vita privata. Sogno di continuare a lavorare in questo settore e proseguire, oltre che nell’attività di ricerca, anche in quella divulgativa e di sensibilizzazione all’utilizzo di nuove soluzioni energetiche a basso impatto ambientale». L’augurio per una carriera tanto brillante quanto soddisfacente è d’obbligo, così come lo è altrettanto la riflessione sul fatto che, come Valentina Sessini, diversi ricercatori sardi siano talvolta obbligati a cogliere altrove i frutti del proprio lavoro, pena la rinuncia ai loro sogni. In tanti, a tal proposito, sostengono che tale fenomeno scaturisca nell’annosa questione del precariato negli atenei italiani; altri, invece, puntano il dito sulla cronica mancanza di fondi nelle università. Spesso c’è però chi, pur non escludendo le prime due criticità, racconta di un mondo universitario, quello italiano, sin troppo strutturato e talvolta poco meritocratico. A tal proposito è bene ricordare come, appena sei anni fa, vennero pubblicati i risultati di uno studio di un’Università di Chicago nel quale emerse come i due atenei sardi, quelli di Cagliari e Sassari, fossero rispettivamente al secondo e terzo posto, dopo Bari, per grado di nepotismo nelle Università italiane. Quello studio, pur oggetto di alcune critiche, fa però da cornice ad altri dati più recenti che illustrano una realtà che vede tanti scienziati sardi trasferirsi all’estero o, più mestamente, ripiegare verso professioni alternative alla ricerca. Due fenomeni, questi ultimi, che nessuna istituzione o centro di ricerca universitario dovrebbe continuare a ignorare visto che, come ci sta insegnando il Covid, l’interesse a riempire le caselle vuote della conoscenza scientifica (vedi la ricerca spasmodica per il vaccino) prima o poi si rivelerà di vitale importanza per il bene comune.
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